L’articolo di Michele Bocci su «la Repubblica» del 9 agosto 2026, intitolato La fecondazione assistita e i privati che dettano la legge: sognare un figlio costa caro, affronta il divario tra diritto teorico alla Procreazione medicalmente assistita (Pma) e la realtà quotidiana in Italia, dove l’insufficienza dell’offerta pubblica spinge decine di migliaia di coppie verso il settore privato, con costi elevati e forti disparità territoriali. open
Contenuti principali dell’articolo
- Pma nei Lea, ma non per tutti: benché la fecondazione assistita (omologa ed eterologa) sia inclusa nei Livelli essenziali di assistenza e dovrebbe essere garantita dal Servizio sanitario nazionale, di fatto molte coppie non riescono ad accedervi senza pagare. open
- Squilibrio pubblico/privato: su 186 centri Pma in Italia, 103 sono privati (55,4%), contro 67 pubblici (36%) e 16 convenzionati (8,6%). Questa sproporzione si riflette sui trattamenti: nel 2023, il 42% dei 112 mila cicli è stato effettuato nel privato puro, il 32% nel pubblico e il 25% nei convenzionati. open
- 38 mila coppie costrette a pagare: ogni anno circa 38 mila coppie sostengono di tasca propria 42 mila cicli a pagamento, con costi che vanno da 3–6 mila euro per l’omologa fino a 5–9 mila euro per l’eterologa (dove incidono anche i gameti acquistati da banche estere). open
- Mezzogiorno più dipendente dal privato: al Sud i 27 centri privati coprono il 77% dei trattamenti, costringendo molte persone a spostarsi al Centro-Nord per tentare di accedere al pubblico pagando solo il ticket. open
- Donne single e coppie lesbiche escluse: la legge italiana non consente l’accesso alla Pma a donne sole e coppie di donne; per loro non ci sono percorsi né nel pubblico né nel privato nazionale, quindi l’unica opzione è rivolgersi a cliniche estere (ad es. in Spagna), con costi di viaggio, soggiorno e cure interamente a proprio carico. open
- Business da 80 milioni: la carenza di posti pubblici fa sì che circa 11 mila coppie su 16 mila (70%) finiscano nel privato puro, alimentando un giro d’affari stimato in circa 80 milioni di euro. open
Contesto più ampio: denatalità e costi della genitorialità
L’articolo si inserisce in un dibattito più ampio sulla denatalità italiana. Un dossier della Fondazione per la natalità con Istat e Inps mostra che la maggior parte delle rinunce alla genitorialità è legata a ostacoli economici, lavorativi e sociali: nel 2025 sono nati 355 mila bambini (minimo storico dal dopoguerra) e il tasso di fecondità è sceso a 1,14 figli per donna. In questo quadro, la Pma diventa un ulteriore “filtro” economico: chi può permettersi i costi del privato accede, chi no spesso rinvia o rinuncia. repubblica
Scopri di più da MAPPE nel sistema dei SERVIZI alla persona e alla comunità, a cura di Paolo Ferrario
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