italia viva provoca la CRISI del GOVERNO CONTE, cronaca della giornata del 19 gennaio 2021

In prima pagina
• Conte ce l’ha fatta, anche se ora, tecnicamente, guida un governo di minoranza. Ieri sera, dopo tredici ore di dibattito, tra le dieci e le undici, il Senato ha accordato la fiducia al governo con 156 sì, 140 no, 16 astenuti e 8 assenti.

156

voti favorevoli ottenuti dal governo al senato. L’esito del voto è stato favorevole all’esecutivo in entrambe le camere. Ma se a Montecitorio la coalizione di governo ha ottenuto la maggioranza assoluta (321), al senato i “sì” sono stati solo 156. Un risultato ottenuto anche grazie all’astensione di Italia viva. Vai al grafico

Corriere della Sera: Fiducia a Conte ma con 156 voti
la Repubblica: Un governo piccolo piccolo
La Stampa: Conte si salva, ma così non governa
Il Sole 24 Ore: Crisi, al Senato Conte arriva a 156 / Imprese Ue, un buco da mille miliardi
Avvenire: Maggioranza risicata
Il Messaggero: Governo a trazione ridotta
Il Giornale: Caporetto Conte
Qn: Mini fiducia coi transfughi di Forza Italia
Il Fatto: Più lo butti giù / più si tira su
Libero: Una crisi del cavolo
La Verità: Renzi suonato, Conte bollito
Il Mattino: Conte si salva, Paese bloccato
il manifesto: Sabbie mobili
Domani: Conte azzoppato ma sopravvive / È solo il primo tempo della crisi

Al Senato la giornata è iniziata alle 9.00 e finita alle 22.35.

«Il tour de force in aula viene intervallato da un paio di sospensioni per sanificare gli ambienti e dalla capigruppo, per il resto va in scena il canovaccio già visto nell’agosto 2019 con lo strappo di Matteo Salvini. Stavolta però l’avvocato del popolo deve fronteggiare l’altro Matteo» [Monticelli, Sta].

«A metà mattina la sala Garibaldi, il cuore di palazzo Madama, è piena come la metro B nell’ora di punta. Un assembramento da movida notturna, “un Covid party”, ironizza qualcuno, sotto lo sguardo sconsolato dei commessi del Senato, che dovrebbero far rispettare regole e protocolli. Difficile, visto che a meritare la multa sarebbero anche quelli che le regole le hanno scritte, compresi ministri e sottosegretari. Alcuni sono in paziente attesa davanti all’ingresso della buvette: unica possibilità di prendere un caffè o un tramezzino al banco, in una Roma arancione» [Carratelli, Sta].

Il presidente del Consiglio Giuseppe entra al Senato alle 9.45. «L’avv. Conte è andato giù pesante (con la lacca)» [Cazzullo, CdS].

Nel suo discorso Conte rinnova l’appello ai volenterosi che hanno a cuore il destino dell’Italia, ricorda Emanuele Macaluso, storico dirigente comunista scomparso ieri e cita Mattarella. Poi fa un richiamo a quel «progetto di paese di quei 29 punti» programmatici presentati all’inizio dell’esperienza di governo e rivendica che «c’era una visione e una forte spinta ideale, un chiaro investimento di fiducia». Poi una frecciata a Renzi: «È complicato governare con chi dissemina mine nella maggioranza». E ricorda che la riforma della legge elettorale verso il proporzionale si farà «con il Parlamento».

«Rispetto al discorso di ieri ha cambiato solo la cravatta» [Cazzullo].

Applausi in piedi a sinistra per l’ingresso in aula di Liliana Segre. Sentiti pure un paio di fischi da destra.

La presidente Casellati: «Non riesco a capire chi sta fischiando da sotto le mascherine!».

Il senatore a vita Renzo Piano è a Parigi, in isolamento fuori città, impedito a viaggiare, «molto amareggiato da tutto quello che succede».

Dopo il discorso di Conte i senatori iscritti a parlare sono 52.

«In aula è in corso il dibattito sulle comunicazioni del premier Conte, ma le cose più interessanti succedono fuori, nei corridoi, davanti alle macchinette automatiche o agli ascensori. C’è Maurizio Gasparri che va in giro con un’agendina scritta fitta fitta, si è segnato la sua lista di “sì” e “no” alla fiducia e la aggiorna in tempo reale: cancella di qua, sposta di là, “mi risulta 154”, annuncia. “Puntano a galleggiare, se reggono sei mesi poi c’è il semestre bianco, con sei mesi ne vincono altri sei, come al Monopoli – spiega – e dopo Giuseppi ora abbiamo Di Maie (movimento italiani all’estero, ndr)…bella questa, no?”. Mentre parla ecco materializzarsi davanti a lui Antonio Razzi, il re dei ‘responsabili’: “Hai visto che tua figlia mi ha chiesto un selfie? Ci siamo fatti la foto”, dice, e Gasparri: “L’ho vista sui social, mi è piaciuta, peccato che ne ha fatta una pure con Toninelli”. Razzi a tenere banco di qua, Scilipoti a rilasciare interviste di là, sono loro le guest star della giornata, anche se tra loro non si parlano: “Ci guardano dall’alto in basso, mi accorgo di qualche risolino, si credono migliori di noi, ma non è così”, assicura Scilipoti. Trovarli a poca distanza dalla senatrice a vita Liliana Segre provoca uno shock visivo. Lei è seduta da sola, in un angolo riparato: “Sto aspettando che mi accompagnino, vado a riposarmi un po’ a casa di un’amica, che abita qui vicino – spiega – sa, questa mattina mi sono alzata presto per prendere il treno e di solito la mattina dormo di più, perché la sera faccio troppo tardi, mi vedo le serie tv su Netflix”. Non fai in tempo a chiederle quali, perché la portano via, ma “torno dopo per votare, non preoccupatevi, sono venuta apposta”» [Carratelli, Sta].

«C’è chi scherza. Gregorio De Falco: “Sì, mi hanno offerto un ministero. Anzi due”. Giarrusso: “Mi hanno offerto il papato. Del resto di papi ce ne sono già due, con un terzo cosa cambia?”» [Trocino, CdS].

«In fondo al corridoio, altro mini assembramento di giornalisti, raccolti intorno al portavoce del premier, Rocco Casalino, come di fronte all’oracolo. Lui non scopre i numeri del pallottoliere, “mi stanno facendo venire il mal di testa”, dice e scherza sui contatti con Renzi: “Mi ha bloccato su WhatsApp”. Accusa grave, da verificare, approfittando del secondo tentativo del leader di Italia Viva alla buvette. Quando esce smentisce con forza, si ferma e mostra lo schermo dello smartphone, la chat “aperta” con Casalino: “È vuota perché cancella sempre tutto quello che mi scrive, ma non l’ho bloccato”» [Carratelli, Sta].

«Intanto arriva la prima pausa per sanificare l’aula, ottima occasione per andare a pranzo, perché anche il ristorante (difficile definirla mensa) è regolarmente aperto: nel menu cannelloni ricotta e spinaci, risotto ai frutti di mare, vitello al rosmarino. Giuseppe Conte mangia qualcosa nella sala del governo, lo raccontano attaccato al telefono» [Carratelli, Sta].

«Grande agitazione a Palazzo Madama, in aula e nel solenne salone Garibaldi, durante il profondo intervento di Nencini, per lo scoop di Dagospia: davvero dietro la svolta a sinistra della Polverini c’è l’innamoramento per Luca Lotti?» [Cazzullo, CdS].

Mario Monti a Conte, annunciando il suo sì alla fiducia: «Nessuno come lei ha avuto e ha la possibilità di cambiare il paese».

Emma Bonino, seduta accanto a Liliana Segre, rimprovera a Conte l’annuncio della riforma proporzionale.

Il sottosegretario agli Esteri Ricardo Merlo, argentino di Buenos Aires, che alla domanda «Responsabile, costruttore, volenteroso? Lei come si sente?», ha risposto: «Io mi sento bene, grazie».

«Scoppia il caso del senatore Castiello, 5 stelle, un voto in più per il governo, dato in avvicinamento al Palazzo. “Vogliono farlo entrare, ma ha il Covid!”. “Cosa dite, si è negativizzato!”» [Cazzullo, CdS].

Renzi prende la parola alle 17.30. Indossa una cravatta verde. Mentre parla si slaccia e si riallaccia di continuo la giacca.

«“Il senatore di Italia Viva” […] non è tipo da evitare colpi bassi. E quando è il suo turno rivela a sorpresa un retroscena sull’unico faccia a faccia nell’appartamentino a palazzo Chigi: “Quando sono venuto a trovarla, lei mi ha detto con gentilezza se ero interessato a incarichi internazionali. Io, con la stessa gentilezza, ho detto di no, perché in questo momento è in ballo il futuro del Paese non quello di qualcuno di noi”. Il resto ricalca le note tesi sul Mes, sulla scuola, sulla mancanza di ripresa, sulla politica estera prima pro Trump poi a favore di Biden. Gli impunta un “arrocco istituzionale”, denuncia il “mercato indecoroso” dei senatori. Naturalmente c’è ampio sfoggio di citazioni, da Martinazzoli a Mattarella. E del resto Conte aveva strappato la standing ovation dell’aula sull’anniversario della n ascita di Paolo Borsellino. Contro la “synpatheia” usata da Conte il giorno prima, Renzi rispolvera dal liceo classico il “kairos”, il momento opportuno – “ora o mai più” – per disarcionare Conte» [Bei, Rep].

Il discorso di Renzi termina con toni biblico-apocalittici: «Saremo maledetti dai nostri figli…».

«L’Innominabile, supportato dagli opinionisti della destra e della sinistra salviniana, ha tentato anche ieri di rivoltare la frittata con le solite balle. Ha persino attribuito la crisi più pazza del mondo a un fantomatico “arrocco personale” di Conte contro di lui, quando tutti sanno che è accaduto l’opposto: è stato lui a rovesciare il governo ritirando la sua delegazione e dando al premier del “vulnus per la democrazia”. Ma a furia di sentir ripetere quelle panzane, col coro della stampa dei padroni alle spalle, i ricordi sbiadiranno. E, se gli italiani non vedranno subito un governo che si rimette al lavoro, risorgeranno anche i morti» [Travaglio, Fatto].

Agli attacchi di Renzi, Conte replica: «Sono sempre stato disponibile al dialogo, ma Italia viva ha scelto la via dell’arroganza».

«Nella replica Conte, ormai quasi rauco, rimprovera Renzi come il professore l’allievo: “Il Recovery Plan non è stato scritto in una cantina di Palazzo Chigi, è stato discusso con tutti i ministri e le ministre, anche con le sue…”» [Cazzullo, CdS].

«Conte imbarazzante» mormora Renzi durante la replica del premier.

Applauso congiunto quando Conte ricorda che ieri sarebbe stato l’ottantunesimo compleanno di Paolo Borsellino.

Schiamazzi da destra quando Conte annuncia di voler rafforzare la squadra di governo e definisce «fine intellettuale» il senatore Nencini, atteso in maggioranza.

Il più atteso, Mastella, è al Gemelli per un piccolo intervento, per fortuna (anche di Conte) riuscito: «Ho fatto apposta a fissarlo oggi, per evitare di farmi vedere al Senato». Dall’ospedale si dice molto fiero della moglie Sandra Lonardo, senatrice del gruppo misto: «Ha fatto bene Sandra a rinfacciare alla Meloni di aver fatto la ministra grazie al voto di Scilipoti. Doveva ricordare che in quella maggioranza c’era pure Razzi! La Meloni deve tutto a Scilipoti, Fini e Razzi!» [Cazzullo, CdS].

«Ore 20.51. Salvini: “I senatori a vita non muoiono mai, e quando muoiono è troppo tardi”. La Casellati giustamente lo rimprovera. Lui risponde che stava citando una vecchia battuta di Grillo» [Cazzullo, CdS].

Attorno alle 21 comincia la chiama. I senatori annunceranno il loro voto uno per volta. Se i sì saranno meno di 153, per Conte sarà una sconfitta.

«Colpetto di scena: i forzisti Andrea Causin e Maria Rosaria Rossi, leggendaria “badante” del Cavaliere, votano con il governo (Antonio Tajani: “Vergogna. Espulsi!”)» [Roncone, CdS].

Il senatore Lello Ciampolillo, che non ha risposto alle due chiamate e a votazione chiusa ha protestato per l’esclusione, riammesso in extremis. La Casellati ha deciso di ricorrere alla registrazione e si è scoperto che, in effetti, aveva alzato la mano.

«Le immagini dimostrano che Ciampolillo è entrato in aula un secondo prima che la Casellati chiudesse la votazione. Nencini è entrato sette secondi dopo; ma se Ciampolillo avesse votato, pure Nencini avrebbe avuto il tempo di votare. Così possono votare entrambi. Altri due sì per il governo» [Cazzullo, CdS].

Risultato finale: 156 voti favorevoli contro 140 contrari e 16 astenuti. Il governo Conte II non ha più la maggioranza assoluta, ma è comunque salvo.

«Tanto tuonò
che non piovve,
ma allora perché
siamo tutti bagnati?»
[Jena, Sta].

«La fiducia c’è, perché i sì superano i no e questo per la Costituzione basta. La solidità politica no, perché il margine è stretto, i tre senatori a vita che ieri hanno appoggiato Conte non ci sono sempre e specie nelle commissioni far quadrare i conti è un’impresa» [Salvia, CdS].

La maggioranza controlla ancora Finanze, Agricoltura, Lavoro e Politiche Ue. Per Cultura, Ambiente, Infrastrutture e Lavori Pubblici e Sanità, l’opposizione ora è in vantaggio. Per Affari costituzionali, Giustizia, Esteri, Difesa, Bilancio, Industria maggioranza e opposizione sono in parità.
«Il primo test, quello sullo scostamento di bilancio, atteso oggi stesso, non è indicativo, ma sul decreto Ristori potrebbero partire i primi colpi di mortaio: se Renzi chiedesse di mettere più soldi per le partite Iva, a Pd e 5stelle toccherebbe difendere i saldi di bilancio a scapito delle tasche degli italiani. Ecco il problema tutto politico che si pone ai partiti di governo a cominciare da stamattina» [Bertini, Sta].

«Chi accetta la realtà non può ignorare che il rapporto con l’Unione alla vigilia del programma del “Recovery” è il cuore di tutto: della crisi, nella quale Renzi ha evocato proprio la gestione dei soldi europei; delle riforme che dovrebbero accompagnare gli investimenti e di cui finora non c’è traccia (dalle opere pubbliche a una giustizia efficiente per il cittadino); degli strumenti con cui affrontare il rischio di un collasso sociale. Si potrebbe continuare, ma è la stessa Unione a parlare chiaro. Non solo Gentiloni, peraltro molto netto nel ricordare che le riforme sono altrettanto importanti di un piano economico convincente. Ma  ieri è stato lo stesso Dombrovskis, vicepresidente della Commissione, a ricordare che “i lavori sul Recovery plan italiano sono in corso e spero che l’instabilità politica non li metta a repentaglio perché l’Italia è il maggiore beneficiario e bisogna assicurarsi che i fondi arrivino”. Come dire che il piano deve essere credibile e l’instabilità non può essere un alibi per rinvii o inadempienze» [Folli, Rep].

Gasparri è affranto, non per la votazione, ma per la Roma, che ha perso in casa con lo Spezia

Stefano Feltri in DOMANI 20 gen 2021

Da quando con le elezioni del 2013 si sono scongelate le appartenenze elettorali, i cicli della politica italiana sono diventati così rapidi che bruciano un leader ogni due anni. Qualunque sia la traiettoria di Conte e della maggioranza Pd-M5s nei prossimi mesi, Matteo Renzi ha avuto la conferma che il suo ciclo si è davvero chiuso: nel discorso in Senato ha dovuto ammettere che pochi hanno capito le ragioni della crisi, ha perfino dovuto rivendicare il diritto di parola nonostante il suo 2 per cento nei sondaggi. Sentire proprio da lui un’arringa sull’irrilevanza del consenso è bizzarro. Italia viva è un partito zombie, che in parlamento sembra vivo ma nel paese non lo è mai stato, la scossa della crisi fa sobbalzare un corpo politico comunque senza vita.

Cosa Renzi abbia ottenuto non è chiaro. Se crediamo alla buona fede delle sue critiche alla gestione della pandemia e del Recovery plan – molte fondate, ha riconosciuto perfino il premier Conte – la scelta di uscire dal governo e renderlo più fragile non ha molto senso. Pare soltanto una riedizione della strategia dei pop corn annunciata a maggio 2018: allora si trattava di aspettare il disastro di Lega-M5s per poi tornare al potere. Ha funzionato una prima volta, ma l’idea che oggi Renzi possa preferire osservare il disastro da fuori – in piena pandemia e recessione – piuttosto che faticare per arginarlo da dentro è parsa a tutti troppo assurda o troppo cinica.

Eppure il Recovery plan è davvero migliorato grazie alle osservazioni di Renzi e di Italia viva, il fatto che Conte ceda la delega ai servizi segreti favorisce l’equilibrio tra poteri, perfino la faticosa citazione dei morti da virus nel discorso di Conte è una conseguenza dell’intervento di Renzi. Ma il leader di Italia viva sembra uno degli eroi di certi film hollywoodiani che muore nella battaglia finale, in un sacrificio che a lui pare nobile e inevitabile ma che allo spettatore sembra soltanto un buco di sceneggiatura.

LA STAMPA:

Conte si salva, ma così non governa

Il governo Conte II resiste anche al Senato, ma la maggioranza assoluta resta lontana: sono 156 i voti favorevoli contro 140 contrari e 16 astenuti. I renziani si astengono come a Montecitorio, mentre si contano due assenti per Covid: Mauro Maria Marino di Iv e il pentastellato Francesco Castiello. Dopo il colpo di scena alla Camera con l’appoggio di Renata Polverini, un’altra parlamentare azzurra, Mariarosaria Rossi, un tempo molto vicina a Silvio Berlusconi, dice sì alla fiducia e con lei il collega Andrea Causin. Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia e il segretario della Lega, Matteo Salvini, si appellano al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella: «Il suo compito è rimettere in funzione il sistema, nominando un nuovo governo che possa ottenere la fiducia delle Camere». Conte oggi stesso dovrebbe salire al Quirinale per riferire sugli esiti della crisi. Intanto prova a resistere al reincarico e lavora per allargare la squadra di governo.

Lascia un Commento se vuoi contribuire al contenuto della informazione

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.