E’ morto il filosofo Emanuele Severino (1929-2020)

Addio al filosofo Emanuele Severino: nato il 26 febbraio 1929 a Brescia.

È scomparso il 17 gennaio scorso

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Emanuele Severino (1929-2020). Filosofo. Laureato a Pavia nel 1950 con una tesi su Heidegger. Allievo di Bontadini. S’impose all’attenzione del pubblico nel 1958 con la Struttura originaria, riflessione su quello che sarebbe divenuto uno dei temi fondamentali del suo pensiero: il nichilismo, inteso come l’impossibilità del divenire. Nel 1962 diventò docente all’Università Cattolica, due anni dopo uscì il suo Ritornare a Parmenide, che provocò il suo allontanamento (la Sacra congregazione per la dottrina della fede sentenziò l’incompatibilità del suo libro con la dottrina cristiana: lui raccontò il lungo processo ne Il mio scontro con la Chiesa). Insegnò poi alla Ca’ Foscari di Venezia, dove nel 2005 fu nominato professore emerito. Accademico dei Lincei. Tra gli altri libri: Essenza del nichilismo (Paideia 1972), Destino della necessità (Adelphi 1980), Il declino del capitalismo (Rizzoli 1993), Pensieri sul cristianesimo (Rizzoli 1995). Da ultimo Dispute sulla verità e la morte (Rizzoli 2018) e Testimoniando il destino (Adelphi 2019). Ha collaborato a lungo con il Corriere della Sera. «Credo di essere stato un bambino allegro fino alla tragica scomparsa di mio fratello. Fu lui ad aprirmi alla filosofia. Lui – normalista a Pisa durante la guerra – a parlarmi con entusiasmo di Gentile. La sua morte mi gettò nella costernazione. La stessa cosa, ma forse più dolorosa, l´ho rivissuta con la morte di mia moglie (avvenuta nel 2009 – ndr). Con lei siamo stati insieme per più di sessant’anni. Ho il rimorso di non averle forse dato tutto quello che avrei potuto» [ad Antonio Gnoli, Rep 15/8/2011]. «Mi dico neoparmenideo, per semplificare. In verità, sono l’opposto di Parmenide. In Parmenide, l’Essere è la pura luce, senza considerare i colori. Lui afferma l’eternità della pura luce, mentre il molteplice, il mondo, sono illusione. Io dico che sono eterni, proprio il mondo e la molteplicità. Quello che unisce me e Parmenide è l’eternità. Tutto è eterno. Non esiste un passato che sia nulla e attenda di entrare nell’Essere. Questo pieno totale si affaccia progressivamente nella storia. La storia e il tempo sono il progressivo affacciarsi degli Eterni» [a Giancarlo Perna]. Eccellente intenditore di vini e amante del cervo con la polenta. Sogno mai realizzato: un incontro di scherma da campioni, «come era mio padre». Scomparso il 17 gennaio scorso dopo una lunga malattia, l’annuncio della morte è stato dato a funerali avvenuti.

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