La New School for Social Research/University Center, nel cuore di Manhattan, New York, nello storico quartiere del Greenwich Village (1919-) e articolo: Simona Forti, Nadia Urbinati, Una luce accesa in tempi bui. Non “spegnete” la New School, in Domani 2 luglio 2026

Simona Forti, Nadia Urbinati, Una luce accesa in tempi bui. Non “spegnete” la New School, in Domani 2 luglio 2026

Il 2 luglio 2026, le filosofe e politologhe Simona Forti e Nadia Urbinati hanno pubblicato un articolo d’opinione sul quotidiano Domani intitolato “Una luce accesa in tempi bui: non “spegnete” la New School”.

L’intervento lancia un forte allarme e una critica severa contro i tagli finanziari e le politiche gestionali che rischiano di ridimensionare o chiudere la storica New School for Social Research di New York, un pilastro globale del pensiero critico.

I punti chiave dell’appello

  • Saldatura pericolosa: Il testo denuncia come la logica puramente manageriale e neoliberale si stia alleando con l’ostilità politica verso il pensiero critico e la ricerca indipendente.
  • Il contesto politico americano: La minaccia alla New School si inserisce nel contesto del secondo mandato di Donald Trump, caratterizzato da pressioni sistematiche sugli atenei giudicati “ostili” e non allineati.
  • Attacco alla memoria del ‘900: Smantellare questo centro non è una semplice “scelta di bilancio”, ma l’eliminazione deliberata di una delle voci intellettuali e progressiste più ascoltate del Novecento, storicamente legata all’accoglienza degli intellettuali europei in fuga dai totalitarismi. [1]
  • Una tendenza globale: Le autrici avvertono che questo caso non riguarda solo gli Stati Uniti, ma rispecchia gli slittamenti autoritari diffusi anche in Europa, dove la semina del dubbio e l’esame critico vengono visti con crescente sospetto dal potere.

Il testo integrale è consultabile direttamente sul sito di Domani o tramite la ripubblicazione offerta dall’associazione Libertà e Giustizia. [1, 2]

[1] https://www.libertaegiustizia.it

[2] https://www.editorialedomani.it

La storia del The New School University Center è legata alla necessità di centralizzare l’ateneo e rappresenta il più importante progetto edilizio nei oltre 100 anni di vita della The New School.


1. Il Contesto Storico e la Frammentazione (1919 – 2000)

  • La fondazione progressista: La The New School nacque nel 1919 nel Greenwich Village per iniziativa di intellettuali intenzionati a creare un modello educativo libero e interdisciplinare.
  • La dispersione urbana: Per decenni le sette divisioni dell’ateneo (tra cui la celebre Parsons School of Design) sono rimaste frammentate all’interno di svariati edifici di New York, spingendosi dalla Lower Manhattan fino alla 85ª strada. [1, 4]
  • Il bisogno di un cuore pulsante: All’inizio degli anni 2000, l’università identificò come priorità assoluta la creazione di un polo unico per favorire l’integrazione e il senso di comunità tra gli studenti.

2. Le Controversie e la Progettazione (2004 – 2009)

  • L’idea del progetto: Nel 2004 iniziarono i primi studi per un nuovo grande complesso polifunzionale all’angolo tra la 14ª Strada e la Fifth Avenue. [1, 5]
  • Le proteste studentesche (2009): I primi piani di abbattimento del vecchio stabile preesistente al civico 65 di Fifth Avenue suscitarono accesi dibattiti nel quartiere. Nel 2009, le proteste culminarono in una storica occupazione studentesca dell’edificio.
  • La revisione del progetto: In risposta alle preoccupazioni degli studenti e dei residenti del Greenwich Village, l’università modificò i piani iniziali, collaborando strettamente con la comunità locale per definire le volumetrie e le funzioni finali del centro.

3. La Costruzione e il Design di SOM (2010 – 2014)

  • La firma architettonica: L’ateneo affidò la progettazione a Roger Duffy, architetto di punta dello studio Skidmore, Owings & Merrill (SOM), in collaborazione con la Durst Organization per lo sviluppo sostenibile.
  • Il “Campus Verticale”: L’idea cardine fu quella di ricreare i flussi di un campus tradizionale in verticale. Le aule, i laboratori e lo studentato vennero connessi da un pionieristico sistema di scale doppie incrociate, pensate come “piazze nel cielo” (sky quads) per incentivare incontri casuali e dibattiti.
  • Materiali simbolici: Per la facciata esterna vennero scelte scandole in ottone rifinite a mano, alternate a ampie vetrate che mostrano la vita interna dell’edificio alla città di New York. [1, 4, 6, 7]

4. L’Inaugurazione e il Successo Critico (2014 – Oggi)

  • L’apertura: Mentre le residenze studentesche aprirono nell’autunno 2013, gli spazi accademici e l’auditorium vennero inaugurati ufficialmente a gennaio 2014.
  • Il plauso della critica: L’edificio fu da subito elogiato per la sua architettura avveniristica. Il critico del New York Times Nicolai Ouroussoff lo definì “una celebrazione della città cosmopolita”.
  • Un modello ecologico: Al momento della sua costruzione, divenne uno dei grattacieli accademici più ecosostenibili degli Stati Uniti, ottenendo la certificazione LEED Gold grazie a un impianto di cogenerazione interno e tetti verdi curati dallo studio Mathews Nielsen.

[1] https://histories.newschool.edu

[2] https://www.newschool.edu

[3] https://en.wikipedia.org

[4] https://modulo.net

[5] https://www.archdaily.com

[6] https://www.newschool.edu

[7] https://archello.com


Scopri di più da MAPPE nel sistema dei SERVIZI alla persona e alla comunità, a cura di Paolo Ferrario

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