Gennaio horribilis. Da questa sera non esiste più il Governo Prodi. Il roccioso ed eroico tecnocrate della politica ha dovuto cedere.

Gennaio horribilis.

Da questa sera non esiste più il Governo Prodi.

Il roccioso ed eroico tecnocrate della politica ha dovuto cedere. E’ caduto con molto onore, ma è caduto sotto il peso dei molti limiti che ne caratterizzavano le possibilità di azione.

La coalizione eterogenea, rissosa e violenta che aveva saputo tenere assieme per vincere le elezioni ha perso per la seconda volta la sfida del saper governare: prima nel 1998, a causa dei comunisti, e ora nel 2008 , a causa dei centristi

Il dato di partenza era l’antipatia, sfumante nel sospetto e nell’odio, fra i soci della Unione e l’Ego-riferimento di ciascun soggetto.

Scrivevo alle 17 del 10 aprile 2006:

Primi sentimenti.
Il paesaggio è cambiato. Il paesaggio sembra cambiato
L’orizzonte è diverso. E’ sicuramente diverso.
E questo per oggi è il massimo della speranza.
Il caimano è azzoppato e ora azzannerà. Dove e come potrà. Con rabbia.
Grande, grande, grande gratitudine per Romano Prodi.
Che si fà carico, che si dà il carico, che gli danno il carico, che sente il carico di tenere assieme l’impossibile.
Il tre per cento dell”elettorato ha cambiato la prospettiva di questi anni abbastanza crudeli.
Ora occorrerebbe governare per cinque anni. Cioè attivare il principio della responsabilità.
Ma quell’acqua del quadro di Magritte nasconde tante insidie. Il mito di Narciso (“Io … Io … Io …Io …”) è lì, potente come sempre.
Il cielo è chiaro, c’è una luce interna, ma intorno è buio.
E poi quell’acqua, quell’acqua …

 

Ha poi fatto seguito il peccato di arroganza. Non si dovrebbe fare i prepotenti quando si prevale al Senato per qualche migliaio di voti e soli due senatori (comprendendo quelli di nomina presidenziale).

Scrivevo il 22 aprile 2006:

Scatto d’ira, a futura memoria:
mascalzone

 
Mi riferivo a Bertinotti e alla sua ambizione e pretesa di fare il Presidente della Camera, invece di contrattare questa carica istituzionale con l’opposizione.

Il resto è cronaca quotidiana di questi ultimi mesi: l’intreccio defatigante fra buona amministrazione del bilancio pubblico e la perdita progressiva dei consensi. E’ proprio vero: “siamo antipatici” (Luca Ricolfi,  Perché siamo antipatici? La sinistra e il complesso dei migliori, Longanesi, 2005)

Ora siamo a punto e a capo, cioè al 1994 (sic!), quando è iniziato il ciclo berlusconiano. Il personaggio ha già pronto (notizia di agenzia) il Programma dei 100 giorni!

Mio padre, quando voleva punirmi, diceva: “questa sera, a casa, facciamo i conti”.

Ecco, è quello che già sta accadendo dentro le truppe devastate della Unione.

Le sinistre (mi sembra che siano 4 adesso) tirano fuori lo schema amico/nemico, danno del “traditore” a Mastella (buon sangue non mente: è il metodo staliniano) e – per l’appunto – fanno i conti con Veltroni, accusandolo di essere la causa della caduta.

Mi spiace molto, lo dicevo già l’altro ieri.

Provo la depressione politica che ho già provato nel 1994 e nel 2001.

E tuttavia il principio di realtà mi fa dire: chi è causa del suo mal …

Me ne farò una ragione: ci sarà la decadenza etica già sperimentata, ma perlomeno la politica estera non metterà più in pericolo lo stato di Israele.

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