Agricoltura e alimentazione

Istat, Le interrelazioni del settore agricolo con l’ambiente, scheda a cura della Cgil

L’urbanizzazione eccessiva sta minacciando le risorse agricole e naturali del nostro Paese, privo di un qualsiasi sistema di monitoraggio e di controllo in grado di fornire, sulla base di un unico sistema omogeneo, gli elementi conoscitivi e valutare l’entità del fenomeno.
Si ritiene perciò necessario assicurare una conoscenza scientifica e sistematica di quanto suolo viene consumato, della sua qualità e degli usi che lo stesso suolo aveva prima di essere trasformato come propongono, tra le varie iniziative, l’Osservatorio nazionale sui consumi di suolo, a cura del Politecnico di Milano, Istituto nazionale di urbanistica (Inu) e Legambiente. L’Osservatorio ha l’obiettivo di raccogliere dati sui volumi costruiti e sulle coperture dei suoli nelle diverse province e regioni, di definire metodi ed indicatori comuni per il monitoraggio dei consumi di suolo e di pubblicare un rapporto annuale sui consumi di suolo.
Alcune iniziative dell’Ispra evidenziano un rinnovato interesse sui temi dell’urbanizzazione e del consumo di suolo agricolo. Tali iniziative, finalizzate anche alla comprensione delle cause dei processi analizzati, possono
contribuire a costituire le basi conoscitive utili all’impostazione di politiche di pianificazione del territorio più attente alla salvaguardia delle risorse naturali. Si sente tuttavia la mancanza di una legge nazionale che
preveda limiti, o almeno controlli, del consumo di suolo, sull’esempio di esperienze di altri paesi europei.
Molto è lasciato nelle mani delle amministrazioni locali, che, tranne alcune, poche, eccezioni, non sentono purtroppo il bisogno di cambiare direzione né la responsabilità delle ricadute delle loro scelte sul patrimonio collettivo dell’ambiente, del suolo e dei beni paesistici e culturali.
In tal senso una proposta di legge è stata presentata al Senato l’8 novembre 2006, con il titolo ”Principi fondamentali in materia di pianificazione del territorio” (il testo è stato elaborato e proposto dal sito Eddyburg,
che si occupa di urbanistica, società e politica): tra gli obiettivi è indicato il contenimento dell’utilizzazione del territorio non urbanizzato, sia in prevalente condizione naturale sia oggetto di attività agricola o forestale, per
realizzarvi nuovi insediamenti di tipo urbano o ampliamenti di quelli esistenti, ovvero nuovi elementi infrastrutturali, nonché attrezzature puntuali, e comunque manufatti diversi da quelli strettamente funzionali
all’esercizio dell’attività agro-silvo-pastorale. Viene affermato (articolo 7, comma 1) che “nuovi impegni di suolo a fini insediativi e infrastrutturali sono consentiti esclusivamente qualora non sussistano alternative di riuso e
riorganizzazione degli insediamenti e delle infrastrutture esistenti”. E allo stesso fine vengono dettati (articolo 7, commi 2 e seguenti) i principi fondamentali da rispettarsi nella legislazione regionale per disciplinare le
trasformazioni (fisiche e/o funzionali) ammissibili nel territorio non urbanizzato, riproponendo un modello di disciplina già sperimentato, seppure a diversi livelli di compiutezza e di rigore, in diverse regioni (Calabria, Campania, Lazio, Emilia-Romagna, Piemonte, Sardegna, Toscana, Umbria, Veneto, Provincia autonoma di Bolzano). Anche l’Osservatorio nazionale sui consumi di suolo ha redatto una proposta di legge con analoghe
finalità, sia a livello nazionale, sia per la regione Lombardia

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