Fondo Sanitario Nazionale e Spesa sanitaria

Istat, Noi Italia. 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo

L’Istat ha presentato un rapporto in schede chiamato “Noi Italia”, che cerca di fotografare il nostro Paese nei suoi aspetti più importanti. Ad esempio la spesa per la protezione sociale assorbe quasi il 30 per cento del Pil e il suoammontare per abitante supera i 7.500 euro annui (anno 2009). Oppure il fatto che ogni famiglia spende per curarsi oltre 1.100 euro l’anno, una spesa sanitaria pari all’1,9% del Pil. Le amministrazioni regionali spendono per la tutela ambientale in media circa 80 euro per abitante (anno 2008). Nel 2009 in Italia la spesa per la protezione sociale sfiora il 30 per cento del Pil e il suo ammontare per abitante supera i 7.500 euro all’anno.
La spesa sanitaria pubblica ammonta a oltre 110 miliardi di euro (7,3 per cento del Pil) e supera i 1.800 euro annui per abitante (anno 2009). La spesa sanitaria pubblica italiana è molto inferiore a quella di altri importanti paesi europei come Francia e Germania.
Le famiglie contribuiscono con proprie risorse alla spesa sanitaria complessiva per una quota pari al 21,3 per cento. La spesa sanitaria delle famiglie rappresenta l’1,9 per cento del Pil nazionale e ammonta a 1.178 euro per famiglia (anno 2008).
L’Italia è tra i paesi Ue quello con il maggior numero di medici in strutture sanitarie pubbliche e private sul totale della popolazione residente, quasi 410 ogni centomila abitanti (2009).
Tra il 2002 e il 2007, in tutte le regioni si è verificata una convergenza dell’offerta di posti letto ospedalieri per abitante verso la media nazionale, scesa da 4,3 a 3,7 posti letto ogni mille abitanti.
La mobilità ospedaliera fra regioni è un fenomeno rilevante: nel 2008, le regioni sono state interessate da circa 650 mila ricoveri ospedalieri di pazienti non residenti (immigrazione ospedaliera) e da oltre 570 mila ricoveri effettuati dai pazienti in una regione diversa da quella di residenza (emigrazione ospedaliera).
I tumori e le malattie del sistema circolatorio, più frequenti nelle età adulte e senili, rappresentano le principali cause di ricovero sia in Italia, sia nel resto dell’Europa.
Le malattie del sistema circolatorio rappresentano la principale causa di morte in quasi tutti i paesi dell’Ue. In Italia, il tasso standardizzato di mortalità per queste cause è pari a 32,6 decessi ogni diecimila abitanti, quello relativo ai tumori è pari a 26,6 decessi ogni diecimila abitanti, con valori maggiori negli uomini (36,8) rispetto alle donne (19,6). I tumori rappresentano in Italia e in Europa la seconda causa di morte (2007).
Il fumo, l’alcol e l’obesità sono i principali fattori di rischio per la salute. In Italia, nel 2009, i fumatori rappresentano il 23 per cento della popolazione di 14 anni e più, i consumatori di alcol a rischio il 16,1 per cento, le persone obese il 10,3 per cento.
Noi Italia
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Il livello del Pil pro capite, misurato in parità di potere d’acquisto, è pari a 24.400 euro, valore che colloca l’Italia al 12° posto della graduatoria europea, immediatamente sopra la Spagna ma sotto Francia, Regno Unito e Germania rispettivamente di 1.000, 2.000 e 3.000 euro (2009). Rispetto all’anno precedente il Pil pro capite ai prezzi di mercato è diminuito del 5,7 per cento in termini reali. Le differenze regionali permangono sensibili mantenendo pressoché invariato il divario tra Mezzogiorno e Centro-Nord.
La composizione della domanda interna – consumi e investimenti – è in Italia allineata alla media europea: circa l’80 per cento delle risorse è destinato ai consumi e il 20 per cento agli investimenti. A livello ripartizionale, tuttavia, emerge l’insufficienza della produzione del Mezzogiorno, dove tutte le regioni sono costrette a importare beni e servizi per sostenere i consumi e gli investimenti per una quota del Pil spesso superiore ai 20 punti percentuali.
Nel periodo 2000-2009 la produttività del lavoro presenta un andamento complessivamente negativo (-0,5 per cento in media d’anno); particolarmente forte è la riduzione nel periodo 2007-2009 (-2,7 per cento in media d’anno).
La solvibilità delle imprese che sono ricorse al finanziamento bancario è sistematicamente inferiore nelle regioni del Mezzogiorno rispetto a quelle del Centro-Nord. La maggiore rischiosità si riflette sui livelli dei tassi d’interesse, mediamente superiori di circa un punto percentuale indipendentemente dalla durata del prestito.
Nel 2009 l’Italia detiene il 7,6 per cento dei flussi di esportazioni intra-Ue e l’11,3 per cento delle esportazioni dei paesi Ue verso il resto del mondo.

Un giovane su cinque non studia, ne’ lavora: due milioni di ragazzi (15-29 anni) non inseriti in un percorso formativo ne’ impegnati nel lavoro. E’ la quota piu’ elevata a livello europeo su dati 2009. E quasi una donna su due ne’ cerca ne’ ha un posto, un tasso di inattivita’ che e’ il secondo piu’ alto dell’Ue a 27, inferiore solo a Malta. Nel sud e’ irregolare un lavoratore su 5, il 12% in Italia e circa il 45% dei disoccupati cerca lavoro da oltre un anno. Inoltre, quasi una famiglia su 3 sente il rischio crimine e in casa si spendono per la sanita’ oltre 1.100 euro l’anno. Nelle scuole, oltre oltre 130 mila alunni disabili, e il 30% degli istituti ha ancora barriere. Pochi prof di sostegno in Lazio e Abruzzo.

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