Il libro “La democrazia da fare” è un’antologia di scritti di Piero Gobetti, curata da Pietro Polito e pubblicata da Einaudi (nella collana Vele) proprio all’inizio del 2026, in occasione del centenario della morte del giovane intellettuale torinese (1901-1926).
Ecco i dettagli principali dell’opera e il suo significato:
Il Contenuto del Libro
Il volume raccoglie i testi fondamentali scritti da Gobetti nel periodo cruciale a cavallo del delitto Matteotti (giugno 1924), quando la crisi del sistema liberale e l’ascesa definitiva del fascismo imposero una riflessione profonda sulla natura della democrazia in Italia.
Tra i saggi inclusi figurano:
- Democrazia
- Illuminismo
- Guerra e pace
- Il nostro protestantismo
- Difesa storica della proporzionale
- Lettera a Parigi
Il Concetto di “Democrazia da fare”
L’espressione che dà il titolo al libro riflette l’idea centrale del programma dei Gruppi della Rivoluzione Liberale. Gobetti critica la “democrazia dei positivisti” (quella statica e passiva) contrapponendovi una visione dinamica:
- Democrazia Conflittuale: Per Gobetti la democrazia non è armonia, ma lotta e confronto tra forze vive e consapevoli.
- Il Modello Produttivo: Si ispira alle democrazie protestanti anglosassoni, dove la politica è il risultato dell’iniziativa e della responsabilità dei singoli e dei gruppi sociali.
- Antifascismo come Autonomia: Il fascismo viene interpretato come l'”autobiografia della nazione”, una patologia causata dalla mancanza di una vera classe dirigente e di un’educazione politica. Fare la democrazia significa dunque creare una nuova classe dirigente colta e militante.
Perché è rilevante oggi
La cura di Pietro Polito (direttore del Centro Studi Piero Gobetti di Torino) mira a restituire l’attualità del “manifesto politico” gobettiano. In un’epoca di crisi delle istituzioni democratiche, il testo suggerisce che la democrazia non è mai un traguardo raggiunto “una volta per tutte”, ma un processo di partecipazione e conflitto costruttivo che va costantemente alimentato e “fatto”.
