Caso Sallusti – Ma quale reato d’opinione? Punita la menzogna, articolo di Bruno Tinti, | dk53news

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 Riassumo le frasi ritenute diffamatorie: “Il giudice ordina l’aborto… decretando l’aborto coattivo… qui ci si erge a far fuori un piccolino e straziare una ragazzina…”. Ora, criticare anche aspramente la legge sull’aborto e dire che la sua applicazione conduce all’assassinio è assolutamente legittimo. Quello che non si può fare è falsificare i fatti. Perché il giudice, nessuno ne ha scritto finora e questo mi indigna non poco,non ordinò affatto l’aborto coattivo. Semplicemente applicò l’art. 12 della legge 194/78: se la donna è di età inferiore a 18 anni, per l’aborto è richiesto l’assenso di chi esercita la potestà o la tutela… Nei primi 90 giorni, quando vi siano seri motivi che impediscano o sconsiglino la consultazione di queste persone; oppure se queste rifiutano l’assenso o esprimono pareri discordanti (bel problema, vero?), medico e struttura societaria fanno una relazione e il giudice decide. La frase esatta è: “Tenuto conto della volontà della donna, delle ragioni che adduce e della relazione trasmessagli… può autorizzare l’aborto.” Non imporre, autorizzare;rendere esecutiva la volontà della donna. È del tutto evidente che, secondo la legge, la volontà di una ragazzina di 13 anni non ha molte possibilità di esprimersi liberamente; madre e padre e tutto l’ambiente che la circonda condizioneranno la sua giovane mente; e la paura di restare sola e senza aiuto farà il resto. Sicché è ovvio che la tredicenne in questione abbia espresso al giudice una decisione che difficilmente può considerarsi autonoma. D’altra parte come può essere diverso per una tredicenne? E queste cose ben avrebbero potuto essere spiegate dal giornalista e/o da Sallusti. Ma non l’hanno fatto. Hanno invece mentito: hanno detto che il giudice aveva decretato l’aborto coattivo, il che significa contro la volontà della ragazzina, comunque formatasi. Che è falso. Il giudice prese atto della sua volontà e applicò la legge. Cosa altro avrebbe dovuto fare: imporle la prosecuzione della gravidanza? Scrivere quello che è stato scritto significa dire che il giudice ha compiuto un atto illecito, impietoso, criminale, barbaro. Non si può. Scrivere questo non è un reato di opinione, è una falsità. Ecco perché è stato giusto condannare Sallusti.

Caso Sallusti – Ma quale reato d’opinione? Punita la menzogna (di Bruno Tinti) | dk53news.

5 commenti

  1. Grazie finalmente ho capito come stanno le cose su questa storia. Dai giornali come al solito arrivano parziali verità, o totali falsità come nel caso del giornale diretto fino a ieri da Sallusti. Condanna giusta anche secondo me, dunque. Non bisogna dimenticare che certi mezzi di comunicazione sono strumentiu di potere,.prima ancora che di libertà di espressione. Anche se avrei preferito una condanna diversa dal carcere.

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    1. certo l’entità della pena può apparire alta (carcere). ma ci pensi a quel magistrato che è stato messo alla berlina mentre falsamente dicevano che era un assassino? ma la cosa peggiore è il riflesso difensivo dei “giornalisti casta” che finora parlavano dei “politici casta”. grazie per il tuo parere. ciao

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  2. La norma recita: “…può autorizzare la donna, con atto non soggetto a reclamo, a decidere la interruzione della gravidanza.” Il legislatore obbliga il Giudice a partecipare nel procedimento decisionale, al punto che non i medici, i nonni (del nascituro), il padre (del nascituro), neanche la mamma-minore, hanno il potere di decidere l’aborto: questo potere la legge 194, all’art. 12, lo ha riposto nelle mani del Giudice che decide con “atto non soggetto a reclamo”: senza questo atto nessun medico può praticare un aborto ad una minorenne in Italia.

    Premesso che “autorizzare la donna a decidere la interruzione della gravidanza” significa “autorizzare l’aborto”, il ruolo del Giudice assegnato dalla legge non è quello del “passacarte”. Egli “può” autorizzare l’aborto, che è molto diverso da “deve” autorizzare l’aborto.

    Fortunatamente in Italia le mamme-minorenni non sono sole (indifese?) “sotto” l’unico “potere” dei genitori, famigliari e/o altri adulti, ma hanno un Giudice che deve svolgere un’istruttoria obbligatoria, come definito nella norma.

    Insomma è rimasta in cinta a 13 anni (3 media) con un ragazzo di 15 anni (2 superiore) ed avrebbe dovuto partorire a 14 (1 superiore); la norma ed il ruolo del Giudice sono complicati: cosa sarebbe capitato se avesse motivato ed impedito l’aborto?

    Il punto è qui: avrebbe potuto impedirlo. La legge “letteralmente” gli assegna questa responsabilità! Purtroppo la maggior parte dei Giudici si limita a verificare la mera capacità di intendere e di volere della mamma-minore.

    Un Giudice più attento, sulla base dei medesimi elementi e/o altri elementi che avrebbe potuto/voluto approfondire, poteva decidere altra soluzione, alternativa all’aborto? Magari ascoltando testimonianze per chiarire se questa giovane mamma il bambino magari proprio lo voleva, contrariamente alla decisione dei genitori (che spesso sottomettono le figlie in questi casi)?

    Per queste ragioni, secondo me, il Giudice non può ritenersi estraneo a quanto accaduto alla minore, senza il suo “atto non soggetto a reclamo”, nessun medico avrebbe potuto eseguire l’aborto in Italia, che è eseguito solo in forza della sua firma.

    Per queste ragioni, secondo me, l’articolo Sallusti-Farina può essere considerato un forte grido di dolore verso la triste vicenda, una critica alla norma troppo interpretata, è un articolo forte a me non piace, anche per il tono retorico ed esagerato: ma io continuo a non vedere la “pagliuzza” della diffamazione, vedo solo la “trave” della disgrazia.

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