Sabino Cassese, L’utilità di lavorare per il futuro. Crisi demografica e welfare, la soluzione è nell’articolo 4 della Costituzione, articolo in Corriere della Sera, 30 ottobre 2026, p. 26

L’articolo di Sabino Cassese, pubblicato sul Corriere della Sera il 29 ottobre 2026 (a pagina 26 dell’edizione del 30 ottobre), sostiene che la crisi demografica e la sostenibilità del welfare italiano possano essere affrontate riprendendo sul serio l’articolo 4 della Costituzione: non solo il diritto al lavoro, ma anche il dovere civico di contribuire al progresso della società.[corriere][corriere]

Il problema: quattro pressioni congiunte

Cassese individua quattro fenomeni che si sommano:

denatalità,

crescita del numero dei pensionati rispetto agli occupati,

allungamento della vita

e debole crescita della produttività.

Tra il 1995 e il 2024 la produttività italiana per unità di lavoro è cresciuta in media dello 0,3% annuo, contro l’1,5% dell’Unione europea.[corriere]

Il risultato è un doppio squilibrio: meno persone in età lavorativa devono sostenere più beneficiari del welfare, mentre la bassa produttività rende difficile compensare la riduzione della forza lavoro e garantire crescita dei redditi.[corriere]

La proposta: rileggere l’articolo 4

La soluzione indicata non è una nuova norma, ma l’attuazione effettiva dell’articolo 4 della Costituzione. Accanto al diritto al lavoro, esso afferma che ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo possibilità e scelta, un’attività o funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.[corriere]

Cassese richiama la genesi dell’articolo: proposta iniziale di Palmiro Togliatti nel 1946, poi elaborata da Aldo Moro e Giuseppe Dossetti. L’idea era un “dovere sociale del lavoro” che non si esaurisce nel lavoro retribuito, ma comprende attività familiari, socialmente utili e anche spirituali.[corriere]

Pensionati come risorsa

Il nucleo pratico della proposta riguarda i quasi vent’anni di vita che, secondo Cassese, possono seguire il pensionamento: con un’uscita media intorno ai 65 anni e un’aspettativa di vita di 83,7 anni, resta un lungo periodo potenzialmente produttivo e sociale.[corriere]

Oggi, però, secondo i dati citati, solo il 6% dei pensionati tra 50 e 74 anni continua a lavorare secondo l’Istat; l’Inps indica invece che l’8,5% lavora a un anno dal pensionamento. Per Cassese si tratta di uno spreco di capitale umano.[corriere]

Cosa potrebbe cambiare

La proposta non è necessariamente “fare lavorare i pensionati” nel senso coercitivo, ma creare occasioni di impegno retribuito o non retribuito, utili alla collettività e compatibili con le scelte personali. Potrebbero riguardare:

  • attività di tutoraggio, formazione e trasmissione di competenze professionali;
  • impegni nel terzo settore, nella comunità e nei servizi di prossimità;
  • ruoli di cura, accompagnamento e sostegno educativo, inclusa l’attività familiare;
  • attività legate o slegate dalla precedente professione, anche dopo una nuova formazione da adulto.[corriere]

Il beneficio sarebbe doppio: per la società, un aumento di produttività e di coesione; per l’individuo, socializzazione, senso di utilità e possibilità di una “seconda vita” dopo il lavoro dipendente.[corriere]

Cassese sposta la questione demografica dal registro della sola sostenibilità finanziaria a quello della partecipazione sociale. L’articolo 4 viene letto non come retorica costituzionale, ma come principio capace di ridefinire il confine tra età attiva, pensionamento e cittadinanza: la vecchiaia non come ritiro dalla società, ma come fase in cui può continuare un contributo civico e produttivo.[corriere]

La tensione da discutere è evidente: come conciliare questo “dovere di lavorare” con l’autonomia, la libertà di scelta e il rischio di trasformare l’impegno volontario in sostituzione di servizi pubblici o lavoro non retribuito? Cassese cerca di evitarlo insistendo su possibilità e scelta individuali, ma è proprio lì che una politica pubblica dovrebbe definire garanzie, incentivi e condizioni.[corriere]


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