È la Giornata internazionale per l’abolizione della schiavitù, 2dicembre 2020

È la Giornata internazionale per l’abolizione della schiavitù. Flavia Carlorecchio su la Repubblica:

«La schiavitù esiste ancora per almeno 40 milioni di uomini, donne, bambini: schiavi e schiave. Sono le persone che cuciono i nostri abiti, che raccolgono cotone, minerali preziosi, frutta, verdura in tutto il mondo, Italia compresa. Sono schiavi perché subiscono violenza, controllo, minacce e non possono decidere liberamente della propria vita. Il fenomeno, chiamato schiavitù moderna, riguarda – appunto – circa 40 milioni di persone, secondo l’Organizzazione internazionale del lavoro (Oil). I minori rappresentano il 25% del totale. Donne e bambine sono le più colpite: si parla del 71%. E succede anche nella moderna Europa: nel Regno Unito, nel 2019 sono state identificate oltre 10.000 possibili vittime di schiavitù. La schiavitù moderna colpisce le persone più vulnerabili, povere, emarginate dal punto di vista sociale e lavorativo. La condizione più diffusa di sfruttamento riguarda le persone costrette a lavorare per ripagare i debiti, contratti spesso a seguito di frodi: si tratta del 50% del totale. Un’altra forma diffusa è il traffico di esseri umani: prostituzione, criminalità, matrimoni forzati, traffico di organi. C’è poi la forma più antica di schiavitù, quella ereditaria, ancora presente in molti Paesi. Infine, lo sfruttamento minorile, entro cui ricade non solo il lavoro ma anche il matrimonio forzato. […] L’Italia, purtroppo, non fa eccezione. Il fenomeno del caporalato, lo sfruttamento a stampo mafioso di braccianti nei campi agricoli, è tristemente noto. Nonostante sia sanzionabile dal 2016, i numeri fanno impressione: sono 400.000 le persone colpite. Anche la categoria dei rider, i fattorini che eseguono consegne a domicilio, è diventata oggetto di sfruttamento. È recente la notizia che vede accusati 10 dirigenti di Uber Italy per caporalato ai danni di richiedenti asilo, truffati sui compensi e costretti a lavorare in condizioni degradanti. […] Quasi un anno fa, 100 organizzazioni e sindacati hanno indirizzato una lettera all’Unione Europea affinché venga introdotta una specifica legislazione per le aziende che sanzioni lo sfruttamento lavorativo. Infatti, nonostante i singoli Paesi si stiano dotando di leggi anti-sfruttamento, manca una cornice giuridica comunitaria, che sarebbe molto più efficace e veloce nel riformare i settori interessati».

Un commento

  1. Ti ringrazio è molto interessante e – ahimè – dato tangibile.
    Proprio a Natale ci penso di più, come è normale.
    Proprio ieri ho donato un sacco a pelo a un giovane barbone(ribelle e presso a/dal nostro sistema a suo modo schivistico?…) .
    Anyway.
    Pensieri vari sulla schiavitù. Tremenda follia che porta all’ottusità ( dalla schiavitù al mulino il passo , per necessità virtù, fu breve, mi pare, come ci insegna Le Goff).
    Il ricordo di un racconto allucinante del quale risparmio gli orrendi particolari:
    – Una conoscente che lavorava per l’Unicef.. spedita in India per cercare di far comprendere , o meglio di raccontare quella che poteva essere la loro libertà , ad esseri umani, famiglie complete, che vivevano ammassati, in qualche specie di pollaio, con un’altezza di 80cm al massimo, ed erano, per eredità karmica, di proprietà di certi agricoltori, di certi paesini. Schiavi per dovere generazionale..rendiamo onore alla tradizione.

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