dittatori contemporanei: Erdoğan ha lasciato Ursula von der Leyen senza sedia durante il ricevimento ad Ankara, 8 aprile 2021

Erdoğan ha lasciato Ursula von der Leyen senza sedia durante il ricevimento ad Ankara. È scoppiato un caso diplomatico. A Bruxelles l’hanno ribattezzato il Sofagate

Erdoğan lascia Ursula senza sedia«Un breve video pubblicato per rendere conto della recente visita ufficiale di martedì ad Ankara del presidente del Consiglio europeo Charles Michel e del presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha provocato reazioni vivaci, rimbalzando su Twitter e Facebook. Vi si vede la signora von der Leyen confinata in un sofà mentre il suo compagno di viaggio troneggia in poltrona accanto al padrone di casa, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Dalle labbra della presidente della Commissione affiora una malcelata espressione di disappunto» [Romano, Sole].•Ursula, vedendo che non c’era una poltrona per lei, ha mormorato «Ehm», e si è seduta su un divano a tre metri di distanza, di fronte al ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu.•Immediati i commenti: è sessismo? è uno sgarbo politico? o è solo un’incidente protocollare?•Sui social l’hanno ribattezzato subito #sofagate.•Eric Mamer, portavoce della von der Leyen, ha commentato: «La presidente è rimasta sorpresa. Ha deciso di ignorare la circostanza e di dare la priorità alla sostanza. Ma questo non significa che non dia importanza all’incidente. La signora von der Leyen si aspetta di essere trattata secondo le regole del protocollo e ha chiesto ai suoi servizi di assicurarsi che questo tipo di incidente non si ripeta in futuro».•Da un punto di vista strettamente formale, in realtà, non c’è stato alcuno sgarbo da parte turca. Il protocollo vuole che il presidente del Consiglio europeo abbia la precedenza sul presidente della Commissione europea. E l’entourage di Michel ha sostenuto che a doversi ufficialmente incontrare erano Erdoğan e il presidente del Consiglio europeo.•Un diplomatico turco citato dal Sole assicura: «Possiamo usare parole dure nei confronti dei nostri interlocutori politici, ma certo non umiliamo i nostri ospiti».•«Secondo la prassi in vigore, però, nessuno dei leader nazionali tratta von der Leyen come se la sua carica fosse di grado inferiore rispetto a quella di Michel, a prescindere dal protocollo ufficiale. Anche perché in termini di potere, se proprio bisogna fare un confronto, von der Leyen ne ha assai più di Michel: la prima dirige infatti l’organo esecutivo dell’Unione Europea, che conta quasi 33mila dipendenti e gode di notevoli autonomie in vari ambiti; il secondo svolge quasi solo la funzione, molto rilevante ma anche assai delimitata, di mediatore delle riunioni del Consiglio europeo, l’organo in cui siedono i 27 capi di stato e di governo dell’Unione e che ne decide l’agenda politica. In tutti i più recenti incontri con leader nazionali a cui Michel e von der Leyen hanno partecipato insieme, alla presidente della Commissione è stato riservato lo stesso trattamento di Michel» [il Post].•«Machismo protocollare, umiliazione dell’ospite femminile e al contempo dell’istituzione che guida, la Commissione europea, in quanto guardiana dei Trattati, e della legalità, forse giudicata con meno riguardo rispetto ai governi. O forse in quanto organismo pienamente comunitario, e non intergovernativo, sgradito a chi ormai si è visto chiudere in faccia le porte dell’Unione. C’è tutto questo nel sofagate […] Tecnicamente si potrebbe dire che Erdogan ha voluto riservare a Michel il rango di capo di governo visto che guida le sessioni del Consiglio europeo, appunto i vertici dei capi di Stato e di governo dell’Unione. Ma in nessuna cancelleria del mondo la presidente della Commissione – l’esecutivo comunitario – verrebbe considerata di livello inferiore. Anzi. Una rigida applicazione del protocollo, quella turca, che chiaramente nasconde un segnale politico di Erdogan» [D’Argenio, Rep].

Sofàdi Massimo GramelliniCorriere della SeraChe Erdogan fosse Erdogan, lo si sapeva. Adesso sappiamo che anche Michel è Michel. Il despota turco riceve a palazzo i due presidenti d’Europa, Ursula von der Leyen (Commissione) e Charles Michel (Consiglio), ma di sedie per gli ospiti ce n’è una sola. A rigor di cerimoniale spetterebbe a von der Leyen, e non in quanto donna, ma per la maggiore rilevanza politica del suo ruolo. Mentre Erdogan è proprio in quanto donna che intende umiliarla e così invita Michel a occupare la seggiola dorata con i braccioli. Ci sono momenti che definiscono un carattere e un continente. Se Michel cedesse il posto alla collega, Erdogan verrebbe retrocesso di colpo a quello che è: un autocrate misogino, convinto che il potere di ricatto che esercita sull’Europa riguardo ai migranti lo autorizzi a infliggerci qualsiasi insolenza. Come europei ne usciremmo ingigantiti nell’autostima. Invece Michel si siede senza fare una piega, con un mix deprimente di inconsapevolezza e paura di sbagliare, lo stesso che ha guidato le istituzioni di Bruxelles nella fallimentare partita dei vaccini. Per un attimo spero che von der Leyen schiaffeggi quei due maschi inutilmente alfa, ma è una signora di buone maniere e contiene il suo imbarazzo nei limiti di un suono onomatopeico: «Ehm». Poi, per non peggiorare le cose, accetta di accomodarsi su un sofà laterale. Che rabbia. Ecco, se proprio devo trovare un aspetto positivo in questa vicenda, è la prima volta che mi arrabbio non come italiano, ma come europeo.Massimo Gramellini

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