Primarie del PD per la elezione del Sindaco e del Consiglio comunale nel 2011: cronologia di una sconfitta voluta ed anticipata

da: Gianni Riotta in http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-11-16/vincere-milano-lungo-digiuno-081917.shtml?uuid=AYskW4jC :

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L’ultimo sindaco di sinistra nella città madre del riformismo italiano fu Borghini, 1993 (Clinton era da poco alla Casa Bianca, i campioni Obi e Pato, giocatori delle due squadre milanesi oggi in campo, Inter e Milan, avevano 2 e 4 anni). Da allora la sinistra ha provato con tanti candidati, persone perbene e brillanti, più populiste (Dalla Chiesa) o attente ai ceti medi (Fumagalli). Ma ha perduto. E mentre grandi città hanno visto solo la sinistra al potere, Venezia, Torino, Napoli, e altre l’alternanza destra-sinistra, Roma, Palermo, Catania, perfino Bologna, Milano no, Milano ha sempre visto prevalere centro-destra e Lega. La risposta al dilemma è semplice: basta rileggere con pazienza il tabellone raccolto dal Sole. La proposta del centro-sinistra non parla a chi vive e vota davvero a Milano. Può commuovere i militanti severi, animare i veterani del bar Giamaica, far battere il cinque all’architetto Tizio e alla professoressa Caia, dar tono a chi vive di glorie in bianco e nero, ma non vince le elezioni. Non vince in una città spaventata dal futuro e fiera del passato, ma concentrata sul presente. Che non è moralista ma, dal cardinal Martini a Tettamanzi, ha una sua spiritualità unica. Impegnata (vedi il fondo sociale della Diocesi) e le mille attività di volontariato laiche. Dove tantissimi sanno che posto fisso e tuta blu non sono più la realtà della vecchia cinta urbana. Una sinistra capace di parlare a chi vive a Milano come a Silicon Valley, a chi chiede giustizia ma anche progresso, a chi non crede che l’ambizione di crescere come persona, start up, azienda, sia un peccato dov’è? Capace di attrarre chi adora un bicchiere di rosso nell’osteria Slow Food, ma ha nell’armadio un tailleur griffato. Che spera di diventar ricco ma per questo non si sente Paperone. Gente che la troppo tetragona divisione di una sinistra un po’ alla moda e un po’ chiusa non sa capire

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da: Andrea Romano, La vittoria di Pisapia e la sinistra che a Milano non sa ancora guardare al futuro – Il Sole 24 ORE:

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la candidatura di Pisapia, con i contenuti che ad oggi l’hanno caratterizzata, può ambire a riportare al voto esclusivamente gli astenuti di sinistra. Coloro che attendevano qualcuno che sapesse almeno leggere e scrivere, rispetto all’insipienza di una leadership massimalista che nel 2008 è riuscita nell’impresa di essere espulsa dal Parlamento.

Ma non sarà Pisapia, così come non sarà Vendola, a dare una risposta convincente ai nuovi “astenuti consapevoli” che arrivano al non voto proveniendo sia dal centro-sinistra che dal centro-destra. Perché il vendolismo, anche nella sua accezione milanese, rimane parte di un gioco a somma zero che si svolge interamente all’interno del centro-sinistra e che solo la disponibilità del Pd a farsi oggetto passivo delle scorribande altrui rende per la prima volta competitivo.

da: La vittoria di Pisapia e la sinistra che a Milano non sa ancora guardare al futuro – Il Sole 24 ORE.

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