Giornata mondiale della malattia di Alzheimer, 21 sett 2020

Alzheimer
È anche la Giornata mondiale della malattia di Alzheimer. Adriana Bazzi sul Corriere della Sera: «C’è un dato di fatto: le donne si ammalano di Alzheimer più degli uomini. E c’è un’ipotesi per spiegare il perché: gli ormoni femminili estrogeni potrebbero giocare un ruolo fondamentale. Non che non si sapesse, ma l’ultima ricerca […] porta nuove prove che proprio questo potrebbe essere il motivo. Escludendo che la maggiore incidenza della malattia nel sesso femminile sia dovuta soltanto al fatto che le donne vivono di più. La malattia di Alzheimer è una malattia neurodegenerativa fra le cause più frequenti di demenza senile, che comporta, per prima cosa, una perdita progressiva della memoria, per poi arrivare a compromettere la vita delle persone in tutti i suoi aspetti. Colpisce il 5 per cento delle persone con più di 60 anni e in Italia si contano circa 500 mila ammalati. Ma ritorniamo allo studio in questione, che ha coinvolto 85 donne e 36 uomini, con un’età media di 52 anni, senza alterazioni cerebrali, con le stesse capacità ai test di valutazione del pensiero e della memoria, stessi parametri fisiologici, come per esempio la pressione sanguigna, e simile storia familiare per quanto riguarda la presenza di casi di Alzheimer. L’idea era quella di capire se, a quell’età, ci sono già situazioni predittive di sviluppare la malattia. E se la menopausa, per le donne (con le sue variazioni ormonali della produzione di ormoni estrogeni), può giocare un ruolo. […] Le donne hanno avuto i risultati peggiori. Meno materia grigia e bianca del cervello, più placche amiloidi e peggior metabolismo del glucosio. Il tutto, appunto, riconducibile alle variazioni ormonali legate alla menopausa, secondo gli autori dello studio. “I nostri risultati dimostrano che le donne, a partire dalla menopausa, possono essere più a rischio di malattia – ha commentato Lisa Mosconi, della Weill Cornell Medicine di New York, uno degli autori dello studio –, probabilmente perché il tasso degli ormoni estrogeni si riduce durante e dopo la menopausa”. Questo studio apre un mondo di interrogativi. […] In conclusione: ben vengano tutte le ricerche che vogliono far luce su questa patologia, che ha un grandissimo impatto sui malati e sulla vita delle loro famiglie. Ma l’impressione è che la ricerca deve guardare più lontano. E ha molto da lavorare».

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