GLI ATTI DELLE REGIONI INTORNO ALLA POVERTA’ E ALL’INCLUSIONE SOCIALE ED IL RUOLO E LA FUNZIONE DEL SERVIZIO SOCIALE PROFESSIONALE di Luigi Colombini, 2019

GLI ATTI DELLE REGIONI INTORNO ALLA POVERTA’ E ALL’INCLUSIONE SOCIALE ED IL RUOLO E LA FUNZIONE DEL SERVIZIO SOCIALE PROFESSIONALE

di Luigi Colombini

già docente di legislazione ed organizzazione del servizi sociali – Università Statale Roma TRE, corsi DISSAIFE E MASSIFE

Collaboratore del SUNAS – Redattore di ”OSSERVATORIO LEGISLATIVO SOCIO-SANITARIO SUNAS

I PRIMORDI

Fin dall’ istituzione delle Regioni con il DPR n. 9/72 sono state attribuite alle medesime le funzioni relative agli Enti comunali di assistenza, che fra le proprie competenze avevano lo svolgimento di interventi volti a contrastare situazioni di povertà.

Nel prosieguo dell’ulteriore processo di decentramento di funzioni dallo Stato alle Regioni, con il DPR n. 616/77 sono state definite le funzioni di assistenza e beneficenza, trasferite ai Comuni, e con il D. LGS 112/98 sono stati definiti i “servizi sociali”: si intendono tutte le attività’ relative alla predisposizione ed erogazione di servizi, gratuiti ed a pagamento, o di prestazioni economiche destinate a rimuovere e superare le situazioni di bisogno e di difficoltà’ che la persona umana incontra nel corso della sua vita.

E’ evidente la mancanza di espliciti riferimenti alla povertà, ed a conseguenti piani operativi, anche a fronte di finanziamenti non specificati ed adeguati.

E’ solo con la legge quadro n. 328/2000, dopo circa cinquanta anni da quanto fu studiato e denunciato dalla prima commissione parlamentare sulla miseria, che è stato fatto esplicito riferimento agli impegni concreti intorno alla povertà ed all’inclusione sociale: –

  • l’ Art. 22 –Definizione del sistema integrato di interventi e servizi sociali – ha indicato fra gli interventi che costituiscono il livello essenziale delle prestazioni sociali erogabili le “misure di contrasto della povertà e di sostegno al reddito e servizi di accompagnamento, con particolare riferimento alle persone senza fissa dimora”;

  • l’art. 23 ha introdotto il Reddito minimo di inserimento, inteso quale misura di contrasto della povertà e di sostegno al reddito.

b) le priorità di intervento attraverso l’individuazione di progetti obiettivo e di azioni programmate, con particolare riferimento alla realizzazione di percorsi attivi nei confronti delle persone in condizione di povertà;

l’art. 28 ha disposto (Interventi urgenti per le situazioni di povertà estrema), con il finanziamento di 20 mld di lire

Il DPR 3 maggio 2001 “Piano nazionale degli interventi e dei servizi sociali 2001-2003 (GU n. 181/2001 s.o) ha confermato fra gli obiettivi prioritari del piano stesso il contrasto e la lotta alla povertà, destinandovi il 7% del fondo nazionale per le politiche sociali.

I suddetti provvedimenti legislativi sono intervenuti ancor prima della legge costituzionale n. 3/2001, che, modificando il Titolo V della Costituzione, ha attribuito, fra l’altro, alle Regioni l’esclusiva competenza in materia di assistenza, rendendo superati alcuni obiettivi della stessa legge n. 328/2000, con riferimento alla disposizione che imponeva alle Regioni di definire entro sei mesi specifiche leggi regionali di recepimento della legge stessa, e l’esercizio dei poteri sostitutivi in caso di inadempienza.

LA RICADUTA SULLE REGIONI

E’ seguito comunque da parte delle Regioni, in armonia con la legge 328 (e non recepimento) un lungo processo (iniziato nel 2003 dalla regione Emilia Romagna e concluso nel 2016 dalla regione Lazio) di emanazione di leggi regionali in materia in cui sono prevalentemente indicati gli impegni volti sia a contrastare la povertà che a introdurre il reddito minimo.

A tale riguardo occorre comunque ricordare che, in virtù della propria autonomia, la provincia di BOLZANO con la L.P. n. 13/91, ha disposto all’art. 7/bis l’assistenza economica e sociale, definita quali

prestazioni erogate per limitati periodi di tempo, per contribuire a soddisfare i bisogni fondamentali di persone e famiglie che si trovano in situazioni di emergenza individuale o familiare, consentendone il definitivo superamento. Per bisogni fondamentali si intendono quelli relativi all’alimentazione, all’abbigliamento, all’igiene della persona, all’abitazione e al riscaldamento”.

La provincia di TRENTO, già con la L.P. n. 14/91 aveva disposto interventi di assistenza economica, ripresi dalla L.P. 27 luglio 2007, n. 13 – Politiche sociali nella provincia di Trento, in cui sono stati previsti interventi di sostegno economico volti a garantire il soddisfacimento di bisogni sia generali che specifici a favore dei singoli o del nucleo familiare e sono attuati in modo coordinato con eventuali altri tipi d’intervento.

Tale disposizione è sfociata con DGP n. 2216 del 11 settembre 2009 nell’ istituzione del Reddito di Garanzia.

Avuto riguardo alla capacità di governo e di incidenza reale sul territorio delle politiche sociali, portate avanti in trenta anni dalle Province di Trento e Bolzano, rimane da chiedersi, anche a fronte di preziose esperienze di svolgimento concreto di politiche territoriali basate sulla articolazione di una rete di organizzazione dei servizi basata sulla funzione delle province quali “Enti intermedi”, secondo il principio della sussidiarietà verticale, se è stata razionale la scelta fatta con la legge n. 56/2014 che ha esautorato le province dal loro ruolo, determinando un vuoto di funzioni che sta sconvolgendo l’assetto istituzionale del paese (pur con il rifiuto al nuovo assetto proposto con il referendum del 6 dicembre 201), e se non è necessario invece un rilancio delle province (già avanzato dal Piemonte con L.R. 1.3.19, n. 6. Nuove norme in materia di politiche giovanili), anche in considerazione del ruolo dei Centri per l’impiego.

Le leggi regionali con riferimento alla legge 328/2000 ed alle politiche per la lotta alla povertà, in ordine cronologico, sono le seguenti:

EMILIA ROMAGNA: L.R. 12.3.03, n.2 “Norme per la promozione della cittadinanza sociale e per la realizzazione di un sistema integrato di interventi e servizi sociali.

Sono previste misure di contrasto delle povertà e di sostegno al reddito. Nell’ambito degli interventi e dei servizi del sistema locale, la Regione, con proprio atto, incentiva programmi per la sperimentazione del reddito minimo di inserimento. Il Consiglio regionale stabilisce con proprie direttive i criteri per la sperimentazione del reddito minimo d’inserimento, le condizioni per l’accesso, nonché le procedure di erogazione.

CALABRIA: L.R. 5.12.03, n. 23 – Realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali nella regione Calabria; in attuazione della legge n. 328/00.

Sono indicate misure di contrasto della povertà e di sostegno al reddito familiare e servizi di accompagnamento, con particolare riferimento alle persone senza fissa dimora; fra i servizi è indicato quello relativo all’inclusione sociale e contrasto alla povertà.

PIEMONTE: L.R. 8.1.04, n. 1”Norme per la realizzazione del sistema regionale integrato di interventi e servizi sociali e riordino della legislazione di riferimento.

E’ specificato che Il sistema integrato degli interventi e dei servizi sociali fornisce risposte omogenee sul territorio finalizzate al superamento delle carenze del reddito familiare e contrasto della povertà’;

TOSCANA: L.R. 24.2.05, n. 41: “Sistema integrato di interventi e servizi per la tutela dei diritti di cittadinanza sociale”.

Vengono specificate le politiche per le persone a rischio di esclusione sociale, che consistono nell’insieme degli interventi e dei servizi volti a prevenire e ridurre tutte le forme di emarginazione, comprese le forme di povertà estrema.

In particolare, oltre alle prestazioni erogate ai sensi dell’articolo 117, comma secondo, lettera m) della Costituzione, sono compresi tra gli interventi e i servizi per le persone a rischio di esclusione sociale nonché progetti innovativi di prevenzione delle nuove povertà e di contrasto dei fenomeni emergenti di esclusione sociale.

SARDEGNA: L.R.23.12.05, n. 23: “Sistema integrato dei servizi alla persona. Abrogazione della legge
regionale n. 4 del 1998. Riordino delle funzioni socio-assistenziali”

Fra i livelli essenziali di assistenza da garantire sono indicate misure di contrasto della povertà e di sostegno al reddito e servizi di accompagnamento per l’inclusione sociale, con l’istituzione del reddito di cittadinanza, che deve essere inteso quale forma specifica di intervento contro l’esclusione sociale e la povertà; i comuni adottano a favore di cittadini residenti in Sardegna da almeno ventiquattro mesi, valutabile sulla base di criteri da normare con apposito provvedimento legislativo entro novanta giorni.

FRIULI V.G.: L.R. 31.3.06, n. 6 “Sistema integrato di interventi e servizi per la promozione e la tutela dei diritti di cittadinanza sociale.

Il Sistema integrato e prestazioni essenziali integrato fornisce risposte omogenee sul territorio regionale attraverso, fra l’altro, misure di contrasto della povertà e di sostegno al reddito, la promozione di progetti innovativi di prevenzione delle nuove povertà e di contrasto dei fenomeni emergenti di esclusione sociale, nonché interventi di sostegno finalizzati alla realizzazione di progetti

individuali di inserimento e reinserimento sociale, lavorativo e formativo-

Viene altresì previsto il Reddito di base e progetti di inclusione per la cittadinanza; I servizi e le prestazioni sono predisposti dal Servizio sociale dei Comuni nell’ambito di progetti personalizzati, coordinati con il reddito di base per la cittadinanza.

LIGURIA: L.R. 24.5.06 , n. 12 “Promozione del sistema integrato di servizi sociali e sociosanitari.

E’ specificato che Il sistema integrato di interventi e servizi sociali e sociosanitari, assicura, fra l’altro,

misure di contrasto della povertà e di sostegno al reddito familiare; le prestazioni di carattere economico, secondo le compatibilità di bilancio e le definizioni dettate dal Piano, consistono in particolare in: contributi economici, temporanei o continuativi, al fine di raggiungere la soglia di “reddito minimo”;

PUGLIA: L.R. 10.7.06, n. 19 – Disciplina del sistema integrato dei servizi sociali per la dignità e il benessere delle donne e degli uomini in Puglia.

Sono indicati specifici interventi di sostegno economico e contrasto alle povertà, con l’introduzione di forme di sostegno economico delle persone e delle famiglie, a integrazione del reddito e in relazione alle differenti condizioni di disagio economico. E’ altresì specificato che i Comuni prevedono nei rispettivi Piani sociali di zona gli interventi mirati al contrasto alle povertà,

BASILICATA: L.R. 14.2.07, n. 4 Rete regionale integrata dei servizi di cittadinanza sociale

Fra le prestazioni corrispondenti ai livelli essenziali di assistenza sono indicate le misure di contrasto delle condizioni di povertà e di esclusione sociale.

Sono espressamente indicate Le politiche di contrasto alle povertà, con la promozione di interventi volti ad assicurare sostegno economico e interventi a persone che versano in situazioni di povertà .

CAMPANIA: L.R. 23.10.07,n. 11 – Legge per la dignità e la cittadinanza sociale, attuazione della legge 8 novembre 2000, n. 328

Sono specificate le politiche di contrasto alle povertà con la promozione di interventi volti ad assicurare sostegno economico e interventi a persone che versano in situazioni di povertà con l’ l’integrazione degli interventi di cui alla legge regionale 19 febbraio 2004.

LOMBARDIA: L.R. 12.3.08, n. 3 – Governo della rete degli interventi e dei servizi alla persona in ambito sociale e sociosanitario

Viene introdotto il sistema della rete delle unità d’offerta sociali e sociosanitarie che si informa, fra l’altro, al principio della h) promozione degli interventi a favore dei soggetti in difficoltà, anche al fine di favorire la permanenza e il reinserimento nel proprio ambiente familiare e sociale.;

UMBRIA: L.R. 28.12.09, n. 26 – Disciplina per la realizzazione del Sistema Integrato di Interventi e Servizi Sociali

E’ specificato che i servizi e gli interventi sociali di cui alla presente legge garantiscono il raggiungimento dei LIVEAS stabiliti dalle norme statali mediante, fra l’ altro, misure di contrasto della povertà e di sostegno al reddito e servizi di accompagnamento.

MOLISE: L.R. 6.6.14, n. 13 -Riordino del sistema regionale integrato degli interventi e servizi sociali

Viene specificato che le Politiche per le persone a rischio di esclusione sociale consistono nell’insieme degli interventi e dei servizi volti a prevenire e ridurre tutte le forme di emarginazione, comprese le forme di povertà estrema, con interventi di sostegno, anche economico, finalizzati alla realizzazione di progetti individuali di inserimento sociale, lavorativo e formativo, nonché reddito minimo di cittadinanza ed i progetti innovativi di prevenzione delle nuove povertà e di contrasto dei fenomeni emergenti di esclusione sociale.

MARCHE: L.R. 1.12.14, n.32 – Sistema regionale integrato dei servizi sociali a tutela della persona e della famiglia

Sono specificate Politiche per il contrasto della povertà e del disagio sociale con la promozione di azioni volte ad assicurare il sostegno economico a persone che versano in condizioni di povertà e favorire l’accesso al lavoro, attraverso piani individuali d’inserimento lavorativo e di inclusione sociale.

LAZIO: L.R.10-8-16, n. 11 – Sistema integrato degli interventi e dei servizi sociali della Regione Lazio

Nel contesto delle azioni sono previsti interventi finalizzati al contrasto della povertà e al sostegno del reddito, anche attraverso il riconoscimento del reddito minimo garantito; è altresì disposto che accedono prioritariamente al sistema integrato le persone che versano nelle seguenti condizioni di povertà o situazione economica disagiata.

OSSERVAZIONI

Il lasso di tempo che intercorre fra la prima legge regionale dell’Emilia Romagna (2003) e l’ultima della regione Lazio (2016), dimostra le criticità intervenute nel corso di circa quindici per l’effettiva attuazione su tutto il territorio nazionale della legge n. 328/2000.

In tale contesto, nel determinare specifiche azioni volte alla lotta alla povertà, si deve rilevare che non tutte le Regioni hanno indicato con chiarezza gli obiettivi della legge n. 328/2000, che avevano disposto fra le priorità la lotta alla povertà, e prefigurato il reddito minimo (specificato peraltro solo da Calabria, Campania, Friuli V.G., Lazio, Liguria, Molise, Sardegna, con varie accentuazioni)

A fronte della perdurante mancanza della definizione dei livelli essenziali per l’esercizio dei diritti civili e sociali (art. 117 Co lettera m) prevista nel 2001, e della impossibilità del ricorso al potere sostitutivo da parte dello Stato, si determina quindi una assoluta disparità di trattamento fra le cittadine ed i cittadini della Repubblica, che possono essere privilegiate/ti o mortificate/ti in rapporto al territorio in cui vivono.

LO SVILUPPO SUCCESSIVO: L’INIZIATIVA AUTONOMA DELLE REGIONI

In relazione alla brusca interruzione del processo di reale svolgimento di politiche sociali, secondo quanto indicato dalla legge n. 328/2000 e dal Piano nazionale degli interventi e dei servizi sociali, anche a seguito di riduzioni del Fondo nazionale per le politiche sociali, peraltro erogato in maniera indistinta, si sono comunque avviati in alcune Regioni progetti volti a portare avanti decise azioni di lotta alla povertà e di definizione del reddito minimo.

In particolare le Regioni che hanno in proposito disposto atti normativi, in ordine cronologico, sono le seguenti:

CAMPANIA: L.R. 19.2.04, n. 2 Istituzione In via sperimentale del Reddito di Cittadinanza. (abrogata)

BASILICATA: L.R. 19.1.05, n. 3 Promozione della Cittadinanza Solidale.

L.R. n. 26/2014: Articolo 15 Reddito minimo/reddito di inserimento

LAZIO: L.R. 28.12.07, n. 26 Legge finanziaria per l’esercizio 2008, in cui sono stati indicati Interventi finalizzati alla lotta della povertà e dell’esclusione sociale ed azioni a sostegno delle persone anziane in difficoltà.

L.R. 20.3.09, n. 4 Istituzione del reddito minimo garantito. Sostegno al reddito in favore dei disoccupati, inoccupati o precariamente occupati

ABRUZZO: L.R. 18.6.13, n. 16 Interventi a sostegno del reddito minimo garantito

FRIULI V.G.: L.R. 10.7.15, n. 15 – Misure di inclusione attiva e di sostegno al reddito

L.R. 6.11.17, n. 35 – Disposizioni per l’ampliamento del Reddito di Inclusione e il suo coordinamento con la Misura attiva di sostegno al reddito.

EMILIA ROMAGNA: L.R. 30.7.15, n.14 – Disciplina a sostegno dell’inserimento lavorativo e dell’inclusione sociale delle persone in condizione di fragilità e vulnerabilità, attraverso l’integrazione tra i servizi pubblici del lavoro, sociali e sanitar;

L.R. 19.12.16, n. 24- misure di contrasto alla povertà e sostegno al reddito.

L.R. 8.6.18, n. 7 -Modifiche ed integrazioni alla L.R. 19.12.16, n. 24- misure di contrasto alla povertà e sostegno al reddito.

PUGLIA: L.R. 14.3.16, n. 3 “Reddito di dignità regionale e politiche per l’inclusione sociale attiva

SARDEGNA: L.R. 2.8.16, n. 18 – Reddito di inclusione sociale. Fondo regionale per il reddito di inclusione sociale – “Agiudu torrau”.

VALLE D’AOSTA: – L.R. 10.11.15, n. 18 – Misure di inclusione attiva e di sostegno al reddito.

SECONDE OSSERVAZIONI

Nell’ arco di lunghi quindici anni, solo dieci Regioni hanno avviato specifiche politiche di sostegno al reddito e di inclusione, definendo peraltro in vario modo lo stesso reddito: di cittadinanza (Campania)

Reddito minimo di inserimento (Basilicata), di reddito minimo garantito (Lazio), di sostegno al reddito (Abruzzo), reddito di solidarietà (Emilia Romagna), di base e di inclusione (Friuli V.G., Sardegna, Valle d’Aosta), di dignità (Puglia). La Regione Lombardia fin dal 2015 ha avviato la sperimentazione del “reddito di autonomia”, articolato in voucher di servizi; il  bonus bebè, contributo economico a favore dei nuovi nati a partire dal secondo figlio; il  bonus affitti, contributo economico per il mantenimento dell’abitazione in locazione; l’abolizione del super ticket ambulatoriale, esenzione dal ticket sanitario aggiuntivo per persone a basso reddito; il Progetto Inserimento Lavorativo

Le procedure per attivare le misure suddette sono comunque riferite al ruolo dei Comuni, ed al loro ruolo nel contesto dei Piani di zona e delle più specifiche indicazioni risalenti alle leggi regionali di attuazione della legge 328/2000.

Va peraltro sottolineato che alcune Regioni hanno svolto specifici progetti di inclusione e di sostegno al reddito utilizzando le risorse e le disposizioni dell’UE attraverso gli specifici fondi (PON, POR, FEAD FSE, ecc.).

Si assiste comunque ad un quadro non omogeneo e condizionato dalla effettiva capacità da parte delle Regioni di sfruttare le potenziali risorse disponibili; a tale riguardo si deve rimarcare la azione svolta dalla Regione Lombardia in particolare, che in piena sintonia con le direttive europee ha avviato un poderoso programma in grado di utilizzare proficuamente i fondi europei, con la contestuale predisposizione di strumenti operativi adeguati, fra cui la “cartella sociale”, e con il pieno coinvolgimento degli attori sociali.

Nel quadro della propria programmazione sociale, alcune Regioni hanno comunque inserito specifiche misure di lotta e di contrasto alla povertà (Abruzzo, Campania, Emilia Romagna, Friuli, Lazio, Umbria)

LA RIPRESA STATALE DELLE POLITICHE DI CONTRASTO ALLA POVERTA’

La decisa azione portata avanti nel 2017 (LEGGE 15 marzo 2017 , n. 33: Delega recante norme relative al contrasto della povertà, al riordino delle prestazioni e al sistema degli interventi e dei servizi sociali; DECRETO LEGISLATIVO 15 settembre 2017 , n. 147: Disposizioni per l’introduzione di una misura nazionale di contrasto alla povertà) a livello statale per delineare progetti ed interventi di protezione sociale e di contrasto e lotta alla povertà – pur avviati già con la legge n. 328/2000, e trascurati nel corso di lunghi sedici anni – ha reintrodotto la funzione statale di indirizzo e di coordinamento (già indicata nel DPR n. 616/77), con la conferma della sua propria funzione di definire il “quadro” del sistema degli interventi e dei servizi sociali.

Essendo tali disposizioni connesse al finanziamento del progetto, ed essendo il REI individuato quale livello essenziale, le Regioni hanno elaborato ed approvato specifici atti normativi, programmatici ed operativi per il contrasto e la lotta alla povertà.

A tale riguardo, in particolare le Regioni Basilicata, Calabria, Campania, Emilia Romagna, Friuli V.G., Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Toscana, Umbria, Veneto, quali Enti di programmazione e di alta amministrazione – con adeguati apparati amministrativi – hanno emanato norme e disposizioni di notevole rilievo ed incisività per affrontare la complessa problematica del programmi di inclusione sociale, di promozione della persona e della famiglia in chiave di superamento della “stagnazione assistenziale” per giungere alle politiche di empowerment e di “capacitazione” che pone le stesse persone e famiglie nella condizione di essere in grado di affrontare le condizioni di disagio e di povertà sulla base di un percorso condiviso e seguito, che vede il Servizio Sociale Professionale e gli Assistenti Sociali quali strumenti fondamentali per lo svolgimento del programma nella sua interezza.

Al fine di conferire maggiore completezza al presente studio, nel contesto della continua accumulazione di atti normativi ed amministrativi regionali che sono pubblicati in OSSERVATORIO LEGISLATIVO SOCIO-SANITARIO SUNAS, si è dato seguito alla raccolta delle disposizioni che le Regioni hanno adottato in merito, al fine di agevolare il lettore nella ricerca dei documenti, come di seguito specificato :

BASILICATA

Piano regionale per gli interventi e i servizi e di contrasto alla povertà – 2018-2020

CALABRIA

DGR 10.8.18, n. 381 – Approvazione del Piano regionale 2018-2020 per la lotta alla povertà di cui all’art. 14 del Decreto Legislativo 15 settembre 2017, n. 147 “Disposizioni per l’introduzione di una misura nazionale di contrasto alla povertà”

CAMPANIA

DGR 31.5.17, n. 317 -Programma “Primavera del welfare”. azioni complementari al sia: sostegno dei servizi socio assistenziali e di inclusione sociolavorativa delle persone svantaggiate e a rischio di povertà’ . Con la legge di stabilità 2016 (legge 28 dicembre 2015, n. 208) è stato istituito il Fondo per la lotta alla povertà e all’esclusione sociale per finanziare il Piano nazionale per la lotta alla povertà e all’esclusione sociale.

DGR 28.12.18, n. 897 – Piano sociale regionale 2019-2021. Approvazione ai sensi dell’articolo 20 della legge regionale 23 ottobre 2007, n. 11.

EMILIA ROMAGNA

Piano Regionale per La lotta alla povertà 2018-2020

FRIULI V.G.

DGR 29.6.18, n.1192 – Atto di programmazione per La Lotta alla povertà’ e all’esclusione Sociale

LAZIO

DGR 11.12.18, n. 810 – Atto di programmazione regionale 2018-2020 attuativo degli interventi e delle misure finalizzate al contrasto alla povertà, il Reddito di inclusione (ReI). Art. 14 del Decreto Legislativo 15 settembre 2017, n. 147.

LIGURIA

DGR 23.3.18 n. 179 – Approvazione atto di programmazione regionale di contrasto alla povertà “Verso la costruzione di un modello di intervento di protezione sociale attiva in Regione Liguria” ai sensi dell’art. 14 comma 1 del Decreto Legislativo n.147/2017.

DGR 3.8.18 n. 678 Modifiche alla DGR 179/2018 “Approvazione atto di programmazione regionale di contrasto alla povertà “Verso la costruzione di un modello di intervento di protezione sociale attiva in Regione Liguria” ai sensi dell’art.14 c. 1 del D.Lgs 147/2017”

LOMBARDIA

DGR 18.12.017 – n. X/7601 – Finanziamento di progetti per il consolidamento di percorsi di inclusione sociale a favore di persone, giovani e adulte, a grave rischio di marginalità (BUR n. 52 del 27.12.17)

DGR 16.10.18 – n. XI/662 – Adempimenti riguardanti il d.lgs. n. 147/2017 e successivi decreti ministeriali attuativi in materia di contrasto alla povertà e linee di sviluppo delle politiche regionali.

MARCHE

DGR n. 1632 del 3.12.18, n. 1632 – Approvazione Linee di indirizzo operativo regionali relative al Reddito di Inclusione (REI) – D.Lgs 147/17 “Disposizioni per l’introduzione di una misura nazionale di contrasto alla povertà”.

MOLISE

Programma regionale 2018/2020 per la lotta alla povertà

 PIEMONTE

DGR 9.3.18, n. 43-6593 – Approvazione del Piano regionale 2018-2020 per la lotta alla poverta’ di cui all’art. 14 del Decreto Legislativo 15 settembre 2017, n. 147 “Disposizioni per l’introduzione di una misura nazionale di contrasto alla povertà”.

DGR 6.7.18, n. 26-7181 Aggiornamento delle disposizioni per l’approvazione di percorsi di attivazione sociale sostenibile (P.A.S.S.) a supporto delle fasce deboli. Sostituzione dell’allegato A della DGR 222521 del 30.11.2015

PUGLIA

DGR 20.6.17, n. 989- L.r. n. 14 marzo 2016, n. 3 “Reddito di dignità regionale e politiche per l’inclusione sociale attiva” eReg.R. n. 8 del 23 giugno 2016 attuativo. Approvazione indirizzi operativi per il recepimento degli indirizzi di cui al DM 16 marzo 2017 per l’attuazione del SIA nella misura regionale “RED”

DGR 30.10.17, n. 1719 – L.r. n. 14 marzo 2016, n. 3 “Reddito di dignità regionale e politiche per l’inclusione sociale attiva” e Reg.R. n. 8 del 23 giugno 2016 attuativo. Approvazione indirizzi operativi transitori per la chiusura della II annualità del Reddito di Dignità rispetto al D.Lgs. n. 147 del 15 settembre 2017 per l’introduzione del Reddito di Inclusione.

SARDEGNA

DGR. 8.8.1, n. 41/15 – Programmazione dei Servizi necessari per l’attuazione del Rei 2018-2020

SICILIA

DGR 9.1.19, n. 36l – Piano regionale per la lotta alla povertà – Presa d’atto

TOSCANA

Piano Regionale di contrasto alla povertà

UMBRIA

DGR 2.8.18, n. 882 – Piano regionale per gli interventi e i servizi sociali di contrasto alle povertà 2018/2020 di cui al D.Lgs. n. 147/2017 recante “Disposizioni per l’introduzione di una misura di contrasto alle povertà” e presa d’atto del D.Lgs. 18 maggio 2018 del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali di concerto con il Ministero dell’Economia e delle finanze “Riparto Fondo povertà”, preadottato con D.G.R. n. 791 del 18 luglio 2018. Adozione

VENETO

DGR  6.12.17, n. 2027 – Accordo di collaborazione tra la regione Veneto e l’ente strumentale Veneto lavoro per il rafforzamento della rete dei servizi sociali nel contesto delle progettualità nazionali e regionali di promozione dell’inclusione sociale. l.r. n. 3 del 13 marzo 2009.

DGR 19.12.17, n. 2121 -Approvazione del documento “verso l’inclusione attiva…”.politiche di contrasto alla povertà e all’esclusione sociale. Prime indicazioni programmatiche 2018-2019

DGR n. 1143 del 31.7.18 – D.lgs. n. 147/2017, art. 14. Piano regionale per il contrasto alla povertà. Determinazioni.

Dalle disposizioni regionali, si desume c he a fronte di una forte azione statale di impulso, di indirizzo e di coordinamento, fuoriesce un efficiente livello di risposte e di acquisizione di politiche di contrasto alla povertà, che vanno a configurare un quadro idoneo a garantire l’organizzazione di un sistema di rete di offerta dei servizi sociali.

LA RICADUTA SUL SERVIZIO SOCIALE PROFESSIONALE, IL SUO RUOLO E LA SUA FUNZIONE

Le disposizioni del D.lgs, n. 147/2017, in ordine al ruolo del Servizio Sociale Professionale nel contesto del programma di contrasto alla povertà, con la destinazione del 15% del Fondo alla sua implementazione, sono state recepite dalle Regioni adeguatamente.

In particolare le Regioni hanno nei loro piani di azione di contrasto e di lotta alla povertà indicato con forza il ruolo del Servizio Sociale Professionale, e quindi analizzato in base a specifici parametri il fabbisogno di assistenti sociali ed al loro ruolo.

Un esame analitico dei vari piani regionali mette in evidenza i seguenti aspetti fondamentali:

  • gli ambiti sociali sono stati individuati quali destinatari del Fondo povertà;

  • nel contesto degli ambiti sociali è prevista la formulazione del piano di zona specifico di contrasto alla povertà;

  • il Servizio Sociale Professionale rappresenta l’articolazione centrale per l’attivazione e la realizzazione delle misure di contrasto della povertà. Dalla fase d’accesso si avvia il percorso di conoscenza, valutazione, progettazione condivisa e accompagnamento come indicato nella documentazione nazionale;

  • è stato previsto il rafforzamento del Servizio Sociale Professionale nei territori, individuato quale elemento chiave per l’attuazione di tutti gli interventi di contrasto alla povertà e all’’esclusione, con specifici finanziamenti;

  • è stato messo a punto il quadro del fabbisogno degli assistenti sociali, secondo il parametro di un assistente sociale ogni 5.000 abitanti, il che fa presumere per rendere operativo il Piano povertà, il fabbisogno a livello nazionale, di 12.118 unità “dedicati” a tempo pieno allo svolgimento del “lavoro sociale”;

  • è stato individuato l’assistente sociale quale figura professionale competente per la presa in carico e per lo svolgimento, assieme all’equipe multisciplinare, del progetto personalizzato di inclusione.

  • è prevista in varie disposizioni la formazione congiunta degli assistenti sociali (d’intesa con gli Ordini professionali regionali) e degli altri operatori interessati e operanti nel sistema di contrasto alla povertà (centri per l’impiego, terzo settore, ecc.).

CONCLUSIONI FINALI

A distanza di settantadue anni dal Convegno di Tremezzo, e quindi nello spazio di tre generazioni di Assistenti Sociali, il Servizio Sociale Professionale è stato riconosciuto nel suo ruolo e nella sua funzione strategica di promozione e di realizzazione della persona, nello spirito e nella sostanza di quanto prospettato sia nella legge n. 84/93 istitutiva dell’Ordine degli Assistenti Sociali, sia nel Codice deontologico.

Particolare rilievo va evidenziato nella riproposizione del percorso proprio dell’ Assistente Sociale, basato sulla propria ed esclusiva preparazione professionale, acquisita in sede universitaria, e che è riferita alla ”presa in carico”, all’accoglienza, alla tecnica del colloquio individuale, e/o familiare ed alla sua articolazione, secondo i principi propri del Servizio Sociale Professionale, alla predisposizione della cartella sociale, alla formulazione della “diagnosi sociale”, della relazione sociale, al “piano di lavoro”, che deve portare alla capacità di condurre e coordinare team di lavoro (quali le èquipes multidisciplinari, e di rapportarsi alla rete dei servizi.

In merito al segretariato sociale ed all’informazione, è di cruciale importanza l’ organizzazione del servizio che rientra fra i livelli essenziali assistenziali, così come indicati dall’art, 22 della legge n. 328/2000, in stretta endiadi con il Servizio Sociale Professionale, e che postula quindi l’impiego esclusivo dell’Assistente Sociale, quale unico ed esclusivo professionista competente.

In tale contesto, a fronte della necessaria formulazione di Piano locale di contrasto alla povertà e dei Piani per l’inclusione sociale, che costituiscono uno dei settori fondamentali per la formulazione del Piano sociale di zona a livello di ambito, il Servizio Sociale Professionale si qualifica ulteriormente nella sua caratterizzazione di promotore e organizzatore della Comunità in cui opera, con la predisposizione del piano degli interventi e dei servizi sociali di rete (lavoro, sanità, istruzione, formazione, cultura, ricreazione, cultura, ecc.) a cui partecipano sia i soggetti istituzionali, sia i soggetti presenti della società civile nelle sue espressioni organizzate (terzo settore, associazioni professionali, imprenditori, ecc.), secondo i principi della concertazione, come prevista nella legge n. 328/2000.

Si rileva, a fronte della copiosa documentazione acquisita ed esaminata, e si ribadisce la necessità e l’urgenza di una adeguata organizzazione e strutturazione del Servizio Sociale Professionale nel contesto dei piani locali di contrasto e di lotta alla povertà, che richiedono la definizione, al livello dell’ Ufficio di Piano, competente a formulare i Piani Sociali di Zona, di organigrammi operativi basati sul Dirigente Assistente Sociale (prospettato già nell’art. 12 della legge 328/2000), sull’ Assistente Sociale Coordinatore e sull’Assistente Sociale collaboratore.

La formazione e la preparazione professionale dell’ Assistente sociale costituisce, al pari dei programmi ECM in sanità, l’aspetto fondamentale che richiama il ruolo delle Università, dell’Ordine professionale degli Assistenti Sociali e degli istituti e centri formativi dedicati.

Come già si verificò negli anni ’50, con l’affermazione del Servizio Sociale Professionale negli Enti assistenziali, nelle prospettive di una nuova stagione del welfare, i recenti provvedimenti pur limitati ad un aspetto drammatico ed angoscioso dell’esistenza, possono rappresentare un’occasione eccezionale per il suo rilancio, e la sua nuova stagione di sviluppo,

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