Come internet sta uccidendo la democrazia, di Mauro Barberis (Chiarelettere), 2020

Al Circolo dei Lettori di Torino presentazione di Come internet sta uccidendo la democrazia di Mauro Barberis (Chiarelettere) (ore 18.30). Cristina Bongiorno su Il Piccolo: «La Terra è tornata piatta, i vaccini provocano l’autismo, i giudici, siccome non hanno un’investitura popolare, sono illegittimi… D’accordo, nel corso della storia non è mai esistita un’età dell’oro in cui verità e ragione abbiano dominato. Ma oggigiorno molte situazioni sono diverse rispetto al passato e racchiudono nuove minacce, perché sfruttano i pregiudizi umani a un livello prima inimmaginabile. E sulla diagnosi magari si può trovare facile e diffuso consenso. Ma Mauro Barberis, docente di Filosofia del diritto all’Università di Trieste, propone dei rimedi, che espone in Come internet sta uccidendo la democrazia (pagg. 215, euro 16). Il saggio […] persegue tre direttive. Primo: difendere le istituzioni contro-maggioritarie (ad esempio i giudici, la magistratura) e non elette dal popolo. Secondo: usare il populismo digitale come cura contro se stesso. Terzo: se il problema è internet, allora regolamentare internet e interdirla a chi ricopre un ruolo istituzionale. “Per far intendere bene le mie teorie ho adottato un linguaggio poco accademico. Considero mio precursore Umberto Eco, che già negli anni ’80 aveva intuito tutto”, spiega il professore, genovese, sulla cattedra triestina dal 1987. Eco antesignano di quale fenomeno, precisamente? “Il processo di degenerazione della democrazia rappresentativa è cominciato almeno un secolo fa e internet ha dato la parola a eserciti di imbecilli. Io aggiungo che per raccapezzarci bisogna usare anche gli strumenti di altre scienze sociali – economia, politologia, psicologia e massmediologia –, ché le analisi dei miei colleghi giuristi sono incomplete e riduttive: spesso considerano il populismo una parentesi folklorica della politica”. Lei che definizione dà del populismo? “Come gli eschimesi hanno molti nomi per le diverse qualità della neve, così noi abbiamo almeno sei aggettivi per definirlo. Personalmente non lo identifico con un’ideologia, è uno stile politico senza vincoli di coerenza, una pratica dove leader, partiti e governi usano le ideologie finché gli sono utili e poi le buttano come kleenex. Utile per fare opposizione prima, conquistare il potere poi, infine conservarlo”. Quello da cui lei mette in guardia nel suo saggio è il populismo digitale, quello inoculato da internet. “Già, la geometrica potenza della rete. Il web viene usato per raggiungere un elettorato depoliticizzato che attribuisce alla politica le stesse funzioni d’intrattenimento dei serial o dello sport”. […] Ci siamo dimenticati cosa sia la democrazia normale? “Ho 60 anni, appartengo a una generazione per la quale la politica non è intrattenimento bensì gestione di un Paese. Sono esterrefatto di trovarmi in una campagna elettorale permanente, e che quando crollano i ponti, come è successo nella mia città, i politici populisti, invece di pensare a ricostruirli, mettano alla gogna i manutentori. Sì, certo, sono delinquenti. Ma prima di indirizzare il risentimento a beneficio delle prossime elezioni, si risolvano i problemi pratici”».

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