Cinquant’anni fa veniva emanata la legge n. 300/1970, meglio nota come “Statuto dei lavoratori”, articolo di Elena Musiani, sito Il Mulino e L’intelligenza del lavoro. Quando sono i lavoratori a scegliersi l’imprenditore di Pietro Ichino (Rizzoli), 20 mag 2020

20 maggio 1970 [Elena Musiani] Cinquant’anni fa veniva emanata la legge n. 300/1970, meglio nota come “Statuto dei lavoratori”. La nuova legge si inseriva in un contesto storico complesso, eco da un lato della “grande trasformazione” seguita al miracolo economico e dall’altro degli strascichi delle rivolte studentesche e operaie della fine degli anni Sessanta. Quanto è rimasto di quella stagione e quanto è andato perduto? [leggi tutto]


L’intelligenza del lavoro. Quando sono i lavoratori a scegliersi l’imprenditore di Pietro Ichino (Rizzoli). Paolo Fallai sul Corriere della Sera: «In concomitanza col 50° anniversario dello Statuto dei lavoratori, tre idee su lavoro e impresa per uscire dalla grande crisi. Le propone Pietro Ichino, nel libro L’intelligenza del lavoro, edito da Rizzoli. Scrive Ichino: “Può sembrare assurdo, al culmine della recessione più grave del secolo, parlare di ‘grandi giacimenti occupazionali inutilizzati’. Invece proprio di questo si tratta: per uscire dalla grande crisi è urgente dotare il nostro Paese di servizi di orientamento professionale e di formazione che rendano i lavoratori capaci di rispondere alla fame di personale qualificato e specializzato di cui soffrono le imprese. Ancora più singolare può apparire oggi l’idea che non siano soltanto gli imprenditori a selezionare i propri collaboratori, ma anche i lavoratori a scegliere e ‘ingaggiare’ l’imprenditore più capace di valorizzare il loro lavoro. Eppure è davvero questo che accade in un mercato maturo, anche nella congiuntura peggiore. Proprio per uscirne è importante che i lavoratori si considerino parte di un ‘mercato dell’intrapresa’, nel quale hanno interesse ad allargare il più possibile la concorrenza tra gli imprenditori indigeni e stranieri sul versante della domanda di manodopera. Perché tutto ciò accada occorre una nuova ‘intelligenza’: una capacità che i lavoratori devono saper esercitare sul piano individuale e su quello collettivo, per conoscere e capire il mercato del lavoro in tutti i suoi meccanismi, in modo da poterlo utilizzare efficacemente a proprio vantaggio. Per questo c’è bisogno di un sindacato capace di assumere come proprio il mestiere di intelligenza collettiva dei lavoratori e al tempo stesso di essere partner dell’imprenditore nella progettazione di nuove forme di organizzazione aziendale e di spartizione dei frutti dell’impresa”».

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