POLITICHE SOCIALI e SERVIZI:

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Category Archives: SERVIZI SOCIALI

Paolo Ferrario, POLITICHE SOCIALI E SERVIZI, Metodi di analisi e regole istituzionali, Carocci editore. Scheda editoriale per l’acquisto online


IN VENDITA ONLINE PRESSO L’EDITORE:

Paolo Ferrario

Politiche sociali e servizi

Metodi di analisi e regole istituzionali

EDIZIONE: 2014

COLLANA: CAROCCIFABER Il servizio sociale (140)

ISBN: 9788874666966

  • Pagine 448
  • Prezzo€ 39,00

Indice

Introduzione

Parte prima

Politiche sociali e servizi alla persona e alla comunità

1 Il concetto di servizio

Introduzione/Pólis e politica/Le politiche sociali/Le politiche e i servizi/Alle radici della parola “servizio”/La società dei servizi/I tre livelli sistemici dei servizi: istituzioni, organizzazioni, professioni/La distinzione fra prodotti materiali e prodotti immateriali

2 L’assetto istituzionale dei servizi

Introduzione/Le fasi del regionalismo italiano/Il ciclo politico 1997-2001/La legge costituzionale 3/2001/Il principio culturale e istituzionale della sussidiarietà

3 Politiche dei servizi sanitari

Introduzione/Modelli di sistema sanitario/Fasi delle politiche sanitarie in Italia/Assetto istituzionale dei servizi sanitari dopo la riforma costituzionale/I livelli essenziali di assistenza e il principio dell’appropriatezza/Le aziende sanitarie locali/La sostenibilità del Servizio sanitario nazionale

4 Politiche dei servizi sociali e socioeducativi

Introduzione/Fasi dei servizi sociali e socioeducativi in Italia/Analisi funzionale della legge 328/2000/Assetto istituzionale dei servizi sociali e socioeducativi dopo la riforma costituzionale/I livelli essenziali delle prestazioni/I servizi sociali comunali/Gestione indiretta mediante contratti di appalto e accreditamento/I Piani di zona

Parte seconda

Metodi e strumenti di analisi del sistema dei servizi

5 Paradigmi per l’analisi delle politiche dei servizi

Introduzione/I diversi fattori di sviluppo/Accostare le complessità/Il metodo dei paradigmi

6 Cultura, individui e società

Introduzione/Il concetto antropologico di cultura/Il contributo conoscitivo e formativo di Carlo Tullio-Altan/Il modello concettuale cultura/individuo/società/Centralità della persona nelle moderne società/Le situazioni problematiche e i servizi

7 Bisogni, domanda, offerta e situazioni problematiche

Introduzione/Lo schema di analisi B/D/O/Il bisogno /La domanda/Il problema e la situazione problematica/L’offerta/Le Carte dei servizi/La qualità del servizio

8 Rete, istituzioni e servizi

Introduzione/Le istituzioni/Il concetto di rete applicato ai servizi/I soggetti istituzionali della rete dei servizi/Il terzo settore e le sue componenti interne/I sottosistemi di offerta /I servizi sociosanitari

9 Lo schema input/sistema/output e le agende politiche

Introduzione/Lo schema input/sistema/output/Il concetto di agenda politica/Le riforme dell’ultimo trentennio del Novecento/L’agenda politica del primo decennio del Duemila/Le prospettive di ulteriore modifica del Titolo V della Costituzione

10 Stato, mercato, società e tendenze di crisi

Introduzione/Schemi di analisi: Habermas, Samuelson, Musgrave, Walzer, Polanyi/Le grandi crisi del 1929, del 1973 e del 2007-08/Il finanziamento dei servizi/Prospettive economiche e politiche dei servizi

Parte terza

Problemi e servizi

11 Famiglie, minori e politiche dei servizi

Introduzione/I mutamenti culturali e sociali delle famiglie/Il ruolo del padre nelle nuove famiglie/Politiche sociali e servizi per le famiglie e i minori

dagli anni Settanta al Duemila/Politiche sociali e servizi per le famiglie e i minori dal 2001/

12 Disabilità e politiche dei servizi

Introduzione/Famiglie e disabilità/ Politiche sociali e servizi per le disabilità/Disabilità, scuola, integrazione e bisogni educativi speciali/L’amministratore di sostegno/Disabilità e politiche del “dopo di noi”

13 Salute mentale, psichiatria e politiche dei servizi

Introduzione/Le culture della psichiatria/Malattie mentali, famiglie, giovani e disagio/Le politiche psichiatriche/Le reti dei servizi per la salute mentale dal 2001/La riabilitazione psichiatrica e il lavoro professionale di cura

14 Dipendenze, tossicodipendenze e politiche dei servizi

Introduzione/Tossicodipendenze e nuove dipendenze nel tempo attuale/L’era digitale e la dipendenza dalla Rete/Politiche dei servizi per le tossicodipendenze

nell’ultimo trentennio del Novecento/Politiche dei servizi per le dipendenze e le tossicodipendenze dal 2001/Il sistema dei servizi e delle cure per le dipendenze e le tossicodipendenze

15 Vecchiaia, anziani e politiche dei servizi

Introduzione/Invecchiamento e trasformazioni individuali e sociali/ Lavoro di cura, stress, caregiver e rischi di abuso/Politiche dei servizi per gli anziani dagli anni Settanta a oggi/Servizi domiciliari e lavoro privato di cura/Servizi residenziali/Le riforme delle pensioni dal 1992 al 2011

16 Demenze e politiche dei servizi

Introduzione/Demenze e malattia di Alzheimer/ Il familiare caregiver/Le reti dei servizi sanitari e sociali/I servizi specifici per i malati e i familiari

17 Biopolitiche e servizi alla persona: inizio e fine vita

Introduzione/Bioetiche e biopolitiche/Le biopolitiche dagli anni Settanta a oggi/Biopolitiche e inizio vita/ Biopolitiche e fine vita

18 Immigrazioni e politiche dei servizi

Introduzione/Il tempo delle migrazioni/Politiche migratorie e legislazione: l’agenda italiana/Immigrazione e famiglie/ Immigrazione: minori, scuola, servizi educativi

Bibliografia

La presa in carico, la segnalazione e la vigilanza per la PROTEZIONE DELLA TUTELA DELL’INFANZIA E DELL’ADOLESCENZA nell situazioni di rischio e pregiudizio in Veneto, a cura del pubblico tutore dei minori e dell’assessorato alle politiche sociali, Regione Veneto, 2005


Qui il file in formato pdf:

Jon Kabat-Zinn MINDFULNESS PER PRINCIPIANTI, Mimesis edizioni


PREZZO: €15,00 €12,75

PAGINE:164

DATA PUBBLICAZIONE: 2014

ISBN:9788857524085

A CURA DI:Anna Lucarelli, Franco Cucchio, Lorenzo Colucci, Gherardo Amadei

Jon Kabat-Zinn

MINDFULNESS PER PRINCIPIANTI

Quanto tempo passiamo tutti i giorni a pensare a noi stessi, a ciò che è nostro, alle nostre azioni, a quello che abbiamo fatto e a quello che ancora dobbiamo fare? Ogni giorno le nostre vite sono piene di impegni da portare a compimento, con il risultato che le giornate diventano nient’altro che una somma di cose fatte o da fare. Tutto questo ci causa ansia e dolore, e non ci permette di vivere bene. Passiamo più tempo a pensare alla nostra vita che a viverla per davvero. La “mindfulness” ha l’obiettivo di insegnarci a essere presenti alle nostre vite, di farci scoprire il valore del “non sapere” e il valore di imparare a stare con noi stessi, senza giudicare e senza pensare troppo. Solo vivendo.

Jon Kabat-Zinn PhD, Professore Emerito di Medicina presso la Medical School dell’Università del Massachusetts, è il fondatore del Center for Mindfulness in Medicine, Health Care, and Society e il creatore del programma MBSR (Mindfulness-Based Stress Reduction), la cui diffusione è ormai internazionale. è autore di numerosi libri divenuti bestsellers, che sono stati tradotti in più di trenta lingue, compreso l’italiano. Si è laureato in biologia molecolare al MIT, lavorando nel laboratorio del Premio Nobel Salvador Luria. Le ricerche di Jon Kabat-Zinn si sono principalmente orientate a studiare le interazioni mente/corpo e i possibili interventi su tali interazioni al fine di promuovere i processi di guarigione. è uno dei fondatori del Consortium of Academic Health Centers for Integrative Medicine e attualmente membro del direttivo del Mind and Life Institute.

Tracce audio:

Meditazioni sui suoni e sui pensieri

Meditazione sul cibo

Meditazione sul respiro

Pratica di pura consapevolezza

da Mindfulness per principianti | Frontiere della psiche | Collane | Mim-Edizioni S.r.L..

DIALOGHI DI FUTURO, Azienda Speciale Consortile Comuni Insieme per lo Sviluppo Sociale: CONVEGNO in occasione dei dieci anni di attività, giovedì 23 ottobre 2014, Bollate (MI), alla Fabbrica Borroni


 

L’Azienda Speciale Consortile Comuni Insieme per lo Sviluppo Sociale, in occasione dei dieci anni di attività, organizza un evento di incontro e di dibattito sul welfare prossimo venturo. Una giornata di confronto e di incontro con interlocutori istituzionali, amministratori pubblici ed esperti di politiche sociali con uno sguardo orientato agli anni a venire., nella inusuale location di Fabbrica Borroni, spazio simbolico tra passato e futuro.

sito della Fabbrica Borroni

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I WORKSHOP POMERIDIANI
Ore 14.30 e replica ore 15.30

 

Workshop #1: Inserimento lavorativo? No grazie!
La difficile relazione tra lo scouting aziendale e l’inserimento lavorativo Il workshop propone un approfondimento sulle azioni di integrazione e inserimento lavorativi di persone appartenenti alle categorie protette (minori segnalati dal servizio tutela e prevenzione, detenuti) all’interno di aziende private. Grazie alla presenza di operatori sociali e amministratori aziendali, si affronterà la relazione con le aziende, necessariamente parte del processo del lavoro del servizio di inserimento. Si approfondiranno gli aspetti funzionanti e ben avviati di questo rapporto, ma anche le criticità, aprendo una serie di interrogativi sui quali sarà possibile confrontarsi durante il dibattito. Scopo del workshop è quello di conoscere sia il punto di vista delle aziende, sia dal punto di vista degli operatori sociali, confrontandosi anche su possibili scenari differenti e innovativi, presentando e accogliendo proposte e suggerimenti. Il servizio di Comuni Insieme, NIL, Nucleo Integrazione Lavorativa, si occupa di progettare e sviluppare azioni di integrazione lavorativa e riabilitativa risocializzante per persone appartenenti alla categorie protette o svantaggiate. Il NIL è accreditato presso Regione Lombardia per i servizi al lavoro legge 22/06.

Workshop #2: Vedo, sento, parlo. Azioni per contrastare violenza domestica e stalking.
Il workshop affronta e racconta, con gli operatori del servizio, le azioni svolte dallo sportello di ascolto Al tuo fianco: aiutare le vittime di violenza in ambito domestico e di stalking e di accompagnarle nel percorso di uscita dalle loro problematiche. Verranno proiettatti due filmati: una parte dello spettacolo teatrale di Serena Dandini, “Ferite a morte” e presentato il progetto “Posto occupato”. Sarà allestita una mostra con le locandine di eventi realizzati per contrastare la violenza. Lo sportello Al tuo fianco è attivo 2 giorni la settimana presso le sedi di Cesate (mercoledì pomeriggio) e Bollate (venerdì pomeriggio). Offre un primo ascolto del bisogno e di consulenza legale e psicologica al quale si può accedere direttamente o tramite appuntamento ad numero di telefono di pronto intervento sempre attivo. Numerose sono anche le collaborazioni con altri servizi del territorio (Consultori, CPS, Servizi dipendenze, Comuni di base). Con l’associazione L’Orablu di Bollate sono state organizzate iniziative per la sensibilizzazione della cittadinanza e degli operatori sul tema della violenza ed è stata instituita una raccolta fondi (chiamata “Nemmeno con un Fiore”) per costituire un Fondo di Emergenza per le vittime. Relatori: Giulia Lucariello, Chiara Gambarini.

Workshop #3: Dialogando si impara L’approccio dialogico come occasione di apprendimento.
L’approccio dialogico prevede , attraverso l’aiuto di facilitatori, il coinvolgimento di tutti i soggetti interessati ad un problema e aprendo ad una visione circolare e positiva consente di far emergere tutte le risorse che ciascuno può mettere in campo per avviare processi di cambiamento. Sollecita la capacità di guardare al futuro con un approccio positivo. Il workshop propone un approccio a questa metodologia attraverso alcune esperienze attive. Marco Braghero – ricercatore presso Università di Jyvaskyla – Finlandia.

Workshop #4: L’esperienza delle Riunioni di Famiglia.
Mettiamoci in cerchio: Famiglie e Istituzioni insieme. Una Riunione di Famiglia è un incontro tra i membri della famiglia allargata e le altre persone importanti presenti nella rete familiare e amicale. Lo strumento delle Riunioni di Famiglia è stato utilizzato in ambito scolastico e nell’ambito dell’affido familiare, all’interno del progetto Di Concerto. Durante il workshop verrà presentata l’esperienza condotta nelle scuole secondarie di primo grado da alcuni operatori di Comuni Insieme al fine di illustrare i benefici dello strumento. In Comuni Insieme lo strumento delle Riunioni di Famiglia è stato utilizzato in ambito scolastico e nell’ambito dell’affido familiare, all’interno del progetto Di Concerto. La famiglia è chiamata ad elaborare un progetto per rispondere ad un quesito specifico che la riguarda. In questo, la famiglia è supportata da un facilitatore, persona esterna al nucleo e indipendente. Il suo ruolo è quello di accompagnare la famiglia nella preparazione della Riunione e di garantire a tutti la possibilità di esprimere la propria opinione e di essere ascoltati in un clima sereno e di collaborazione. Il bambino/ragazzo nel corso della Riunione può essere affiancato da un operatore di advocacy. Relatori: Palmieri, Scaturchio, Galimberti, Muci.

Workshop #5: Parole al Confine– Il gruppo di parola nei servizi per i minori.
Il workshop illustrerà l’applicazione sperimentale del modello dei Gruppi di Parola, elaborato a partire dal 2005 da un’équipe di ricerca multidisciplinare del Servizio di Psicologia clinica per la coppia e la famiglia dell’Università Cattolica di Milano. La sperimentazione per i bambini in affido ha come obiettivo garantire ai minori uno spazio di ascolto ed espressione per superare il conflitto di lealtà verso la propria famiglia e poter vivere serenamente la doppia appartenenza. Segue il racconto di un’esperienza effettuata dagli operatori del Servizio Minori di Comuni Insieme . Riflessioni su possibili declinazioni future dello strumento e sulle sue possibili applicazioni. Una delle azioni del progetto di Concerto, finanziato da Fondazione Cariplo, è l’utilizzo dello strumento dei gruppi per sostenere il progetto di affido coinvolgendo i suoi attori (famiglie naturali, famiglie affidatarie e bambini in affido) in momenti di condivisione ed elaborazione dell’esperienza. Relatori: Corradi, Perris, Seveso.

Workshop #6: Come le tecnologie trasformano i servizi sociali?
Una mappa delle questioni in gioco a partire dalle esperienze dei partecipanti. Le tecnologie, le opportunità della rete, la diffusione dei social network negli ultimi anni sono prepotentemente entrate nella nostra quotidianità. Come sta reagendo il mondo del welfare e dei servizi alla persona? Risponde con intraprendenza, accetta a denti stretti i nuovi strumenti di lavoro, resiste alla pervasività delle tecnologie digitali? Nel workshop, a partire dalle esperienze di chi parteciperà, si ragionerà su opportunità e derive, scenari e competenze. Relatori: Graziano Maino, Anna Omodei – formatori e consulenti di Pares, consulenza co-operativa.


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Entrata della Fabbrica Borroni:

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I servizi domiciliari: raccontare e raccontarsi, a cura di Beatrice Longoni, Maggioli editore, 2014 – libro promosso dalla Cooperativa Cogess di Milano e Cusano M.


I servizi domiciliari: raccontare e raccontarsi

Nel 2013 Cogess ha raggiunto il traguardo dei trenta anni di attività:
un lungo percorso di cooperazione prevalentemente incentrato sulla domiciliarità
e sulla territorialità degli interventi di aiuto.
Per realizzare in modo pieno e non ritualistico la nostra esperienza abbiamo realizzato
tra il 2012 e il 2013 un complesso e articolato progetto di laboratorio di scrittura professionale,
che ha coinvolto dirigenti, coordinatori, operatori di varie professionalità
e ancora consulenti, interlocutori istituzionali e del territorio sul tema della domiciliarità
e territorialità che rappresenta la nostra esperienza lavorativa lunga 30 anni.
Dal progetto è nata una pubblicazione, recentemente edita da Maggioli, dal titolo
“I servizi domiciliari: raccontare e raccontarsi”, che segnaliamo come contributo
a testimonianza dei valori, delle motivazioni e professionalità che si sono espresse
nel lungo percorso umano e professionale di Cogess nel territorio

 Cliccare qui per scaricare la scheda del libro in formato pdf

da pubblicazioni – Cooperativa Cogess.

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Guida ai diritti e alle prestazioni sanitarie e sociosanitari (con particolare riferimento alla Regione Marche), a cura di Grusol, Moie di Maiolati (An), 2014


Guida ai diritti e alle prestazioni sanitarie e sociosanitarie

 (Aggiornata, con la normativa della regione  Marche, al luglio 2014), 

vai a:  http://www.grusol.it/apriInformazioni.asp?id=2745

Verso il nuovo Isee. Contenuti e problematiche applicative. Intervista a Massimiliano Gioncada


Massimiliano Gioncada, Verso il nuovo Isee. Contenuti e problematiche applicative
A breve dovrebbe entrare in vigore la nuova normativa sull’Isee,
L’impressione è che dopo una prima fase in cui le modifiche sono state salutate con soddisfazione da molti soggetti, in particolare enti locali, sembra ora allargarsi il fronte dei perplessi.
Ne parliamo con l’avvocato Massimiliano Gioncada con il quale facciamo il punto riguardo contenuti, anche rispetto alla precedente normativa e problematiche applicative (a cura di Fabio Ragaini).
Per approfondimenti consulta il sito del Gruppo Solidarietà,  http://www.grusol.it

Gianni Garena, GLI ADORATORI DEL DIO CHRONOS. Tracce per un dibattto sul “tempo-lavoro” degli operatori sociali, in Animazione sociale ottobre 2004, pp. 18-30


VAI A:

Cristiano Gori, Valentina Ghetti, Giselda Rusmini, Rosemarie Tidoli, Il welfare sociale in Italia, Carocci editore 2014


Il welfare sociale in Italia

Cristiano GoriValentina GhettiGiselda RusminiRosemarie Tidoli

Il welfare sociale in Italia

Realtà e prospettive

EDIZIONE: 2014

COLLANA: Studi Superiori (947)

ISBN: 9788843073252

  • Pagine 288
  • Prezzo€ 21,00
  • in libreria dal 10 luglio

Università – Sociologia politica e politiche socialiCarocci editore – Il welfare sociale in Italia.

Indice

Introduzione

Parte prima La realtà attuale

1. Fotografie. Il welfare sociale in Italia

La filiera istituzionale/La rete del welfare territoriale/Alcuni punti nevralgici

2. Così uguali e così diverse. Le aree del Paese a confronto

I servizi per la prima infanzia/Gli interventi per gli anziani non autosufficienti/Conclusioni

3. L’innovazione difficile. Le politiche regionali

Introduzione/Le riforme regionali per le persone anziane non auto­sufficienti/Le politiche regionali di contrasto alla povertà e all’e­sclusione sociale/Le politiche regionali dei servizi alla prima infan­zia

4. Riformismi incompiuti. Le politiche nazionali

Introduzione/Le riforme nazionali mancanti/La riforma nazionale decisa ma di scarso impatto/Le prospettive delle riforme nazionali/Lo sviluppo carente

5. Le ragioni di uno sviluppo carente. Perché non abbia­mo investito nel welfare sociale

Introduzione/L’assenza del welfare sociale tra le priorità politiche/La prevalenza degli interessi “particolari” nel processo decisionale italiano/Lo scenario sfavorevole: l’epoca delle non riforme/Superare le criticità del passato: la sfida chiave per il futuro

Parte seconda Le prospettive future

6. La mappa dei rischi per la prima infanzia

Premessa. Una bussola per il welfare davanti a noi/I servizi socio-educativi alla prima infanzia/Si riducono i posti e i servizi/I servizi diventano sempre più costosi/Diminuisce la qualità dell’offerta/Il quadro complessivo

7. La mappa dei rischi per le famiglie con anziani non autosufficienti

Si riducono prestazioni, servizi e beneficiari/Si arretra sul presidio pubblico nel percorso di assi­stenza/Aumentano i costi dei servizi, per gestori e famiglie/Diminuisce la qualità dell’offerta

8. La mappa dei rischi per le persone povere e a rischio di emarginazione

Quote maggiori di popolazione scivolano verso la po­vertà/Peggiorano le condizioni di dipendenza dei giovani/Si aggrava il carico di cura per le donne

9. Una visione d’insieme. I rischi per il sistema di welfare sociale

L’utenza: a rischio qualità ed equità del welfare/Gli operatori: condizioni e dignità del lavoro sociale a rischio di arretramento/Il sistema: a rischio il mercato e la visione del welfare/Il quadro complessivo

10. Le scelte possibili. Il finanziamento

Il nodo delle risorse/Le forme organizzate di finanziamento privato/Il finanziamento autonomo di singoli individui o fa­miglie/L’efficientamento dei servizi a titolarità pubblica/La ricerca di maggiori risorse pubbliche: l’unica via contro il precoce declino del welfare sociale/Le scelte necessarie quando è più complicato compierle

11. Le scelte possibili. Le politiche e gli interventi

Politiche nazionali, riforme nazionali/Dal nazionale al locale/Conclusioni

Bibliografia

Gli autori

IL NUOVO ISEE (Dpcm 159/2013): COME ATTREZZARSI, Milano 24 giugno 2014, Auditorium La Cordata, Via San Vittore, a cura di IRS istituto di ricerca sociale


IRS Istituto per la Ricerca Sociale
IL NUOVO ISEE:

COME ATTREZZARSI? 

Milano, 24 Giugno, 9.30 – 13.30

Auditorium La Cordata, via San Vittore 49

Il recente DPCM n. 159/2013 introduce importanti novità nelle modalità di calcolo e di determinazione della condizione economica delle famiglie che richiedono prestazioni socio-assistenziali o comunque subordinate alla prova dei mezzi. Ma quali sono le novità introdotte con la riforma dell’ISEE? Quali saranno le ricadute applicative e gestionali? E soprattutto, quali gli impatti sulle famiglie attualmente beneficiarie e sulla spesa degli enti locali? Verranno fornite anche indicazioni per possibili simulazioni di impatto della riforma, alla luce delle novità normative introdotte e dei margini di flessibilità laswciati agli enti erogatori.

IRS, in collaborazione con Clesius, intende promuovere una riflessione sulle modalità più opportune per atttrezzarsi al cambiamento. 

Il seminario è rivolto ad amministratori, dirigenti ed operatori di enti, istituzioni pubbliche ed ambiti territoriali e più in generale a tutti coloro che sono interessati alle ricadute applicative della riforma.

 

Programma: 

h. 9.00 Registrazione dei partecipanti

h. 9.30  Apertura dei lavori

Introduce Emanuele Ranci Ortigosa, direttore scientifico IRS

h 10.00 Intervengono in qualità di esperti

Daniela Mesini e Maurizio Motta (IRS, Milano)

Sara Colombini (CAPP, Università di Modena e Reggio)

Claudio Goatelli e Gilberto Barbieri (Clesius, Trento)

E’ previsto un breve coffee break

h 13.00 Spazio per dibattito e conclusioni

 

Per informazioni:

tel. 02 46764310

segreteria@irsonline.it

Iscrizioni:ISCRIZIONI ON LINE

www.prosp.it/24giugno

ENTRO 20/6 o FINO AD ESAURIMENTO POSTI

Iscrizione individuale

€ 100,00 IVA esente per enti pubblici

€ 122,00 IVA inclusa per enti/organizzazioni   

€ 97,60 per singoli o professionisti

SONO PREVISTI SCONTI PER ISCRIZIONI MULTIPLE

L’ISCRIZIONE SI INTENDE CONFERMATA AL RICEVIMENTO DELLA RICEVUTA DI PAGAMENTO O DELLA DELIBERA DI INCARICO  / IMPEGNO DI SPESA IN CASO DI ENTI PUBBLICI

Sono stati richiesti da IRS al CROAS Lombardia 3 crediti per la formazione degli assistenti sociali

 

scarica il programma
iscriviti
 

 

Elisabetta Biffi, LE SCRITTURE PROFESSIONALI DEL LAVORO EDUCATIVO, FrancoAngeli, 2014, p. 160


La scheda dell’editore FrancoAngeli è qui:

http://www.francoangeli.it/Ricerca/Scheda_libro.aspx?ID=21920&Tipo=Libro&strRicercaTesto=&titolo=le+scritture+professionali+del+lavoro+educativo++

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CAREGIVER DAY, giornata del caregiver familiare, Carpi 28, 29, 30, 31 maggio 2014


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vai alla locandina:  Invito_Generale_Caregiver_Day_2014

Vanna Riva, ETNOGRAFIA NEL SERVIZIO SOCIALE, Vita e Pensiero 2014, presentazione del libro il 20 maggio 2014, Università di Milano Bicocca


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Con l’approvazione del Dpcm 159/2013, nasce il nuovo ISEE, corso a cura della Ledha – Bosisio Parini (Lecco), 15 aprile 2014


28/04/2014

Nuovo ISEE

Anche a Bosisio Parini (Lecco) LEDHA organizza un corso per capire cosa cambia. Appuntamento il 16 maggio presso la sede dell’Associazione La Nostra Famiglia.

Con l’approvazione del Dpcm 159/2013, nasce il nuovo ISEE, l’indicatore della situazione economica, destinato ad influire sulle modalità di richiesta di partecipazione alla spesa dei servizi da parte degli Enti Locali. I Comuni dovranno riformulare i propri regolamenti per adeguarli alla nuova normativa. L’attesa è che l’implementazione delle nuove norme possa mettere ordine in una materia che ha creato notevoli problemi al rapporto tra cittadini e pubblica amministrazione.

In Lombardia la situazione è particolarmente delicata e complessa, anche per via della sovrapposizione tra “Nuovo Isee” e la legislazione regionale in materia (L.R. 2/2012) che ha istituito il cosiddetto Fattore Famiglia Lombardo. Leggi le cui prescrizioni non sempre coincidono. Come dovranno regolarsi i Comuni lombardi? In che modo si potranno garantire alle persone con disabilità equità ed omogeneità di trattamento?

Dopo il successo dello scorso 15 aprile, LEDHA replica presso la sede dell’Associazione La Nostra Famiglia, dalle 14 alle 18, il corso di formazione rivolto operatori sociali, pubblici e del privato sociale, amministratori e funzionari pubblici, leader associativi, operatori dei Centri di Assistenza Fiscali. E’ stato richiesto il patrocinio al Consiglio Regionale Ordine Assistenti Sociali (CROAS).

Programma
Ore 14.00 – Accoglienza e registrazione dei partecipanti

Ore 14.30 – Luisa Bosisio Fazzi, Presidente della Fondazione Orizzonti Sereni
Una storia che viene da lontano: ruolo e posizioni del movimento associativo sul tema della partecipazione alla spesa dei servizi

Ore 15.30 – 16.30 – Avv. Gaetano De Luca – Servizio Legale LEDHA
Il “Nuovo Isee”: analisi approfondita degli articoli più rilevanti della nuova normativa
Pausa

Ore 16.45 – 18 – Avv. Gaetano De Luca – Servizio Legale LEDHA
Tra “Nuovo Isee e Fattore Famiglia Lombardo: Rapporti della nuova normativa con la normativa regionale lombarda.
Nuovo Isee e principi antidiscriminatori (Legge 67/2006 – Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità)

Informazioni ed iscrizioni
Per informazioni ed iscrizioni contattare il Centro Progetto di Vita di Ledha (martedì e venerdì dalle 10.00 alle 16.00 – 02/6570425 oppurecpv@ledha.it)

Ledha – News – Ultime notizie.

Valorizzare il lavoro dei servizi di assistenza domiciliare |di matteoloschiavo da Appunti di lavoro


vai a:

Valorizzare il lavoro dei servizi di assistenza domiciliare | Appunti di lavoro.

“Tracce di innovazione dei servizi sociali per un welfare di comunità”, Reggio Emilia, 27 Marzo 2014 , Video degli interventi


da redazionewebRE – YouTube.

Claudia Marabini (Studio APS di Milano), Intervento a “Tracce di innovazione dei servizi sociali per un welfare di comunità” – 27 Marzo 2014 — Reggio Emilia


“Tracce di innovazione dei servizi sociali per un welfare di comunità” – 27 Marzo 2014 — Reggio Emilia. Intervento di Claudia Marabini (Studio APS) – Fattori qualificanti e nodi critici nello sviluppo di un nuovo sistema di servizi sociali territoriali

 

I tagli al welfare ai tempi della crisi economica: è tempo di ribassi concorrenziali sul costo del lavoro sociale? – di Davide Pizzi, su Scambi di Prospettive


 

I tagli al welfare ai tempi della crisi economica: è tempo di ribassi concorrenziali sul costo del lavoro sociale?

di Davide Pizzi*

Pizzi Davide_ Bandiera ItalianaLe statistiche negli ultimi anni parlano chiaro: la spesa sociale in Italia diminuisce drasticamente anno dopo anno. È forse questo uno dei pochi dati inequivocabili che non necessita di essere sottoposto a ulteriori studi di analisi dell’interpretazioni dei numeri percentuali di un fenomeno, perché in questo caso si può affermare con certezza che è vera l’affermazione che “la matematica non è un’opinione!” Sulla scia di questa tendenza si inseriscono le privatizzazioni e le esternalizzazioni dei servizi, tra cui quelli dedicati alle persone. Alcuni studi dimostrano invece, che privatizzare non produce affatto risparmio, come nemmeno miglior qualità del servizio.
Il concetto è sintetizzabile con questo gioco di parole: liberare per liberalizzare, liberalizzare per liberarsi! In altre parole, offrire la possibilità di decidere se mantenere o meno un servizio a completa gestione pubblica, oppure di liberalizzarlo in modo da essere “libero” da alcune responsabilità.

Leggi il resto dell’articolo

Cellini Giovanni, Controllo Sociale, Servizio Sociale e Professioni di Aiuto, Ledizioni, 2013


Controllo Sociale

Cellini Giovanni, Controllo Sociale, Servizio Sociale e Professioni di Aiuto

 

per acquisto vai a:  Cellini Giovanni, Controllo Sociale, Servizio Sociale e Professioni di Aiuto

Il testo, fra le altre cose, contiene un una parte sul  legame tra politiche sociali e penali; oltre ad un inquadramento specifico sul settore penitenziario.

 

Isee Un commento di Cristiano Gori sul nuovo Isee nazionale., in LombardiaSociale Newsletter n.VI/2014


Isee  Un commento di Cristiano Gori sul nuovo Isee nazionale.

la Fondazione Cariplo ha presentato il nuovo bando sociale “Welfare di comunità e innovazione sociale”, scadenza 30 maggio 2014


Il 31 marzo Fondazione Cariplo ha presentato il nuovo bando sociale “Welfare di comunità e innovazione sociale”. L’intento è quello di avviare sperimentazioni che, coinvolgendo le diverse anime della comunità, permettano diporre in rete le risorse e le forze presenti sui territori delle province lombarde, di Novara e del Verbano-Cusio-Ossola per rispondere più efficacemente ai bisogni dei singoli e delle famiglie.

Per raggiungere questo obiettivo ambizioso Cariplo ha deciso di mettere sul piatto una cifra considerevole, 10 milioni di euro, destinata agli attori pubblici e privati che sceglieranno di intraprendere un percorso di programmazione territoriale, aperta e partecipata, finalizzato a cambiare il welfare locale. I soggetti interessati saranno invitati a mettersi insieme, confrontarsi e proporre congiuntamente idee che possano cambiare il volto delle politiche sociali che, come è sotto gli occhi di tutti, ormai da diversi anni faticano a fornire risposte ai rischi e bisogni cui si trovano quotidianamente esposti i cittadini.

Le reti pubblico-private che si costituiranno in questi mesi avranno tempo fino al 30 maggio per presentare idee progettuali finalizzate alla realizzazioni di sistemi territoriali di welfare comunitario, che dovranno essere capaci di produrre innovazione in merito alle modalità di risposta alle problematiche sociali. Le proposte migliori che saranno selezionate da Fondazione Cariplo verranno quindi sostenute ed accompagnate nelle successive fasi di realizzazione e lo sviluppo.

Dallo Stato alla comunità: una nuova idea di welfare

“Di solito non sono enfatico, ma oggi ho deciso di lasciarmi andare: siamo qui per provare una vera e propria rivoluzione”: queste le parole di Giuseppe Guzzetti, Presidente di Fondazione Cariplo, nel corso della presentazione del nuovo bando sociale. Guzzetti ha ricordato come ci sia stato un periodo felice per il welfare in cui, grazie a tante risorse disponibili, si pensava che attraverso l’intervento pubblico si potesse rispondere a tutti i bisogni sociali, “ma oggi non è più così”. “La vera domanda che dobbiamo porci oggi è: se si può convertire il welfare statale in un welfare di comunità? La comunità, la persona, il territorio, si possono affiancare allo Stato nella risposta ai bisogni sociali?”.

vai a.

Carlone Ugo, INTRODUZIONE ALLA PROGRAMMAZIONE SOCIALE come cosa, perchè, Morlacchi editore, 2014, p. 176


www.morlacchilibri.com

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I SERVIZI DOMICILIARI: RACCONTARE E RACCONTARSI, a cura di Beatrice Longoni, 15 aprile 2014 Spazio Seicentro Via Savona ,99 Milano Orario 14.30 -17.30, iniziativa di Cogess, cooperativa sociale, 15 aprile 2014


Iniziativa di Cogess cooperativa sociale

I SERVIZI DOMICILIARI:

RACCONTARE E RACCONTARSI

15 aprile 2014

Spazio Seicentro, Via Savona ,99 Milano

Orario 14.30 – 17.30

 

 

Alleghiamo il programma  dell’evento con la richiesta di darne ampia diffusione.

 

Abbiamo scritto del nostro lavoro , fra ricerca e testimonianza ..scrivere chiarifica,

rende consapevoli, fa crescere e comunica…

è un mezzo potente

per coloro che pensano con il cuore e sentono con il cervello

 

 

Sono stati richiesti i crediti per la formazione continua all’Ordine Regionale Assistenti Sociali

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locandina:  Cogess programma Milano 15-4-2014

RISORSE FINANZIARIE PER LE POLITICHE SOCIALI, 3 Dossier a cura del settore Salute della Segreteria della Conferenza dalle Regioni, marzo 2014, da newsletter – Regioni.it


Il settore “Salute e Politiche sociali” della Segreteria della Conferenza dalle Regioni ha aggiornato il “Dossier” dedicato alle “Risorse finanziarie per le politiche sociali”. E’ stato quindi ulteriormente integrato il lavoro di monitoraggio.
In particolare sono stati riportati in modo cronologico tutti gli aspetti normativi relativi alle politiche sociali, al fine di avere un quadro d’insieme negli ultimi dieci anni. Il punto della situazione, lo stato dell’arte, servirà quindi ad affrontare in modo corretto e documentato anche i futuri lavori sul sociale con il nuovo governo Renzi.
Il Dossier in questione nei primi due volumi riporta i finanziamenti relativi al Fondo nazionale politiche sociali (FNPS) per gli anni 2004-2014.
Il periodo preso in esame è significativo per le Regioni che nel 2004 hanno avuto il finanziamento più cospicuo – 1000 milioni di euro – , dimezzato nell’anno successivo e poi gradualmente, ma non totalmente, recuperato grazie al lavoro della Conferenza delle Regioni.
Il taglio consistente del Fondo nell’anno 2005, a fronte di un impegno assunto dal Governo di confermare l’entità del precedete anno, ha portato alla rottura dei rapporti istituzionali fra Governo e Regioni, con iniziative di Regioni, Comuni, Province ed associazioni sindacali per sensibilizzare sull’emergenza provocata dai tagli sulle politiche sociali.
La certezza di risorse in questo settore che serve a garantire ai cittadini servizi sociali programmati sul territorio e rivolti spesso alle fasce sociali più deboli, alla famiglia, agli anziani, ai minori, ai disabili è stata sollecitata con forza dalle Regioni al Governo ogni anno in vista delle manovre finanziarie. Nel dossier sono raccolti gli atti repertoriati della Conferenza Unificata relativi ai riparti del fondo, gli stralci dei documenti della Conferenza recanti parere ed osservazioni ai DPEF ed ai DDL delle finanziarie proposti dal Governo.
Nelle sedi istituzionali di confronto, in particolare il 13 ottobre 2012 all’incontro tra il Presidente Errani e l’allora Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Elsa Fornero, le Regioni hanno sottolineato la necessità di risorse adeguate, senza costanti tagli al settore avanzando altresì proposte di revisione.
Nel contempo è stato portato avanti un lavoro  con le amministrazioni centrali interessate, ma mai concluso, della definizione dei LIVEAS (livelli essenziali assistenza sociale) mediante i quali finalizzare i finanziamenti ad interventi e piani organici e rispondenti ad una reale programmazione sul territorio regionale.
L’organicità delle risorse ed un lavoro di concertazione fra Regioni e Governo potrebbe portare come proposto dalla stessa Conferenza, in analogia con il Patto per la Salute, ad un Patto per la Politiche Sociali.
E’ da menzionare che in data 25 luglio 2012 in sede di Conferenza Unificata le Regioni hanno espresso la mancata intesa in merito al riparto delle risorse del FNPS 2012 consegnando una mozione per le Politiche sociali che mette in evidenza la gravità del momento. Preso atto del pesante depauperamento dei Fondi “strutturali” di carattere sociale da assegnare alle Regioni, la Conferenza ha anche chiesto un’interlocuzione con il Governo per ridiscutere anche il riparto delle somme previste nello schema di decreto (solo 10,8 mln per le Regioni) e per affrontare il prosieguo delle politiche sociali.
La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome il 4 ottobre 2012 ha approvato un documento recante: “DOCUMENTO PER UN’AZIONE DI RILANCIO DELLE POLITICHE SOCIALI” evidenziando in particolare una riduzione nel quadriennio 2009/2012 del 98% delle risorse nazionali a favore delle politiche sociali attribuite alle Regioni, a cui si sono aggiunti tagli orizzontali nei confronti di Regioni e Comuni .
Con il documento è stato infine chiesto al Governo di far confluire in un unico Fondo le risorse assegnate alle Regioni e la ricostituzione di un Fondo Nazionale per le Politiche Sociali per il 2013, che sia almeno pari al finanziamento 2009 (520.000.000 euro circa), corrispondente ad un 50% circa dei decrementi 2011/2012. A ciò, corrisponderà l’impegno regionale di non diminuire le risorse per riportare il funzionamento del sistema sociale a livelli accettabili.
Con la Legge 228/2012 (Legge di stabilità 2013) si è registrato un primo segnale di controtendenza sul fronte delle Politiche Sociali. Infatti a seguito dell’azzeramento dei finanziamenti registratosi nel 2012 a causa delle ultime manovre economiche, la legge ha previsto uno stanziamento sul Fondo Nazionale Politiche Sociali di 300 milioni di euro – quota alle Regioni – e di 275 milioni di euro per il Fondo per le non autosufficienze per l’anno 2013. Nel sottolineare che le precedenti manovre hanno ridotto fortemente e in qualche caso azzerato le risorse per le politiche sociali, la Conferenza ha espresso apprezzamento per l’individuazione di fondi dedicati alla non autosufficienza e alla SLA nonché all’insieme delle politiche sociali. La Conferenza ha inoltre chiesto, in un documento approvato il 22 novembre 2012 e trasmesso al Presidente del Consiglio, che sia garantita la copertura confermando uno stanziamento, giudicato comunque minimo, per il fondo sociale.
In sede di Conferenza Unificata del 24 gennaio 2013 le Regioni hanno espresso l’intesa in merito al riparto delle risorse del FNPS 2013 pari a 344 mln di cui 44 destinati al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali e 300 mln destinati alle Regioni e alle Province autonome. Nel constatare che la Legge di stabilità 2013 ha dato un segnale positivo ai fondi, la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome ha ribadito al Governo il grave problema dell’insufficienza complessiva delle risorse nel settore delle politiche sociali. Le risorse sono state ripartite fra le Regioni utilizzando i criteri già adottati nei precedenti riparti. L’importante novità nel decreto è stato l’impegno delle Regioni ad utilizzare le risorse secondo i macro – livelli e gli obiettivi di servizio individuati nel documento elaborato dalla Commissione Politiche Sociali.
Per il 2013, a valere sulla quota destinata al Ministero, sono stati inoltre finanziati per 5 mln di euro interventi per l’accoglienza di minori stranieri non accompagnati.
La Legge 147/2013 – Legge di stabilità 2014 – ha previsto un finanziamento per il Fondo nazionale Politiche Sociali per l’anno 2014 pari a 317 milioni di euro.
Le Regioni in un documento approvato dalla Conferenza del 14 novembre 2013, ai fini dell’espressione del parere sul Ddl stabilità in sede di Conferenza Unificata, hanno evidenziato la necessità di prevedere uno stanziamento di ulteriori 40 milioni di euro rispetto ai 317 milioni di euro per l’anno 2014, ma l’emendamento non è stato accolto in sede di conversione del Decreto.
In sede di Conferenza Unificata del 6 febbraio 2014 le Regioni hanno effettuato una comunicazione in merito alla decurtazione del Fondo nazionale politiche Sociali per l’anno 2014. Il Fondo infatti rispetto allo stanziamento previsto in tabella C della Legge 147/2013 (Legge di stabilità 2014) ha subito un taglio prima di 2 milioni di euro e poi di 17 milioni con il decreto legge 28 gennaio 2014, n. 4: “Disposizioni urgenti in materia di emersione e rientro dei capitali all’estero nonché altre disposizioni urgenti in materia contributiva e di rinvio dei termini relativi ad adempimenti tributari e contributivi”. Pertanto le Regioni hanno chiesto al Governo l’impegno a rivedere immediatamente i tagli operati con il Decreto citato, ripristinando la dotazione prevista alla tabella C della legge di stabilità 2014.
Successivamente le Regioni in sede di Conferenza Unificata del 20 febbraio 2014 hanno espresso l’intesa sullo schema di decreto che ha ripartito per l’anno 2014 alle Regioni ed alle Province autonome €258.258.541,20. La Conferenza inoltre ha sottoposto al Governo, in relazione all’espressione delle intese sia su tale provvedimento che su quello inerente il riparto del Fondo per le non autosufficienze anno 2014, un documento approvato quale Intesa Quadro per le Politiche Sociali, nel quale sono state evidenziate alcune questioni fondamentali. In particolare: l’esigenza di avere una stabilità finanziaria almeno triennale e incrementale a partire dal 2014; un’organizzazione meno frazionata delle politiche sociali nei Dipartimenti di settore che porti altresì ad una confluenza delle risorse; la valorizzazione concreta di politiche integrate, anche con l’apporto di altri Ministeri ed il rafforzamento, nel rispetto dei modelli di governance delle Regioni, del confronto e del coinvolgimento delle Autonomie Locali.
Infine il  III volume del Dossier di documentazione riporta i finanziamenti relativi alle politiche sociali anni 2007-2014 con particolare riferimento a: Fondo per la non autosufficienza; Fondo per le politiche della famiglia, Fondo per le politiche giovanili, Fondo per le pari opportunità e Fondo minori stranieri non accompagnati.

Nei tre volumi in cui è stato suddiviso il Dossier curato dal settore “Salute e Politiche sociali” della Segreteria della Conferenza dalle Regioni, il lavoro di documentazione si distingue in questo modo:

–        Il I e il II volume del presente Dossier di documentazione riportano i finanziamenti relativi al Fondo nazionale politiche sociali (FNPS) anni 2004-2014. Il periodo preso in esame è significativo per le Regioni che nel 2004 hanno avuto il finanziamento più cospicuo – 1000 milioni di euro – , dimezzato nell’anno successivo e poi gradualmente, ma non totalmente, recuperato grazie ad un percorso in sede di Conferenza delle Regioni e delle Province autonome di particolare attenzione al FNPS. Nel dossier sono raccolti gli atti repertoriati della Conferenza Unificata relativi ai riparti del fondo, gli stralci dei documenti della Conferenza recanti parere ed osservazioni ai DPEF ed ai DDL delle finanziarie proposti dal Governo. Le tabelle conclusive del dossier riportano i finanziamenti del Fondo nazionale Politiche Sociali.

–        Il III volume del Dossier di documentazione riporta i finanziamenti relativi alle politiche sociali anni 2007-2014 con particolare riferimento a: Fondo per la non autosufficienza; Fondo per le politiche della famiglia, Fondo per le politiche giovanili, Fondo per le pari opportunità e Fondo minori stranieri non accompagnati. La certezza di risorse in questo settore che serve  garantire ai cittadini servizi sociali programmati sul territorio e rivolti spesso alle fasce sociali più deboli, alla famiglia, agli anziani, ai minori, ai disabili è stata sollecitata con forza dalle Regioni al Governo ogni anno in vista delle manovre finanziarie. Nel dossier sono raccolti gli atti repertoriati della Conferenza Unificata relativi ai riparti dei fondi più significativi del settore. Le tabelle conclusive del dossier riportano i finanziamenti dei Fondi più rilevanti nel sociale.



FONDO NAZIONALE POLITICHE SOCIALI 2004-2014

  Anno Tabella C – Legge   Finanziaria/stabilità Fondo nazionale Politiche   sociali Quota Regioni e Province   autonome Intesa Conferenza Unificata
2004 Legge 350/2003 (Legge   finanziaria 2004) € 1.215.333.000 € 1.884.346.940 € 1.000.000.000 20/05/2004
2005 Legge 311/2004 (Legge   finanziaria 2005) € 1.193.767.000 € 1.308.080.940 € 518.000.000 14/07/2005
2006 Legge 266/2005 (Legge   finanziaria 2006) € 1.157.000.000 € 1.624.922.940 € 775.000.000 27/07/2006
2007 Legge 296/2006 (Legge   finanziaria 2007) € 1.635.141.000 € 1.564.917.148 745.000.000*  (+ 186.237.791 +   25.000.000 = 956.237.791) 10/05/2007
2008 Legge 244/2007 (Legge   finanziaria 2008) € 1.582.815.000 € 1.464.233.696 656.451.148,80  (+ 14.346.265,00 =   670.797.413,80) – quota integrata con lettera del Ministero del Lavoro, della   Salute e delle Politiche Sociali del 21/01/2009 13/11/2008
2009 Legge 203/2008 (Legge   finanziaria 2009) € 1.311.555.000 € 1.420.580.157 € 518.226.539 29/10/2009
2010 Legge191/2009 (Legge finanziaria   2010) € 1.174.944.000 € 435.257.959 € 380.222.941 08/07/2010
2011 Legge 220/2010 (Legge di   stabilità 2011) € 913.719.000 218.084.045** € 178.500.000 05/05/2011
2012 Legge di stabilità 183/2011   (Legge di stabilità 2012) € 69.954.000 € 43.722.702 € 10.680.362 25/07/2012MANCATA   INTESA
2013 Art. 1 comma 271 Legge 228/12   (Legge di stabilità 2013) € 344.178.000 € 300.000.000 24/01/2013
2014  Legge 147/2013 (Legge di stabilità 2014) € 317.000.000*** (Totale dopo i   tagli: € 297.417.713,00) € 262.618.000 20/02/2014

* 745.000.000 euro (Quota prevista dall’intesa). A tale importo si devono aggiungere: 186.237.791 euro per effetto del disaccantonamento delle somme di cui all’articolo 1, comma 507, della legge n. 296 del 2006 (finanziaria 2007), avvenuto ai sensi dell’articolo 7, comma 2, del decreto–legge 2 luglio 2007
** 218.084.045: la quota iniziale era pari a 273.874.000, poi il fondo ha subito dei tagli prima dalla Legge di stabilità 220/2010 per un importo pari a 161.383, poi dalle LeggI. L.10/2011 – L.111/2011 per un importo pari a: 55.790.
*** 317.000.000: l’importo è stato decurtato di 19 mln di euro:prima 2 milioni di euro in attuazione dell’art. 12 del DL 35/2013 convertito in Legge 64/2013 e poi 17 milioni con il decreto legge 28 gennaio 2014, n. 4: “Disposizioni urgenti in materia di emersione e rientro dei capitali all’estero nonché altre disposizioni urgenti in materia contributiva e di rinvio dei termini relativi ad adempimenti tributari e contributivi.

FONDO PER LE NON AUTOSUFFICIENZE 2007-2014

ANNO LEGGE   FINANZIARIA RISORSE INTESE   CONFERENZA UNIFICATA
2007 Legge n. 296/2006    art.1 comma 1264 – Finanziaria 2007 €   100.000.000,00(quota   effettiva destinata alle Regioni e alle Province autonome:€   99.000.000,00) – € 1.000.000,00: Ministero della Solidarietà Sociale 20/09/2007 (intesa ai sensi della legge n. 296/2006 –   Finanziaria 2007)
2008 Legge n. 244/2007 art. 2 comma 465 – Finanziaria 2008 €   300.000.000,00(200 da finanziaria 2007 + 100 incremento finanziaria   2008 art. 2 Comma 465)(quota   effettiva destinata alle Regioni e alle Province autonome:€   299.000.000,00) – € 1.000.000,00: Ministero della Solidarietà Sociale 20/03/2008 (intesa ai sensi della legge n. 296/2006 –   Finanziaria 2007)
2009 €   400.000.000,00(200 da   finanziaria 2007 + 200 incremento finanziaria 2008 art. 2 comma 465)(quota   effettiva destinata alle Regioni e alle Province autonome: € 399.000.000,00) – € 1.000.000,00:   Ministero della Solidarietà Sociale
2010 Legge n. 191/2009    art.2 comma 102 – Finanziaria 2010 €   400.000.000,00(   quota effettiva destinata alle Regioni e alle Province autonome:€   380.000.000,00) – € 20.000.000,00: Ministero del Lavoro e delle Politiche   Sociali 08/07/2010 (intesa ai sensi della legge n. 296/2006 –   Finanziaria 2007)
2011 Legge 220/2010 art.1 comma 40 €   100.000.000,00 (quota destinata esclusivamente alla realizzazione di   prestazioni, interventi e servizi assistenziali in favore di persone affette   da  SLA) 27/10/2011 l’intesa ha previsto anche l’utilizzo   per altre disabilità gravi(intesa    ai sensi della legge n. 296/2006 – Finanziaria 2007)
2012 IL FONDO NON E’ STATO FINANZIATO
2013 Legge 228/2012 – Legge di stabilità 2013 – art. 1   comma 272 €   275.000.000,00* 24/1/2013
2014 Legge 147/2013 – Legge di stabilità 2014 art. 1 commi   199 e 200 €   350.000.000 (quota effettivamente destinata alle Regioni e alle Province   autonome: € 340.000.000)275   milioni  inclusa  SLA e 75 milioni per Assistenza domiciliare  disabilità grave 20/2/2014

 

* L’art. 1 comma 109 della Legge 228/2012 stabilisce che   Le eventuali risorse derivanti dall’attuazione del  piano straordinario di verifiche nei confronti dei titolari di benefici di invalidità civile, cecità civile, sordità, handicap e disabilità, sono destinate ad incrementare il Fondo per le non auto sufficienze, sino alla concorrenza di 40 milioni di euro annui. Le predette risorse saranno opportunamente versate all’entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnate all’apposito capitolo dello stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali.

da newsletter – Regioni.it.

Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 5 dicembre 2013, n. 159 “Regolamento concernente la revisione delle modalità di determinazione e i campi di applicazione dell’Indicatore della situazione economica equivalente (ISEE).” (Pubblicato in Gazzetta Ufficiale del 24 gennaio 2014, n. 19)


Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 5 dicembre 2013, n. 159

Regolamento concernente la revisione delle modalità di determinazione e i campi di applicazione dell’Indicatore della situazione economica equivalente (ISEE).”

(Pubblicato in Gazzetta Ufficiale del 24 gennaio 2014, n. 19)

IL PRESIDENTE
DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Vista la legge 23 agosto 1988, n. 400;

Visto il decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 109, e successive modificazioni, concernente criteri unificati di valutazione della situazione economica dei soggetti che richiedono prestazioni sociali agevolate;

Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 7 maggio 1999, n. 221, recante «Regolamento concernente le modalità attuative e gli ambiti di applicazione dei criteri unificati di valutazione della situazione economica dei soggetti che richiedono prestazioni sociali agevolate», e successive modificazioni;

Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 18 maggio 2001, con il quale sono stati approvati i modelli-tipo della dichiarazione sostitutiva unica e dell’attestazione, nonchè delle relative istruzioni, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 6 luglio 2001, n. 155;

Visto l’articolo 65 della legge 23 dicembre 1998, n. 448, in materia di assegno ai nuclei familiari con almeno tre figli minori;

Visto l’articolo 74 del decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, in materia di assegno di maternità di base;

Visto il decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, che all’articolo 5 prevede che con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, previo parere delle Commissioni parlamentari competenti, siano rivisti le modalità di determinazione e i campi di applicazione dell’Indicatore della situazione economica equivalente (ISEE);

Visto il decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, che: all’articolo 23, comma 12-bis, disciplina l’abrogazione del citato decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 109, nonchè del citato decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 7 maggio 1999, n. 221, a far data dai 30 giorni dall’entrata in vigore delle disposizioni di approvazione del nuovo modello di dichiarazione sostitutiva unica concernente le informazioni necessarie per la determinazione dell’ISEE, attuative del presente decreto; all’articolo 23, comma 12-ter, prevede che le informazioni comunicate ai sensi dell’articolo 7, sesto comma, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 605, e del comma 2, dell’articolo 11, del citato decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, siano altresì utilizzate ai fini della semplificazione degli adempimenti dei cittadini in merito alla compilazione della dichiarazione sostitutiva unica, nonchè in sede di controllo sulla veridicità dei dati dichiarati nella medesima dichiarazione;

Ravvisata la necessità di definire nel presente decreto, al fine di una migliore integrazione con le modalità di determinazione dell’ISEE, anche le modalità con cui viene rafforzato il sistema dei controlli dell’ISEE che, ai sensi del citato articolo 5 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, sono da adottare con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze;

Acquisito il parere del Garante per la protezione dei dati personali in data 22 novembre 2012;

Acquisita l’intesa della Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, sancita nella seduta del 13 giugno 2013 ai sensi dell’articolo 3 del medesimo decreto legislativo;

Udito il parere del Consiglio di Stato, espresso dalla Sezione consultiva per gli atti normativi nelle adunanze del 6 dicembre e del 4 luglio 2013;

Acquisito il parere delle competenti Commissioni parlamentari;

Sulla proposta del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze;

Adotta

il seguente regolamento:

Art. 1
Definizioni

1. Ai fini del presente decreto valgono le seguenti definizioni:

a) «ISEE»: indicatore della situazione economica equivalente;

b) «ISE»: indicatore della situazione economica;

c) «Scala di equivalenza»: la scala di cui all’allegato 1, che costituisce parte integrante del presente decreto;

d) «Prestazioni sociali»: si intendono, ai sensi dell’articolo 128, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, nonchè dell’articolo 1, comma 2, della legge 8 novembre 2000, n. 328, tutte le attività relative alla predisposizione ed erogazione di servizi, gratuiti ed a pagamento, o di prestazioni economiche destinate a rimuovere e superare le situazioni di bisogno e di difficoltà che la persona umana incontra nel corso della sua vita, escluse soltanto quelle assicurate dal sistema previdenziale e da quello sanitario, nonchè quelle assicurate in sede di amministrazione della giustizia;

e) «Prestazioni sociali agevolate»: prestazioni sociali non destinate alla generalità dei soggetti, ma limitate a coloro in possesso di particolari requisiti di natura economica, ovvero prestazioni sociali non limitate dal possesso di tali requisiti, ma comunque collegate nella misura o nel costo a determinate situazioni economiche, fermo restando il diritto ad usufruire delle prestazioni e dei servizi assicurati a tutti dalla Costituzione e dalle altre disposizioni vigenti;

f) «Prestazioni agevolate di natura sociosanitaria»: prestazioni sociali agevolate assicurate nell’ambito di percorsi assistenziali integrati di natura sociosanitaria rivolte a persone con disabilità e limitazioni dell’autonomia, ovvero interventi in favore di tali soggetti:

1) di sostegno e di aiuto domestico familiare finalizzati a favorire l’autonomia e la permanenza nel proprio domicilio;

2) di ospitalità alberghiera presso strutture residenziali e semiresidenziali, incluse le prestazioni strumentali ed accessorie alla loro fruizione, rivolte a persone non assistibili a domicilio;

3) atti a favorire l’inserimento sociale, inclusi gli interventi di natura economica o di buoni spendibili per l’acquisto di servizi;

g) «Prestazioni agevolate rivolte a minorenni»: prestazioni sociali agevolate rivolte a beneficiari minorenni, ovvero motivate dalla presenza nel nucleo familiare di componenti minorenni;

h) «Richiedente»: il soggetto che, essendone titolato sulla base della disciplina vigente, effettua la richiesta della prestazione sociale agevolata;

i) «Beneficiario»: il soggetto al quale è rivolta la prestazione sociale agevolata;

l) «Persone con disabilità media, grave o non autosufficienti»: persone per le quali sia stata accertata una delle condizioni descritte nella tabella di cui all’allegato 3, parte integrante del presente decreto;

m) «Ente erogatore»: ente competente alla disciplina dell’erogazione della prestazione sociale agevolata;

n) «DSU»: dichiarazione sostitutiva unica, di cui all’articolo 10;

o) «Dichiarante»: il soggetto, richiedente ovvero appartenente al nucleo familiare del richiedente, che sottoscrive la DSU.

Art. 2
ISEE

1. L’ISEE è lo strumento di valutazione, attraverso criteri unificati, della situazione economica di coloro che richiedono prestazioni sociali agevolate. La determinazione e l’applicazione dell’indicatore ai fini dell’accesso alle prestazioni sociali agevolate, nonchè della definizione del livello di compartecipazione al costo delle medesime, costituisce livello essenziale delle prestazioni, ai sensi dell’articolo 117, secondo comma, lettera m), della Costituzione, fatte salve le competenze regionali in materia di normazione, programmazione e gestione delle politiche sociali e socio-sanitarie e ferme restando le prerogative dei comuni. In relazione a tipologie di prestazioni che per la loro natura lo rendano necessario e ove non diversamente disciplinato in sede di definizione dei livelli essenziali relativi alle medesime tipologie di prestazioni, gli enti erogatori possono prevedere, accanto all’ISEE, criteri ulteriori di selezione volti ad identificare specifiche platee di beneficiari, tenuto conto delle disposizioni regionali in materia e delle attribuzioni regionali specificamente dettate in tema di servizi sociali e socio-sanitari. È comunque fatta salva la valutazione della condizione economica complessiva del nucleo familiare attraverso l’ISEE.

2. L’ISEE è calcolato, con riferimento al nucleo familiare di appartenenza del richiedente, di cui all’articolo 3, come rapporto tra l’ISE, di cui al comma 3, e il parametro della scala di equivalenza corrispondente alla specifica composizione del nucleo familiare.

3. L’ISE è la somma dell’indicatore della situazione reddituale, determinato ai sensi dell’articolo 4, e del venti per cento dell’indicatore della situazione patrimoniale, determinato ai sensi dell’articolo 5.

4. L’ISEE differisce sulla base della tipologia di prestazione richiesta, secondo le modalità stabilite agli articoli 6, 7 e 8, limitatamente alle seguenti:

a) prestazioni agevolate di natura sociosanitaria;

b) prestazioni agevolate rivolte a minorenni, in presenza di genitori non conviventi;

c) prestazioni per il diritto allo studio universitario.

5. L’ISEE può essere sostituito da analogo indicatore, definito «ISEE corrente» e calcolato con riferimento ad un periodo di tempo più ravvicinato al momento della richiesta della prestazione, quando ricorrano le condizioni di cui all’articolo 9 e secondo le modalità ivi descritte.

6. L’ISEE è calcolato sulla base delle informazioni raccolte con il modello di DSU, di cui all’articolo 10, e delle altre informazioni disponibili negli archivi dell’INPS e dell’Agenzia delle entrate acquisite dal sistema informativo dell’ISEE, ai sensi dell’articolo 11.

Art. 3
Nucleo familiare

1. Il nucleo familiare del richiedente è costituito dai soggetti componenti la famiglia anagrafica alla data di presentazione della DSU, fatto salvo quanto stabilito dal presente articolo.

2. I coniugi che hanno diversa residenza anagrafica fanno parte dello stesso nucleo familiare. A tal fine, identificata di comune accordo la residenza familiare, il coniuge con residenza anagrafica diversa è attratto ai fini del presente decreto nel nucleo la cui residenza anagrafica coincide con quella familiare. In caso di mancato accordo, la residenza familiare è individuata nell’ultima residenza comune ovvero, in assenza di una residenza comune, nella residenza del coniuge di maggior durata. Il coniuge iscritto nelle anagrafi dei cittadini italiani residenti all’estero (AIRE), ai sensi della legge 27 ottobre 1988, n. 470, è attratto ai fini del presente decreto, nel nucleo anagrafico dell’altro coniuge.

3. I coniugi che hanno diversa residenza anagrafica costituiscono nuclei familiari distinti esclusivamente nei seguenti casi:

a) quando è stata pronunciata separazione giudiziale o è intervenuta l’omologazione della separazione consensuale ai sensi dell’articolo 711 del codice di procedura civile, ovvero quando è stata ordinata la separazione ai sensi dell’articolo 126 del codice civile;

b) quando la diversa residenza è consentita a seguito dei provvedimenti temporanei ed urgenti di cui all’articolo 708 del codice di procedura civile;

c) quando uno dei coniugi è stato escluso dalla potestà sui figli o è stato adottato, ai sensi dell’aricolo 333 del codice civile, il provvedimento di allontanamento dalla residenza familiare;

d) quando si è verificato uno dei casi di cui all’articolo 3 della legge 1° dicembre 1970, n. 898, e successive modificazioni, ed è stata proposta domanda di scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio;

e) quando sussiste abbandono del coniuge, accertato in sede giurisdizionale o dalla pubblica autorità competente in materia di servizi sociali.

4. Il figlio minore di anni 18 fa parte del nucleo familiare del genitore con il quale convive. Il minore che si trovi in affidamento preadottivo fa parte del nucleo familiare dell’affidatario, ancorchè risulti nella famiglia anagrafica del genitore. Il minore in affidamento temporaneo ai sensi dell’articolo 2 della legge 4 maggio 1983, n. 184, e successive modificazioni, è considerato nucleo familiare a sè stante, fatta salva la facoltà del genitore affidatario di considerarlo parte del proprio nucleo familiare. Il minore in affidamento e collocato presso comunità è considerato nucleo familiare a sè stante.

5. Il figlio maggiorenne non convivente con i genitori e a loro carico ai fini IRPEF, nel caso non sia coniugato e non abbia figli, fa parte del nucleo familiare dei genitori. Nel caso i genitori appartengano a nuclei familiari distinti, il figlio maggiorenne, se a carico di entrambi, fa parte del nucleo familiare di uno dei genitori, da lui identificato.

6. Il soggetto che si trova in convivenza anagrafica ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 1989, n. 223, è considerato nucleo familiare a sè stante, salvo che debba essere considerato componente del nucleo familiare del coniuge, ai sensi del comma 2. Il figlio minorenne fa parte del nucleo del genitore con cui conviveva prima dell’ingresso in convivenza anagrafica, fatto salvo quanto previsto al comma 4. Se della medesima convivenza anagrafica fanno parte il genitore e il figlio minorenne, quest’ultimo è considerato componente dello stesso nucleo familiare del genitore.

Art. 4
Indicatore della situazione reddituale

1. L’indicatore della situazione reddituale è determinato sulla base dei redditi e delle spese e franchigie di cui ai commi seguenti, riferite a ciascun componente ovvero al nucleo familiare. Ai fini del calcolo dell’indicatore, il reddito di ciascun componente il nucleo familiare è ottenuto sommando i redditi di cui al comma 2 al netto degli importi di cui al comma 3. Dalla somma dei redditi di cui al periodo precedente per l’insieme dei componenti sono detratte le spese o le franchigie riferite al nucleo familiare di cui al comma 4. I redditi e gli importi di cui ai commi 2 e 3 sono riferiti al secondo anno solare precedente la presentazione della DSU. Le spese o le franchigie di cui al comma 4 sono riferite all’anno solare precedente la presentazione della DSU.

2. Il reddito di ciascun componente il nucleo familiare è ottenuto sommando le seguenti componenti:

a) reddito complessivo ai fini IRPEF;

b) redditi soggetti a imposta sostitutiva o a ritenuta a titolo d’imposta;

c) ogni altra componente reddituale esente da imposta, nonchè i redditi da lavoro dipendente prestato all’estero tassati esclusivamente nello stato estero in base alle vigenti convenzioni contro le doppie imposizioni;

d) i proventi derivanti da attività agricole, svolte anche in forma associata, per le quali sussiste l’obbligo alla presentazione della dichiarazione IVA; a tal fine va assunta la base imponibile determinata ai fini dell’IRAP, al netto dei costi del personale a qualunque titolo utilizzato;

e) assegni per il mantenimento di figli effettivamente percepiti;

f) trattamenti assistenziali, previdenziali e indennitari, incluse carte di debito, a qualunque titolo percepiti da amministrazioni pubbliche, laddove non siano già inclusi nel reddito complessivo di cui alla lettera a);

g) redditi fondiari relativi ai beni non locati soggetti alla disciplina dell’IMU, di cui all’articolo 13 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, nonchè agli articoli 8 e 9 del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23, se compatibili con la predetta disciplina, non indicati nel reddito complessivo di cui alla lettera a), comma 1, del presente articolo. A tal fine i redditi dei fabbricati si assumono rivalutando la rendita catastale del 5 per cento e i redditi dei terreni si assumono rivalutando il reddito dominicale e il reddito agrario, rispettivamente, dell’80 per cento e del 70 per cento. Nell’importo devono essere considerati i redditi relativi agli immobili all’estero non locati soggetti alla disciplina dell’imposta sul valore degli immobili situati all’estero di cui al comma 15 dell’articolo 19 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, non indicati nel reddito complessivo di cui alla lettera a), comma 1, del presente articolo, assumendo la base imponibile determinata ai sensi dell’articolo 70, comma 2, del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917;

h) il reddito figurativo delle attività finanziarie, determinato applicando al patrimonio mobiliare complessivo del nucleo familiare, individuato secondo quanto indicato all’articolo 5 con la sola esclusione dei depositi e conti correnti bancari e postali, di cui al medesimo articolo 5, comma 4, lettera a), il tasso di rendimento medio annuo dei titoli decennali del Tesoro ovvero, ove inferiore, il tasso di interesse legale vigente al 1° gennaio maggiorato di un punto percentuale;

i) il reddito lordo dichiarato ai fini fiscali nel paese di residenza da parte degli appartenenti al nucleo, ai sensi dell’articolo 3, comma 2, iscritti nelle anagrafi dei cittadini italiani residenti all’estero (AIRE), convertito in euro al cambio vigente al 31 dicembre dell’anno di riferimento del reddito.

3. All’ammontare del reddito di cui al comma 2, deve essere sottratto fino a concorrenza:

a) l’importo degli assegni periodici effettivamente corrisposti al coniuge, anche se residente all’estero, in seguito alla separazione legale ed effettiva o allo scioglimento, annullamento o alla cessazione degli effetti civili del matrimonio come indicato nel provvedimento dell’autorità giudiziaria. Nell’importo devono essere considerati gli assegni destinati al mantenimento dei figli;

b) l’importo degli assegni periodici effettivamente corrisposti per il mantenimento dei figli conviventi con l’altro genitore, nel caso in cui i genitori non siano coniugati, nè legalmente ed effettivamente separati e non vi sia provvedimento dell’autorità giudiziaria che ne stabilisce l’importo;

c) fino ad un massimo di 5.000 euro, le spese sanitarie per disabili, le spese per l’acquisto di cani guida e le spese sostenute per servizi di interpretariato dai soggetti riconosciuti sordi, indicate in dichiarazione dei redditi tra le spese per le quali spetta la detrazione d’imposta, nonchè le spese mediche e di assistenza specifica per i disabili indicate in dichiarazione dei redditi tra le spese e gli oneri per i quali spetta la deduzione dal reddito complessivo;

d) l’importo dei redditi agrari relativi alle attività indicate dall’articolo 2135 del codice civile svolte, anche in forma associata, dai soggetti produttori agricoli titolari di partita IVA, obbligati alla presentazione della dichiarazione ai fini dell’IVA;

e) fino ad un massimo di 3.000 euro, una quota dei redditi da lavoro dipendente, nonchè degli altri redditi da lavoro ad essi assimilati a fini fiscali, pari al 20 per cento dei redditi medesimi;

f) fino ad un massimo di 1.000 euro e alternativamente a quanto previsto alla lettera e), una quota dei redditi da pensione inclusi nel reddito complessivo di cui al comma 2, lettera a), nonchè dei trattamenti di cui al comma 2, lettera f), pari al 20 per cento dei redditi ovvero dei trattamenti medesimi.

4. Dalla somma dei redditi dei componenti il nucleo, come determinata ai sensi dei commi precedenti, si sottraggono, fino a concorrenza, le seguenti spese o franchigie riferite al nucleo familiare:

a) nel caso il nucleo familiare risieda in abitazione in locazione, il valore del canone annuo previsto nel contratto di locazione, del quale sono dichiarati gli estremi di registrazione, per un ammontare massimo, fino a concorrenza, di 7.000 euro, incrementato di 500 euro per ogni figlio convivente successivo al secondo; la detrazione è alternativa a quella per i nuclei residenti in abitazione di proprietà, di cui all’articolo 5, comma 2.

b) nel caso del nucleo facciano parte persone non autosufficienti, per ciascuna di esse, la spesa sostenuta, inclusiva dei contributi versati, per collaboratori domestici e addetti all’assistenza personale, come risultante dalla dichiarazione di assunzione presentata all’INPS e dai contributi versati al medesimo istituto, nel limite dell’ammontare dei trattamenti di cui al comma 2, lettera f), al netto della detrazione di cui al comma 3, lettera f), di cui la persona non autosufficiente risulti beneficiaria, fatto salvo quanto previsto all’articolo 6, comma 3, lettera a). Le spese per assistenza personale possono essere sottratte dalla somma dei redditi anche nel caso di acquisizione dei servizi medesimi presso enti fornitori, purchè sia conservata ed esibita a richiesta idonea documentazione attestante la spesa sostenuta e la tipologia di servizio fornita;

c) alternativamente a quanto previsto alla lettera b), nel caso del nucleo facciano parte persone non autosufficienti, per ciascuna di esse, in caso di ricovero presso strutture residenziali nell’ambito di percorsi assistenziali integrati di natura sociosanitaria, l’ammontare della retta versata per l’ospitalità alberghiera, fatto salvo quanto previsto all’articolo 6, comma 3, lettera a);

d) nel caso del nucleo facciano parte:

1) persone con disabilità media, per ciascuna di esse, una franchigia pari ad 4.000 euro, incrementate a 5.500 se minorenni;

2) persone con disabilità grave, per ciascuna di esse, una franchigia pari a 5.500 euro, incrementate a 7.500 se minorenni;

3) persone non autosufficienti, per ciascuna di esse, una franchigia pari a 7.000 euro, incrementate a 9.500 se minorenni.

Le franchigie di cui alla presente lettera possono essere alternativamente sottratte, fino a concorrenza, dal valore dell’ISE.

5. Nel caso colui per il quale viene richiesta la prestazione sia già beneficiario di uno dei trattamenti di cui al comma 2, lettera f), ed ai soli fini dell’accertamento dei requisiti per il mantenimento del trattamento stesso, al valore dell’ISEE è sottratto dall’ente erogatore l’ammontare del trattamento percepito dal beneficiario nell’anno precedente la presentazione della DSU rapportato al corrispondente parametro della scala di equivalenza.

Art. 5
Indicatore della situazione patrimoniale

1. L’indicatore della situazione patrimoniale è determinato sommando, per ciascun componente del nucleo familiare, il valore del patrimonio immobiliare di cui ai commi 2 e 3, nonchè del patrimonio mobiliare di cui al comma 4.

2. Il patrimonio immobiliare è pari al valore dei fabbricati, delle aree fabbricabili e dei terreni, intestati a persone fisiche non esercenti attività d’impresa, quale definito ai fini IMU al 31 dicembre dell’anno precedente a quello di presentazione della DSU, indipendentemente dal periodo di possesso nell’anno. Il valore è così determinato anche in caso di esenzione dal pagamento dell’imposta. Dal valore così determinato di ciascun fabbricato, area o terreno, si detrae, fino a concorrenza, l’ammontare dell’eventuale debito residuo alla data del 31 dicembre dell’anno precedente la presentazione della DSU per mutui contratti per l’acquisto dell’immobile o per la costruzione del fabbricato. Per i nuclei familiari residenti in abitazione di proprietà, il valore della casa di abitazione, come sopra determinato, al netto del mutuo residuo, non rileva ai fini del calcolo del patrimonio immobiliare se inferiore alla soglia di 52.500 euro, incrementata di 2.500 euro per ogni figlio convivente successivo al secondo. Se superiore alle predette soglie, il valore rileva in misura pari a due terzi della parte eccedente.

3. Il patrimonio immobiliare all’estero è pari a quello definito ai fini dell’imposta sul valore degli immobili situati all’estero di cui al comma 15 dell’articolo 19 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, riferito alla medesima data di cui al comma 2, indipendentemente dal periodo di possesso nell’anno. Dal valore così determinato di ciascun immobile, si detrae, fino a concorrenza, l’ammontare dell’eventuale debito residuo alla data del 31 dicembre dell’anno precedente la presentazione della DSU per mutui contratti per l’acquisto dell’immobile o per la costruzione del fabbricato.

4. Il patrimonio mobiliare è costituito dalle componenti di seguito specificate, anche detenute all’estero, possedute alla data del 31 dicembre dell’anno precedente a quello di presentazione della DSU, fatto salvo quanto diversamente disposto con riferimento a singole componenti:

a) depositi e conti correnti bancari e postali, per i quali va assunto il valore del saldo contabile attivo, al lordo degli interessi, al 31 dicembre dell’anno precedente a quello di presentazione della DSU, ovvero, se superiore, il valore della consistenza media annua riferita al medesimo anno. Qualora nell’anno precedente si sia proceduto all’acquisto di componenti del patrimonio immobiliare, di cui ai commi 2 e 3, ovvero a variazioni ad incremento di altre componenti del patrimonio mobiliare, di cui al presente comma, per un ammontare superiore alla differenza tra il valore della consistenza media annua e del saldo al 31 dicembre, può essere assunto il valore del saldo contabile attivo al 31 dicembre dell’anno precedente, anche se inferiore alla consistenza media; ai soli fini di successivi controlli, nella DSU il valore della consistenza media annua va comunque indicato;

b) titoli di Stato ed equiparati, obbligazioni, certificati di deposito e credito, buoni fruttiferi ed assimilati, per i quali va assunto il valore nominale delle consistenze alla data del 31 dicembre dell’anno precedente a quello di presentazione della DSU;

c) azioni o quote di organismi di investimento collettivo di risparmio (O.I.C.R.) italiani o esteri, per le quali va assunto il valore risultante dall’ultimo prospetto redatto dalla società di gestione alla data di cui alla lettera b);

d) partecipazioni azionarie in società italiane ed estere quotate in mercati regolamentati, per le quali va assunto il valore rilevato alla data di cui alla lettera b), ovvero, in mancanza, nel giorno antecedente più prossimo;

e) partecipazioni azionarie in società non quotate in mercati regolamentati e partecipazioni in società non azionarie, per le quali va assunto il valore della frazione del patrimonio netto, determinato sulla base delle risultanze dell’ultimo bilancio approvato anteriormente alla data di presentazione della DSU, ovvero, in caso di esonero dall’obbligo di redazione del bilancio, determinato dalla somma delle rimanenze finali e dal costo complessivo dei beni ammortizzabili, al netto dei relativi ammortamenti, nonchè degli altri cespiti o beni patrimoniali;

f) masse patrimoniali, costituite da somme di denaro o beni non relativi all’impresa, affidate in gestione ad un soggetto abilitato ai sensi del decreto legislativo 23 luglio 1996, n. 415, per le quali va assunto il valore delle consistenze risultanti dall’ultimo rendiconto predisposto, secondo i criteri stabiliti dai regolamenti emanati dalla Commissione nazionale per le società e la borsa, dal gestore del patrimonio anteriormente alla data di cui alla lettera b);

g) altri strumenti e rapporti finanziari per i quali va assunto il valore corrente alla data di cui alla lettera b), nonchè contratti di assicurazione a capitalizzazione o mista sulla vita e di capitalizzazione per i quali va assunto l’importo dei premi complessivamente versati a tale ultima data, al netto degli eventuali riscatti, ivi comprese le polizze a premio unico anticipato per tutta la durata del contratto per le quali va assunto l’importo del premio versato; sono esclusi i contratti di assicurazione mista sulla vita per i quali alla medesima data non è esercitabile il diritto di riscatto;

h) il valore del patrimonio netto per le imprese individuali in contabilità ordinaria, ovvero il valore delle rimanenze finali e del costo dei beni ammortizzabili per le imprese individuali in contabilità semplificata, determinato con le stesse modalità indicate alla lettera e).

5. Per i rapporti di custodia, amministrazione, deposito e gestione cointestati anche a soggetti appartenenti a nuclei familiari diversi, il valore delle consistenze è assunto per la quota di spettanza.

6. Dal valore del patrimonio mobiliare, determinato ai sensi del comma 4, si detrae, fino a concorrenza, una franchigia pari a 6.000 euro, accresciuta di 2.000 euro per ogni componente il nucleo familiare successivo al primo, fino ad un massimo di 10.000 euro. La predetta soglia è incrementata di 1.000 euro per ogni figlio componente il nucleo familiare successivo al secondo. Tale franchigia non si applica ai fini della determinazione dell’indicatore della situazione reddituale, di cui all’articolo 4.

Art. 6
Prestazioni agevolate di natura socio-sanitaria

1. Per le prestazioni agevolate di natura socio-sanitaria rivolte a persone di maggiore età, l’ISEE è calcolato in riferimento al nucleo familiare di cui al comma 2, fatto salvo quanto previsto al comma 3. Per le medesime prestazioni rivolte a persone minori di anni 18, l’ISEE è calcolato nelle modalità di cui all’articolo 7.

2. Esclusivamente ai fini delle prestazioni di cui al presente articolo e fatta comunque salva la possibilità per il beneficiario di costituire il nucleo familiare secondo le regole ordinarie di cui all’articolo 3, il nucleo familiare del beneficiario è composto dal coniuge, dai figli minori di anni 18, nonchè dai figli maggiorenni, secondo le regole di cui ai commi da 2 a 6 dell’articolo 3.

3. Per le sole prestazioni erogate in ambiente residenziale a ciclo continuativo, valgono le seguenti regole:

a) le detrazioni di cui all’articolo 4, comma 4, lettere b) ed c), non si applicano;

b) in caso di presenza di figli del beneficiario non inclusi nel nucleo familiare ai sensi del comma 2, l’ISEE è integrato di una componente aggiuntiva per ciascun figlio, calcolata sulla base della situazione economica dei figli medesimi, avuto riguardo alle necessità del nucleo familiare di appartenenza, secondo le modalità di cui all’allegato 2, comma 1, che costituisce parte integrante del presente decreto. La componente non è calcolata:

1) quando al figlio ovvero ad un componente del suo nucleo sia stata accertata una delle condizioni di cui all’allegato 3;

2) quando risulti accertata in sede giurisdizionale o dalla pubblica autorità competente in materia di servizi sociali la estraneità del figlio in termini di rapporti affettivi ed economici;

c) le donazioni di cespiti parte del patrimonio immobiliare del beneficiario avvenute successivamente alla prima richiesta delle prestazioni di cui al presente comma continuano ad essere valorizzate nel patrimonio del donante. Allo stesso modo sono valorizzate nel patrimonio del donante, le donazioni effettuate nei 3 anni precedenti la richiesta di cui al periodo precedente, se in favore di persone tenute agli alimenti ai sensi dell’articolo 433 del codice civile.

Art. 7
Prestazioni agevolate rivolte a minorenni

1. Ai fini del calcolo dell’ISEE per le sole prestazioni sociali agevolate rivolte a minorenni, il genitore non convivente nel nucleo familiare, non coniugato con l’altro genitore, che abbia riconosciuto il figlio, fa parte del nucleo familiare del figlio, a meno che non ricorra uno dei seguenti casi:

a) quando il genitore risulti coniugato con persona diversa dall’altro genitore;
b) quando il genitore risulti avere figli con persona diversa dall’altro genitore;
c) quando con provvedimento dell’autorità giudiziaria sia stato stabilito il versamento di assegni periodici destinato al mantenimento dei figli;
d) quando sussiste esclusione dalla potestà sui figli o è stato adottato, ai sensi dell’articolo 333 del codice civile, il provvedimento di allontanamento dalla residenza familiare;
e) quando risulti accertato in sede giurisdizionale o dalla pubblica autorità competente in materia di servizi sociali la estraneità in termini di rapporti affettivi ed economici;

2. Per le prestazioni sociali agevolate rivolte ai componenti minorenni, in presenza di genitori non conviventi, qualora ricorrano i casi di cui alle lettere a) ed b) del comma 1, l’ISEE è integrato di una componente aggiuntiva, calcolata sulla base della situazione economica del genitore non convivente, secondo le modalità di cui all’allegato 2, comma 2, che costituisce parte integrante del presente decreto.

Art. 8
Prestazioni per il diritto allo studio universitario

1. Ai fini del calcolo dell’ISEE per le prestazioni erogate nell’ambito del diritto allo studio universitario, trovano applicazione le modalità definite ai commi successivi.

2. In presenza di genitori non conviventi con lo studente che ne fa richiesta, il richiedente medesimo fa parte del nucleo familiare dei genitori, a meno che non ricorrano entrambi i seguenti requisiti:

a) residenza fuori dall’unità abitativa della famiglia di origine, da almeno due anni rispetto alla data di presentazione della domanda di iscrizione per la prima volta a ciascun corso di studi, in alloggio non di proprietà di un suo membro;
b) presenza di una adeguata capacità di reddito, definita con il decreto ministeriale di cui all’articolo 7, comma 7, del decreto legislativo 29 marzo 2012, n. 68.

3. I genitori dello studente richiedente tra loro non conviventi fanno parte dello stesso nucleo familiare, definito secondo le modalità di cui all’articolo 3, comma 2, ad eccezione dei casi di cui all’articolo 3, comma 3, se coniugati, e dei casi di cui all’articolo 7, comma 1, se non coniugati. Qualora ricorrano i casi di cui all’articolo 7, comma 1, l’ISEE è integrato di una componente aggiuntiva, calcolata sulla base della condizione economica del genitore non convivente, secondo le modalità di cui all’allegato 2, comma 2, parte integrante del presente decreto.

4. Il nucleo familiare del richiedente i benefici per i corsi di dottorato di ricerca è formato esclusivamente dallo stesso richiedente, dal coniuge, dai figli minori di anni 18, nonchè dai figli maggiorenni, secondo le regole di cui ai commi da 2 a 5 dell’articolo 3, e fatta comunque salva la possibilità per il beneficiario di costituire il nucleo familiare secondo le regole ordinarie di cui all’articolo 3.

5. Ai sensi dell’articolo 8, comma 3, del decreto legislativo 29 marzo 2012, n. 68, la condizione economica degli studenti stranieri o degli studenti italiani residenti all’estero viene definita attraverso l’Indicatore della situazione economica equivalente all’estero, calcolato come la somma dei redditi percepiti all’estero e del 20 per cento dei patrimoni posseduti all’estero, valutati secondo le modalità di cui all’articolo 7, comma 7, del decreto legislativo 29 marzo 2012, n. 68.

Art. 9
ISEE corrente

1. In presenza di un ISEE in corso di validità, può essere calcolato un ISEE corrente, riferito ad un periodo di tempo più ravvicinato al momento della richiesta della prestazione, qualora vi sia una rilevante variazione nell’indicatore, come determinata ai sensi del comma 2, e al contempo si sia verificata, per almeno uno dei componenti il nucleo familiare, nei 18 mesi precedenti la richiesta della prestazione, una delle seguenti variazioni della situazione lavorativa:

a) lavoratore dipendente a tempo indeterminato per cui sia intervenuta una risoluzione del rapporto di lavoro o una sospensione dell’attività lavorativa o una riduzione della stessa;
b) lavoratori dipendenti a tempo determinato ovvero impiegati con tipologie contrattuali flessibili, che risultino non occupati alla data di presentazione della DSU, e che possano dimostrare di essere stati occupati nelle forme di cui alla presente lettera per almeno 120 giorni nei dodici mesi precedenti la conclusione dell’ultimo rapporto di lavoro;
c) lavoratori autonomi, non occupati alla data di presentazione della DSU, che abbiano cessato la propria attività, dopo aver svolto l’attività medesima in via continuativa per almeno dodici mesi.

2. L’ISEE corrente può essere calcolato solo in caso di variazioni superiori al 25 per cento dell’indicatore della situazione reddituale corrente, calcolato ai sensi dei commi 3 e 4, rispetto all’indicatore della situazione reddituale calcolato in via ordinaria, ai sensi dell’articolo 4.

3. L’indicatore della situazione reddituale corrente è ottenuto aggiornando i redditi per ciascun componente il nucleo familiare nelle condizioni di cui al comma 1, mediante la compilazione del modulo sostitutivo, di cui all’articolo 10, comma 4, lettera d), facendo riferimento ai seguenti redditi:

a) redditi da lavoro dipendente, pensione ed assimilati conseguiti nei dodici mesi precedenti a quello di richiesta della prestazione;
b) redditi derivanti da attività d’impresa o di lavoro autonomo, svolte sia in forma individuale che di partecipazione, individuati secondo il principio di cassa come differenza tra i ricavi e i compensi percepiti nei dodici mesi precedenti a quello di richiesta della prestazione e le spese sostenute nello stesso periodo nell’esercizio dell’attività;
c) trattamenti assistenziali, previdenziali e indennitari, incluse carte di debito, a qualunque titolo percepiti da amministrazioni pubbliche, non già inclusi nel reddito di cui alla lettera a), conseguiti nei dodici mesi precedenti a quello di richiesta della prestazione.

Nei casi di cui al comma 1, lettera a), i redditi di cui al presente comma possono essere ottenuti moltiplicando per 6 i redditi conseguiti nei due mesi antecedenti la presentazione della DSU.

4. Ai fini del calcolo dell’indicatore della situazione reddituale corrente, per i componenti il nucleo familiare nelle condizioni di cui al comma 1, i redditi e i trattamenti di cui al comma 3, sostituiscono i redditi e i trattamenti di analoga natura utilizzati per il calcolo dell’ISEE in via ordinaria.

5. Fermi restando l’indicatore della situazione patrimoniale e il parametro della scala di equivalenza, l’ISEE corrente è ottenuto sostituendo all’indicatore della situazione reddituale calcolato in via ordinaria il medesimo indicatore calcolato ai sensi del comma 4.

6. Il richiedente l’ISEE corrente, oltre al modulo sostitutivo della DSU, presenta la documentazione e certificazione attestante la variazione della condizione lavorativa, di cui al comma 1, nonchè le componenti reddituali aggiornate, di cui al comma 3.

7. L’ISEE corrente ha validità di due mesi dal momento della presentazione del modulo sostitutivo della DSU ai fini della successiva richiesta della erogazione delle prestazioni.

Art. 10
Dichiarazione sostitutiva unica (DSU)

1. Il richiedente presenta un’unica dichiarazione sostitutiva in riferimento al nucleo familiare di cui all’articolo 3, ai sensi del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, e successive modificazioni, concernente le informazioni necessarie per la determinazione dell’ISEE. La DSU ha validità dal momento della presentazione al 15 gennaio dell’anno successivo.

2. È lasciata facoltà al cittadino di presentare entro il periodo di validità della DSU una nuova dichiarazione, qualora intenda far rilevare i mutamenti delle condizioni familiari ed economiche ai fini del calcolo dell’ISEE del proprio nucleo familiare. Gli enti erogatori possono stabilire per le prestazioni da essi erogate la decorrenza degli effetti di tali nuove dichiarazioni. È comunque lasciata facoltà agli enti erogatori di chiedere la presentazione di una DSU aggiornata nel caso di variazioni del nucleo familiare ovvero in presenza di elementi di informazione da cui risulti il possibile verificarsi delle condizioni di cui all’articolo 9.

3. Con provvedimento del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze, su proposta dell’INPS, sentita l’Agenzia delle entrate e il Garante per la protezione dei dati personali, è approvato il modello tipo della DSU e dell’attestazione, nonchè delle relative istruzioni per la compilazione. Il modello contiene l’informativa di cui all’articolo 13 del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196. Con il medesimo provvedimento si definiscono le modalità con cui l’attestazione, il contenuto della DSU, nonchè gli altri elementi informativi necessari al calcolo dell’ISEE possono essere resi disponibili al dichiarante per il tramite dei soggetti incaricati della ricezione della DSU ai sensi dell’articolo 11, comma 4. In sede di prima applicazione, il provvedimento è adottato entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto e di esso viene data adeguata pubblicità dagli enti locali anche attraverso i propri uffici di relazione con il pubblico e i propri siti internet.

4. La DSU ha carattere modulare, componendosi di:

a) un modello base relativo al nucleo familiare;
b) fogli allegati relativi ai singoli componenti;
c) moduli aggiuntivi, di cui è necessaria la compilazione qualora rilevino ai fini del computo dell’ISEE le componenti aggiuntive, di cui all’allegato 2;
d) moduli sostitutivi, in caso di richiesta dell’ISEE corrente, di cui all’articolo 9;
e) moduli integrativi, nel caso si verifichino le condizioni di cui all’articolo 11, commi 7 e 8, nonchè del comma 7, lettera e), primo periodo, del presente articolo.

I moduli aggiuntivi, sostitutivi e integrativi possono essere compilati in via complementare successivamente alla presentazione della DSU. Nel caso le componenti autocertificate di cui ai commi 7 e 8 non siano variate rispetto ad una eventuale DSU precedente, il richiedente può presentare una dichiarazione semplificata.

5. Ai soli fini dell’accesso alle prestazioni agevolate di natura socio sanitaria, il dichiarante può compilare la DSU riferita al nucleo familiare ristretto definito secondo le regole di cui all’articolo 6, comma 2. Qualora nel corso di validità di tale DSU sia necessario reperire informazioni su altri soggetti ai fini del calcolo dell’ISEE per la richiesta di altre prestazioni sociali agevolate, il dichiarante integra la DSU in corso di validità mediante la compilazione dei soli fogli allegati relativi ai componenti del nucleo non già inclusi.

6. La DSU è presentata ai comuni o ai centri di assistenza fiscale previsti dall’articolo 32 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, o direttamente all’amministrazione pubblica in qualità di ente erogatore al quale è richiesta la prima prestazione o alla sede dell’INPS competente per territorio. È comunque consentita la presentazione della DSU all’INPS, in via telematica, direttamente a cura del richiedente. A tal fine, l’INPS rende disponibili modalità di compilazione telematica assistita della DSU.

7. Ai fini della presentazione della DSU, sono autodichiarate dal dichiarante:

a) la composizione del nucleo familiare e le informazioni necessarie ai fini della determinazione del valore della scala di equivalenza;

b) l’indicazione di eventuali soggetti rilevanti ai fini del calcolo delle componenti aggiuntive di cui all’allegato 2, nonchè le informazioni di cui alle lettere successive del presente comma ad essi riferite;

c) la eventuale condizione di disabilità e non autosufficienza, di cui all’allegato 3, dei componenti il nucleo;

d) l’identificazione della casa di abitazione del nucleo familiare, di cui all’articolo 5, comma 2;

e) il reddito complessivo di cui all’articolo 4, comma 2, lettera a), limitatamente ai casi di esonero dalla presentazione della dichiarazione ovvero di sospensione degli adempimenti tributari a causa di eventi eccezionali, nonchè le componenti reddituali di cui all’articolo 4, comma 2, lettera b), limitatamente ai redditi diversi da quelli prodotti con riferimento al regime dei contribuenti minimi, al regime di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità e al regime delle nuove iniziative imprenditoriali e di lavoro autonomo, nonchè dai redditi derivanti dalla locazione di immobili assoggettati all’imposta sostitutiva operata nella forma della cedolare secca;

f) le componenti reddituali di cui all’articolo 4, comma 2, lettere c), d), e), g), ed i);

g) le componenti reddituali di cui all’articolo 4, comma 2, lettera f), limitatamente alle prestazioni non erogate dall’INPS;

h) l’importo degli assegni periodici effettivamente corrisposti di cui all’articolo 4, comma 3, lettere a) e b);

i) il valore del canone di locazione annuo di cui all’articolo 4, comma 4, lettera a);

l) le spese per assistenza personale nel caso di acquisto dei servizi presso enti fornitori e la retta versata per l’ospitalità alberghiera di cui all’articolo 4, comma 4, lettere b) e c);

m) le componenti del patrimonio immobiliare di cui all’articolo 5, commi 2 e 3, nonchè per ciascun cespite l’ammontare dell’eventuale debito residuo;

n) in caso di richiesta di prestazioni di cui all’articolo 6, comma 3, le donazioni di cespiti di cui alla lettera c) del medesimo comma;

o) gli autoveicoli, ovvero i motoveicoli di cilindrata di 500 cc e superiore, nonchè le navi e imbarcazioni da diporto, per le finalità di cui all’articolo 11, comma 12.

8. Nelle more della piena e tempestiva disponibilità delle informazioni comunicate ai sensi dell’articolo 7, sesto comma, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 605, e del comma 2, dell’articolo 11, del citato decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201 e fermo restando l’utilizzo delle informazioni disponibili secondo le modalità di cui all’articolo 11, sono altresì autodichiarate dal dichiarante le componenti del patrimonio mobiliare di cui all’articolo 5, comma 4. Ai fini della semplificazione nella compilazione della DSU e alla luce della evoluzione della disponibilità delle informazioni di cui al presente comma, con uno o più decreti del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, il primo dei quali da adottare entro 12 mesi dall’entrata in vigore del presente decreto, sentita l’Agenzia delle entrate e il Garante per la protezione dei dati personali, sono identificate le componenti del patrimonio mobiliare per cui è possibile acquisire il dato, sotto forma di valore sintetico, direttamente nell’apposita sezione dell’anagrafe tributaria prevista dall’articolo 7, sesto comma, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 605, e conseguentemente sono riviste le componenti di cui è prevista l’autodichiarazione.

9. Fermo restando l’insieme delle informazioni necessarie per il calcolo dell’ISEE, definito ai sensi del presente decreto, con uno o più decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, sentiti l’INPS, l’Agenzia delle entrate e il Garante per la protezione dei dati personali, in relazione alla evoluzione dei sistemi informativi e dell’assetto dei relativi flussi d’informazione, può essere modificato l’elenco delle informazioni di cui si chiede autodichiarazione da parte del dichiarante ai sensi del comma 7, nonchè può essere integrato il modello-tipo di DSU anche in relazione alle esigenze di controllo dei dati autodichiarati. Con il medesimo provvedimento può essere rivisto il periodo di riferimento dei redditi di cui all’articolo 4, comma 1, avvicinandolo al momento della presentazione della DSU, e conseguentemente può essere rivisto il periodo di validità della DSU, di cui al comma 1 del presente articolo.

Art. 11
Rafforzamento dei controlli e sistema informativo dell’ISEE

1. I soggetti incaricati della ricezione della DSU, ai sensi dell’articolo 10, comma 6, trasmettono per via telematica entro i successivi quattro giorni lavorativi i dati in essa contenuti al sistema informativo dell’ISEE gestito dall’INPS e rilasciano al dichiarante esclusivamente la ricevuta attestante l’avvenuta presentazione della DSU. La DSU è conservata dai soggetti medesimi ai soli fini di eventuali controlli o contestazioni, nel rispetto delle disposizioni e dei limiti temporali di cui all’articolo 12, commi 3 e 5. L’INPS per l’alimentazione del sistema informativo dell’ISEE può stipulare apposite convenzioni con i soggetti di cui all’articolo 3, comma 3, lettera d), del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 luglio 1998, n. 322, ai soli fini della trasmissione delle DSU e per l’eventuale assistenza nella compilazione.

2. Le informazioni analitiche necessarie al calcolo dell’ISEE, di cui agli articoli 4 e 5, non ricomprese nell’elenco dei dati autodichiarati di cui all’articolo 10, commi 7 e 8, e già presenti nel sistema informativo dell’anagrafe tributaria, sono trasmesse dall’Agenzia delle entrate all’INPS. Sono altresì trasmesse, seppure autodichiarate ai sensi dell’articolo 10, comma 8, le informazioni relative all’esistenza di rapporti di cui all’articolo 7, sesto comma, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 605, nonchè il valore sintetico delle componenti il patrimonio mobiliare, di cui all’articolo 5, comma 4, laddove disponibili nell’apposita sezione dell’anagrafe tributaria prevista dall’articolo 7, sesto comma, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 605. A tal fine l’INPS, nel rispetto delle misure di sicurezza contenute nel disciplinare tecnico di cui all’articolo 12, comma 2, attiva le procedure di scambio telematico delle informazioni con l’Agenzia delle entrate al momento della completa e valida ricezione dei dati autodichiarati. L’acquisizione dei dati dell’anagrafe tributaria da parte del sistema informativo dell’ISEE avviene entro il quarto giorno lavorativo successivo a quello della ricezione dei dati autodichiarati e dell’inoltro della richiesta da parte dell’INPS.

3. In relazione ai dati autodichiarati dal dichiarante, l’Agenzia delle entrate, sulla base di appositi controlli automatici, individua e rende disponibile all’INPS, negli stessi tempi e con le stesse modalità di cui al comma precedente, l’esistenza di omissioni, ovvero difformità degli stessi rispetto ai dati presenti nel Sistema informativo dell’anagrafe tributaria, inclusa l’esistenza non dichiarata di rapporti di cui all’articolo 7, sesto comma, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 605, laddove non sia ancora disponibile per i medesimi rapporti il valore sintetico di cui al secondo periodo del comma precedente. L’INPS procede altresì al controllo dei dati di cui all’articolo 10, comma 8, di concerto con l’Agenzia delle entrate, con riguardo alla concreta disponibilità degli stessi. Per i dati autodichiarati di cui all’articolo 10, commi 7 e 8, per i quali l’Agenzia delle entrate non dispone di informazioni utili, l’INPS stabilisce procedure per il controllo automatico al fine di individuare l’esistenza di omissioni ovvero difformità, mediante la consultazione in base alle disposizioni vigenti degli archivi amministrativi delle altre amministrazioni pubbliche che trattano dati a tal fine rilevanti.

4. L’INPS determina l’ISEE sulla base delle componenti autodichiarate dal dichiarante, degli elementi acquisiti dall’Agenzia delle entrate e di quelli presenti nei propri archivi amministrativi. Il valore sintetico di componenti il patrimonio mobiliare, eventualmente acquisito ai sensi del comma 2, è utilizzato ai fini della determinazione dell’ISEE, seppure autodichiarato dal dichiarante. L’attestazione riportante l’ISEE, il contenuto della DSU, nonchè gli elementi informativi necessari al calcolo acquisiti dagli archivi amministrativi, è resa disponibile dall’INPS al dichiarante mediante accesso all’area servizi del portale web, ovvero mediante posta elettronica certificata o tramite le sedi territoriali competenti entro il secondo giorno lavorativo successivo a quello dell’acquisizione dei dati dell’anagrafe tributaria. Sulla base di specifico mandato conferito dal dichiarante con manifestazione di consenso, l’attestazione e le informazioni di cui al periodo precedente possono essere resi disponibili al dichiarante, con modalità definite dal provvedimento di cui all’articolo 10 comma 3, per il tramite dei soggetti incaricati della ricezione della DSU, ai sensi dell’articolo 10, comma 6. A tale riguardo il disciplinare tecnico di cui all’articolo 12, comma 2, individua le misure e gli accorgimenti atti a garantire che l’accesso alla attestazione e alle informazioni digitali da parte degli operatori dei soggetti incaricati della ricezione sia effettuato solo ai fini della consegna al dichiarante, nonchè ad impedire la creazione di banche dati delle DSU presso i soggetti medesimi. Nel caso di richiesta di prestazioni di cui agli articoli 6, 7 e 8, l’attestazione riporta anche il valore dell’ISEE relativo alle medesime prestazioni. L’attestazione può, in ogni caso, essere richiesta da qualunque componente il nucleo familiare, nel periodo di validità della DSU, all’INPS, mediante accesso all’area servizi del portale web o tramite le sedi territoriali competenti.

5. L’attestazione, di cui al comma 4, riporta analiticamente anche le eventuali omissioni ovvero difformità, di cui al comma 3, inclusa l’esistenza non dichiarata di rapporti di cui all’articolo 7, sesto comma, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 605, rilevate dall’INPS per il tramite dell’Agenzia delle entrate o delle altre amministrazioni pubbliche in possesso dei dati rilevanti per la DSU. Alla luce delle omissioni ovvero difformità rilevate, il soggetto richiedente la prestazione può presentare una nuova DSU, ovvero può comunque richiedere la prestazione mediante l’attestazione relativa alla dichiarazione presentata recante le omissioni o le difformità rilevate. Tale dichiarazione è valida ai fini dell’erogazione della prestazione, fatto salvo il diritto degli enti erogatori di richiedere idonea documentazione atta a dimostrare la completezza e veridicità dei dati indicati nella dichiarazione.

6. Gli enti erogatori eseguono, singolarmente o mediante un apposito servizio comune, tutti i controlli necessari, diversi da quelli già effettuati ai sensi dei commi precedenti, sulle informazioni autodichiarate dal dichiarante, ai sensi dell’articolo 10, commi 7 e 8, avvalendosi degli archivi in proprio possesso, nonchè i controlli di cui all’articolo 71 del decreto del Presidente della Repubblica, 28 dicembre 2000, n. 445, e provvedono ad ogni adempimento conseguente alla non veridicità dei dati dichiarati, inclusa la comunicazione all’INPS di eventuali dichiarazioni mendaci. Anche in esito a tali controlli, possono inviare all’Agenzia delle entrate una lista di beneficiari ai fini della programmazione secondo criteri selettivi dell’attività di accertamento di cui al comma 13.

7. Il dichiarante, nel caso in cui rilevi inesattezze negli elementi acquisiti dagli archivi amministrativi dell’INPS e dell’Agenzia delle entrate relativamente agli elementi non autodichiarati, nonchè relativamente al valore sintetico, laddove disponibile, delle componenti il patrimonio mobiliare, acquisito ai sensi del comma 2, può produrre per iscritto osservazioni eventualmente corredate da documenti, in particolare copia della dichiarazione dei redditi o certificazione sostitutiva, estratti conto o altra documentazione riferita alla situazione reddituale e patrimoniale, entro il termine di dieci giorni dal ricevimento della comunicazione dell’INPS. Il dichiarante può altresì compilare il modulo integrativo, di cui all’articolo 10, comma 4, lettera e), autocertificando le componenti per cui rilevi inesattezze. In tal caso, analogamente a quanto previsto al comma 5, l’attestazione dovrà riportare anche i dati acquisiti dall’anagrafe tributaria e dall’INPS per cui il dichiarante rilevi inesattezze. Con il medesimo provvedimento di cui all’articolo 10, comma 3, sono definite, ai fini della eventuale rideterminazione dell’ISEE, le modalità di acquisizione dei dati in caso di difformità delle componenti reddituali e patrimoniali documentate dal dichiarante rispetto alle informazioni in possesso del sistema informativo, nonchè i tempi per la comunicazione al dichiarante dell’attestazione definitiva.

8. Il dichiarante che trascorsi quindici giorni lavorativi dalla data di presentazione della DSU, non avesse ricevuto da parte dell’INPS l’attestazione di cui al medesimo comma, può autodichiarare tutte le componenti necessarie al calcolo dell’ISEE mediante la compilazione del modulo integrativo, di cui all’articolo 10, comma 4, lettera e). In tal caso è rilasciata al dichiarante una attestazione provvisoria dell’ISEE, valida fino al momento di invio della attestazione di cui al comma 4.

9. In caso di imminente scadenza dei termini per l’accesso ad una prestazione sociale agevolata, i componenti il nucleo familiare possono comunque presentare la richiesta accompagnata dalla ricevuta di presentazione della DSU, di cui al comma 1. L’ente erogatore potrà acquisire successivamente l’attestazione relativa all’ISEE interrogando il sistema informativo ovvero, laddove vi siano impedimenti, richiedendola al dichiarante nell’interesse del medesimo.

10. L’ente erogatore, qualora il richiedente la prestazione sociale agevolata o altro componente il suo nucleo familiare abbia già presentato la DSU, richiede l’ISEE all’INPS accedendo al sistema informativo. Ai fini dell’accertamento dei requisiti, l’INPS rende disponibile agli enti erogatori utilizzatori della DSU presso i quali il richiedente ha presentato specifica domanda di prestazioni sociali agevolate l’ISEE e la composizione del nucleo familiare, nonchè, ove necessario, le informazioni analitiche pertinenti e non eccedenti per le medesime finalità. L’ente erogatore richiede, in particolare, all’INPS anche le informazioni analitiche necessarie contenute nella DSU quando procede ai controlli, ai sensi del comma 6, ovvero all’accertamento dei requisiti, ai sensi dell’articolo 4, comma 5, per il mantenimento dei trattamenti, di cui all’articolo 4, comma 2, lettera f), da esso erogati, nonchè richiede le informazioni analitiche necessarie ai fini di programmazione dei singoli interventi.

11. Laddove non sia già stato acquisito il valore sintetico di componenti il patrimonio mobiliare ai sensi del comma 2, ai fini dei successivi controlli relativi alla consistenza del patrimonio mobiliare gestito dagli operatori di cui all’articolo 7, sesto comma, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 605, l’Agenzia delle entrate effettua, nei modi e nei termini stabiliti con provvedimento del direttore, sulla base di criteri selettivi tra i quali la presenza di specifiche omissioni o difformità rilevate ai sensi del comma 3 sull’esistenza non dichiarata di rapporti con i medesimi operatori ovvero la presenza di incongruenze tra la componente reddituale e quella patrimoniale, apposite richieste ai suddetti operatori di informazioni pertinenti ai fini del controllo, avvalendosi delle relative procedure automatizzate di colloquio. I nominativi dei richiedenti nei cui confronti emergono divergenze nella consistenza del patrimonio mobiliare sono comunicati alla Guardia di finanza al fine di assicurare il coordinamento e l’efficacia dei controlli previsti dal comma 13.

12. Ai soli fini della programmazione secondo criteri selettivi dell’attività di accertamento di cui al comma 13, sono autodichiarati dal dichiarante gli autoveicoli, ovvero i motoveicoli di cilindrata di 500 cc e superiore, nonchè le navi e imbarcazioni da diporto, intestati a componenti il nucleo familiare alla data di presentazione della DSU.

13. Nell’ambito della programmazione dell’attività di accertamento della Guardia di finanza, una quota delle verifiche è riservata al controllo sostanziale della posizione reddituale e patrimoniale dei nuclei familiari dei soggetti beneficiari di prestazioni, secondo criteri selettivi.

14. Con apposita convenzione stipulata tra l’INPS e l’Agenzia delle entrate, nel rispetto delle disposizioni del codice in materia di protezione dei dati personali, di cui al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, sentito il Garante per la protezione dei dati personali, sono disciplinate le modalità attuative e le specifiche tecniche per lo scambio delle informazioni, nonchè le informazioni medesime, necessarie all’attuazione delle disposizioni del presente articolo.

15. Al fine di consentire la semplificazione e il miglioramento degli adempimenti dei richiedenti, a seguito dell’evoluzione dei sistemi informativi dell’INPS e dell’Agenzia delle entrate possono essere altresì previste specifiche attività di sperimentazione finalizzate a sviluppare l’assetto dei relativi flussi di informazione, con modalità da sottoporre al Garante per la protezione dei dati personali, laddove queste comportino il trattamento di dati personali.

16. Ai maggiori compiti previsti dal presente articolo per l’INPS e per l’Agenzia delle entrate si provvede con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

Art. 12
Trattamento dei dati e misure di sicurezza

1. L’INPS garantisce la gestione tecnica ed informatica del sistema informativo dell’ISEE, di cui all’articolo 11, ed è, a tale fine, titolare del trattamento dei dati, secondo quanto previsto dal decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196. L’ente erogatore è titolare del trattamento dei dati relativi agli utenti delle prestazioni da esso erogate, compreso l’ISEE e le informazioni analitiche contenute nella DSU acquisite dall’INPS.

2. Al fine dell’applicazione delle disposizioni sulle misure di sicurezza, ai sensi dell’articolo 31 e seguenti del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, l’INPS, sentiti il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, l’Agenzia delle entrate e il Garante per la protezione dei dati personali, approva con decreto direttoriale il disciplinare tecnico contenente le misure di sicurezza, atte a ridurre al minimo i rischi di distruzione o perdita anche accidentali dei dati stessi, di accesso non autorizzato o di trattamento non consentito o non conforme alle finalità della raccolta. In particolare, il disciplinare specifica le regole tecniche in conformità alle quali le procedure di sicurezza relative al software e ai servizi telematici garantiscono la riservatezza dei dati trattati nell’ambito del sistema informativo ISEE, anche in riferimento alle modalità di accesso.

3. I singoli centri di assistenza fiscale che, ai sensi dell’articolo 10, comma 6, ricevono la DSU possono effettuare il trattamento dei dati al fine di comunicare i dati all’INPS, nonchè di eventualmente assistere il dichiarante nella compilazione della DSU. I dati acquisiti dalle DSU sono conservati, in formato cartaceo o elettronico, dai centri medesimi al solo fine di consentire le verifiche del caso da parte dell’INPS e degli enti erogatori. Ai centri di assistenza fiscale non è consentita la diffusione dei dati, nè altre operazioni che non siano strettamente pertinenti con le suddette finalità. Dopo due anni dalla trasmissione dei dati all’INPS, i centri di assistenza fiscale procedono alla distruzione dei dati medesimi. Le disposizioni del presente comma si applicano, altresì, ai comuni che ricevono DSU per prestazioni da essi non erogate.

4. L’INPS e gli enti erogatori effettuano elaborazioni a fini statistici, di ricerca e di studio in forma anonima. L’INPS, ai fini della predisposizione da parte del Ministero del lavoro e delle politiche sociali di un rapporto annuale di monitoraggio sull’attuazione della disciplina dell’ISEE, provvede secondo le indicazioni del Ministero alle elaborazioni volte a fornire una rappresentazione in forma aggregata dei dati, nonchè alla fornitura al medesimo Ministero di un campione in forma individuale, ma anonima, rappresentativo della popolazione inclusa nelle DSU, privo di ogni riferimento che ne permetta il collegamento con gli interessati e comunque secondo modalità che rendono questi ultimi non identificabili. Il campione può essere altresì utilizzato dal medesimo Ministero per effettuare elaborazioni a fini di programmazione, di ricerca e di studio. L’INPS fornisce il campione in forma individuale, ma anonima, secondo le medesime modalità e per le medesime finalità di cui al presente comma, alle regioni e alle province autonome che ne fanno richiesta, secondo le indicazioni delle stesse, con riferimento al proprio ambito territoriale di competenza.

5. Ai fini dello svolgimento dei controlli, anche di natura sostanziale, i dati sono conservati dall’INPS, dall’Agenzia delle entrate e dagli enti erogatori per un periodo di tempo non superiore a quello a tali fini necessario, ai sensi dell’articolo 11, comma 1, lettera e) del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196.

6. Ai fini del monitoraggio sull’attuazione della disciplina dell’ISEE e dell’eventuale proposta di correttivi, anche sulla base delle evidenze del rapporto di cui al comma 4, è istituito con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali un comitato consultivo del quale fanno parte rappresentanti dei ministeri interessati, dell’INPS, delle regioni e delle province autonome, dell’ANCI, delle parti sociali e delle associazioni nazionali portatrici di interessi. Dall’istituzione del comitato non derivano nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

Art. 13
Revisione delle soglie

1. L’assegno ai nuclei familiari con almeno tre figli minori, di cui all’articolo 65, della legge 23 dicembre 1998, n. 448, fermi restando i requisiti diversi da quelli relativi alla condizione economica, a decorrere dalla data di cui all’articolo 14, comma 1, è concesso ai nuclei familiari con ISEE inferiore alla soglia di 8.446 euro, da rivalutarsi sulla base della variazione nel 2013 dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati.

2. L’assegno di cui al comma 1 è corrisposto integralmente per i valori dell’ISE del beneficiario inferiori o uguali alla differenza tra la soglia ISE ottenuta moltiplicando il valore di cui al comma 1 per la scala di equivalenza del nucleo del beneficiario, e l’importo dell’assegno su base annua, ottenuto moltiplicando per tredici l’importo integrale mensile. Per valori dell’ISE del beneficiario compresi tra la predetta differenza e la soglia ISE sopra definita l’assegno è corrisposto in misura pari alla differenza tra la soglia ISE medesima e l’ISE del beneficiario, e per importi annui non inferiori a 10,33 euro.

3. L’assegno di maternità di base, di cui all’articolo 74 del decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, fermi restando i requisiti diversi da quelli relativi alla condizione economica, a decorrere dalla data di cui all’articolo 14, comma 1, è concesso alle donne con ISEE inferiore alla soglia di 16.737 euro, da rivalutarsi sulla base della variazione nel 2013 dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati.

4. Gli importi degli assegni e dei requisiti economici di cui al presente articolo sono rivalutati annualmente sulla base della variazione dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati.

Art. 14
Disposizioni transitorie e finali

1. Alla decorrenza dei 30 giorni dalla data di entrata in vigore del provvedimento di cui all’articolo 10, comma 3, adottato in sede di prima applicazione, l’ISEE è rilasciato secondo le modalità del presente decreto. Le DSU in corso di validità alla data del primo periodo, presentate sulla base del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 109, e successive modificazioni, e dei relativi decreti attuativi, non sono più utilizzabili ai fini della richiesta di nuove prestazioni.

2. Le prestazioni sociali agevolate richieste successivamente alla data di cui al comma 1, sono erogate sulla base dell’ISEE rivisto ai sensi del presente decreto. Gli enti che disciplinano l’erogazione delle prestazioni sociali agevolate emanano entro la data di cui al comma 1 gli atti anche normativi necessari all’erogazione delle nuove prestazioni in conformità con le disposizioni del presente decreto nel rispetto degli equilibri di bilancio programmati.

3. Relativamente all’assegno ai nuclei familiari con almeno tre figli minori, di cui all’articolo 65, della legge 23 dicembre 1998, n. 448, fermo restando il rispetto del requisito economico al momento della presentazione della domanda, nel caso in cui la data di cui al comma 1, sia successiva al 1° gennaio 2014, per coloro che hanno ottenuto il beneficio a seguito di domanda antecedente a tale data, il beneficio è limitato al semestre in cui è stata presentata la domanda, con riferimento al periodo di possesso dei requisiti. Il mantenimento del beneficio per il semestre successivo è condizionato al possesso del requisito economico con riferimento alla soglia di cui all’articolo 13, comma 1 e all’ISEE calcolato secondo le modalità di cui al presente decreto. Al riguardo i comuni assicurano, anche attraverso i propri uffici per le relazioni con il pubblico, l’informazione al richiedente sulla necessità di ripresentare la DSU secondo le modalità di cui al presente decreto al fine di evitare la sospensione del beneficio.

4. Con riferimento all’assegno di maternità di base di cui all’articolo 74 del decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, fermo restando il rispetto del requisito economico al momento della presentazione della domanda, la soglia di cui al comma 3 dell’articolo 13, si applica anche nei casi in cui la nascita del figlio sia avvenuta precedentemente alla data di cui al comma 1, ma la domanda sia presentata successivamente a tale data.

5. Le prestazioni sociali agevolate, in corso di erogazione sulla base delle disposizioni vigenti alla data di entrata in vigore del presente decreto, continuano ad essere erogate secondo le disposizioni medesime, fino alla data di emanazione degli atti anche normativi che disciplinano l’erogazione in conformità con le disposizioni del presente decreto, e comunque non oltre dodici mesi dalla data di cui al comma 1, nel rispetto degli equilibri di bilancio programmati.

6. Le regioni a Statuto speciale e le province autonome di Trento e di Bolzano, fermo restando il rispetto dei livelli essenziali delle prestazioni sociali agevolate e dei criteri unificati per la valutazione della situazione economica di coloro che richiedono di accedervi, attuano le disposizioni di cui al presente decreto nelle forme stabilite dai rispettivi statuti di autonomia e dalle relative norme di attuazione.

Art. 15
Abrogazioni

1. Ai sensi dell’articolo 5 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, a far data dai trenta giorni dall’entrata in vigore del provvedimento, di cui all’articolo 10, comma 3, di approvazione del nuovo modello di dichiarazione sostitutiva unica concernente le informazioni necessarie per la determinazione dell’ISEE, sono abrogati il decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 109, e il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 7 maggio 1999, n. 221.

2. È altresì abrogato, a partire dalla medesima data di cui al comma 1, il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 18 maggio 2001, concernente: «Approvazione dei modelli-tipo della dichiarazione sostitutiva unica e dell’attestazione, nonchè delle relative istruzioni per la compilazione, a norma dell’art. 4, comma 6, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 109, come modificato dal decreto legislativo 3 maggio 2000, n. 130», pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 6 luglio 2001, n. 155.

Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

Roma, 5 dicembre 2013

Il Presidente del Consiglio dei ministri
Letta

Il Ministro del lavoro e delle politiche sociali
Giovannini

Il Ministro dell’economia e delle finanze
Saccomanni

Visto, il Guardasigilli: Cancellieri

Registrato alla Corte dei conti il 21 gennaio 2014
Ufficio di controllo sugli atti del MIUR, MIBAC, Min. Salute e Min. Lavoro, foglio n. n. 191

Allegato 1
Scala di equivalenza

(articolo 1, comma 1, lett. c)

I parametri della scala di equivalenza corrispondenti al numero di componenti il nucleo familiare, come definito ai sensi dell’articolo 3, del presente decreto, sono i seguenti:

 

Numero componenti

Parametro

1

1,00

2

1,57

3

2,04

4

2,46

5

2,85

Il parametro della scala di equivalenza è incrementato di 0,35 per ogni ulteriore componente. Sono inoltre applicate le seguenti maggiorazioni:

a) 0,2 in caso di nuclei familiari con tre figli, 0,35 in caso di quattro figli, 0,5 in caso di almeno cinque figli;
b) 0,2 per nuclei familiari con figli minorenni, elevata a 0,3 in presenza di almeno un figlio di età inferiore a tre anni compiuti, in cui entrambi i genitori o l’unico presente abbiano svolto attività di lavoro o di impresa per almeno sei mesi nell’anno di riferimento dei redditi dichiarati;
c) la maggiorazione di cui alla lettera b) si applica anche in caso di nuclei familiari composti esclusivamente da genitore solo non lavoratore e da figli minorenni; ai soli fini della verifica del requisito di cui al periodo precedente, fa parte del nucleo familiare anche il genitore non convivente, non coniugato con l’altro genitore, che abbia riconosciuto i figli, a meno che non ricorra uno dei casi di cui all’articolo 7, comma 1, lettere dalla a) alla e).

Ai fini della determinazione del parametro della scala di equivalenza, qualora tra i componenti il nucleo familiare vi sia un componente per il quale siano erogate prestazioni in ambiente residenziale a ciclo continuativo ovvero un componente in convivenza anagrafica ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica n. 223 del 1989, che non sia considerato nucleo familiare a se stante ai sensi dell’articolo 3, comma 6, tale componente incrementa la scala di equivalenza, calcolata in sua assenza, di un valore pari ad 1.

Allegato 2
Componente aggiuntiva

(articolo 6, comma 3, lett. b); articolo 7, comma 2; articolo 8, comma 3; articolo 10, comma 4, lett. c) e comma 7, lett. b)

1. Ai fini del computo dell’ISEE del beneficiario delle prestazioni agevolate di natura sociosanitaria erogate in ambiente residenziale a ciclo continuativo, per tener conto, ai sensi dell’articolo 6, comma 3, lettera b), della situazione economica dei figli non inclusi nel nucleo familiare del beneficiario medesimo, per ogni figlio è calcolata una componente aggiuntiva, avuto riguardo alle necessità del nucleo familiare di appartenenza, secondo le modalità seguenti:

a) è calcolato l’ISE, ai sensi dell’articolo 2, comma 3, riferito al solo figlio, indipendentemente da redditi e patrimoni appartenenti ad altri componenti il suo nucleo familiare;
b) le donazioni di cui all’articolo 6, comma 3, lettera c), non entrano nel calcolo di cui alla lettera a);
c) l’ISE di cui alla lettera a) è diviso per il parametro della scala di equivalenza del nucleo familiare di appartenenza;
d) al valore di cui al punto c) è sottratto un ammontare di euro 9.000;
e) se la differenza di cui al punto d) è positiva, tale differenza è moltiplicata per 0,2; se la differenza è negativa, non vi è componente aggiuntiva;
f) la componente aggiuntiva è ottenuta dividendo l’ammontare di cui alla lettera e) per il parametro della scala di equivalenza del nucleo familiare del beneficiario.

Allegato 3
Definizione ai fini ISEE della condizione di disabilità media, grave e di non autosufficienza

(articolo 1, comma 1, lett. l); articolo 6, comma 3, lett. b); articolo 10, comma 7, lett. c))

CATEGORIE

Disabilità Media

Disabilità Grave

Non autosufficienza

Invalidi civili di età compresa tra 18 e 65 anni

– Invalidi 67=>99% (D.Lgs. 509/88)

– Inabili totali (L. 118/71, artt. 2 e 12)

– Cittadini di età compresa tra 18 e 65 anni con diritto all’indennità di accompagnamento (L. 508/88, art. 1, comma 2, lettera b)

Invalidi civili minori di età

-Minori di età con difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni propri della loro età (L. 118/71, art. 2 – diritto all’indennità di frequenza)

– Minori di età con difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni proprie della loro età e in cui ricorrano le condizioni di cui alla L. 449/1997, art. 8 o della L. 388/2000, art. 30

Minori di età con diritto all’indennità di accompagnamento ( L. 508/88, art. 1)

Invalidi civili ultrasessanta -cinquenni

– Ultrasessanta -cinquenni con difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni propri della loro età, invalidi 67=>99% (D. Lgs. 124/98, art. 5, comma 7)

– Ultrasessanta -cinquenni con difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni propri della loro età, inabili 100% (D.Lgs. 124/98, art. 5, comma 7)

– Cittadini ultrasessanta -cinquenni con diritto all’indennità di accompagnamento (L. 508/88, art. 1, comma 2, lettera b)

Ciechi civili

– Art 4 L. 138/2001

– Ciechi civili parziali (L. 382/70– L. 508/88 – L. 138/2001)

– Ciechi civili assoluti (L. 382/70 –L. 508/88 – L. 138/2001)

Sordi civili

– Invalidi Civili con cofosi esclusi dalla fornitura protesica (DM 27/8/1999, n. 332)

– Sordi pre-linguali, di cui all’art. 50 L. 342/2000

INPS

– Invalidi (L. 222/84, artt. 1 e 6 – D.Lgs. 503/92, art. 1, comma 8)

– Inabili (L. 222/84, artt. 2, 6 e 8)

-Inabili con diritto all’assegno per l’assistenza personale e continuativa

INAIL

– Invalidi sul lavoro 50=>79% (DPR 1124/65, art. 66) – Invalidi sul lavoro 35=>59 % (D.Lgs 38/2000, art.13 – DM 12/7/2000 – L. 296/2006, art 1, comma 782)

– Invalidi sul lavoro 80=>100% (DPR 1124/65, art. 66) – Invalidi sul lavoro >59% (D.Lgs 38/2000, art. 13 – DM 12/7/2000 – L. 296/2006, art 1, comma 782)

– Invalidi sul lavoro con diritto all’assegno per l’assistenza personale e continuativa (DPR 1124/65 – art. 66) – Invalidi sul lavoro con menomazioni dell’integrità psicofisica di cui alla L.296/2006, art 1, comma 782, punto 4

INPS gestione ex INPDAP

– Inabili alle mansioni (L. 379/55, DPR 73/92 e DPR 171/2011)

– Inabili (L. 274/1991, art. 13 – L. 335/95, art. 2)

Trattamenti di privilegio ordinari e di guerra

– Invalidi con minorazioni globalmente ascritte alla terza ed alla seconda categoria Tab. A DPR 834/81 (71=>80%)

– Invalidi con minorazioni globalmente ascritte alla prima categoria Tab. A DPR 834/81 (81=>100%)

– Invalidi con diritto all’assegno di superinvalidità (Tabella E allegata al DPR 834/81)

Handicap

– Art 3 comma 3 L.104/92

Provincia di Milano e www.witproject.eu, LE BUONE PRASSI: un’occasione di approfondimento sulle sfide sociali, 2014


Ricognizione delle buone prassi l portale www.witproject.eu

 

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“WhIte Task force on the development of skills of the social welfare professionals (WIT)” – (VP 2012/009/0094 finanziato nell’ambito del Programma comunitario PROGRESS 2007-2013)  

favorisce il miglioramento della qualità dei servizi  erogati al cittadino, attraverso la creazione di una rete europea per l’innovazione sociale

 

Le buone prassi: un’occasione di approfondimento sulle sfide sociali

Clicca qui per partecipare alla  ricognizione delle buone 

a livello nazionale, contiamo sul tuo contributo e sull’esperienza del tuo servizio.

Dal 5 marzo 2014 dal portale di  WIT la Provincia di Milano –, avvia una  ricognizione  sulle buone  pratiche di innovazione sociale nell’ambito dei servizi sociali con riferimento a tre sottotemi specifici: 

·         Tema 1: Innovazione sociale e nuovo welfare

·         Tema 2: Nuovi lavori per il sociale

·         Tema 3: Nuove abilità e nuove competenze sociali nei settori non direttamente collegati all’erogazione di servizi socio-sanitari

I tre temi propongono una riflessione, che può essere supportata da modi e mezzi diversi di storytelling, sulle mutazioni in corso nel welfare e sulle nuove abilità e i nuovi modelli di generazione delle risposte necessarie a fronteggiare i bisogni emergenti.

Possono proporre le buone pratiche associazioni, fondazioni, enti pubblici, università e imprese del privato sociale italiane.

Modalità di partecipazione alla selezione e scadenza

Per partecipare al premio, gli autori dovranno inviare via posta all’indirizzo

Provincia di Milano – Progetto WIT, viale Piceno 60, 20129, Milano

entro e non oltre il 15 aprile 2014,

una busta contenente il seguente materiale:

·         il modulo di partecipazione debitamente compilato in tutte le sue parti;

·         la liberatoria per l’utilizzo delle informazioni relative alla buona pratica segnalata;

·         scheda descrittiva della buona pratica interamente compilata;

Compila la scheda online

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LE STRUTTURE SOCIO-ASSISTENZIALI E RESIDENZIALI PER ANZIANI E DISABILI, Esperienze e modelli innovativi, a cura di M. Morena, Docente presso la Facoltà di Architettura e Ingegneria del Politecnico di Milano, Maggioli Editore – Edizione febbraio 2014 pagine 164


Novità febbraio 2014

LE STRUTTURE
SOCIO-ASSISTENZIALI
E RESIDENZIALI
PER ANZIANI E DISABILI

Esperienze e modelli innovativi

 

Le tradizionali soluzioni istituzionali di accoglienza delle persone con autonomia ridotta sono spesso inadeguate per le loro esigenze e le soluzioni oggi ricercate seguono direzioni diverse, stimolando anche l’avvio di importanti riforme dell’organizzazione e tipologia di tali servizi.

Questo testo specialistico analizza alcuni indirizzi di sviluppo dei nuovi scenari, a partire dalla delicata linea di confine tra le normali soluzioni abitative e quelle in grado di integrare la casa con servizi proporzionati.

Esistono molte variabili poiché si deve coniugare il desiderio delle persone di abitare in luoghi che sentono propri, da vivere nella pienezza della propria esistenza, con le necessità imposte dalle soluzioni organizzative e dai modelli di servizio.

Nel contesto della seguente trattazione, corredata di 75 figure, l’opera illustra realtà molto diverse fra loro, non catalogabili o descrivibili come un modello omogeneo:

PARTE PRIMA
LE STRUTTURE SOCIO-ASSISTENZIALI: ESPERIENZE DI RILIEVO

1. La comunità protetta per malati psichici

– Il progetto architettonico:
Gli obiettivi dell’intervento. Il contesto urbano. L’edificio “Villa Moretti”.
I vincoli normativi. Il progetto funzionale.
– Lo spazio terapeutico

2. Integrazione di sistemi e tecnologie per l’autonomia domestica
di anziani e disabili

– La casa pre-dimissioni
– La scelta dell’utenza
– Un nuovo concetto di riabilitazione per l’integrazione sociale
– Il progetto
– Gli strumenti per l’autonomia:
Il dimensionamento degli spazi. Gli ausili e gli arredi. Le tecnologie di automazione domestica.
– Gli ambienti principali:
Il soggiorno. La cucina. I servizi igienici. La camera da letto. Gli accorgimenti domotici.

3. Strutture sanitarie per la media assistenza e le cure domiciliari: l’ospedale di distretto

– La specializzazione delle strutture ospedaliere nel nuovo sistema sanitario
– L’ospedale di distretto: caratteristiche generali
– La normativa di riferimento
– Il modello organizzativo
– Lo scenario nazionale
– Le caratteristiche morfo-funzionali dell’ospedale di distretto

4. Nemo: il centro clinico per le malattie neuromuscolari
e degenerative

– Le patologie trattate
– Le fasi di sviluppo del progetto

PARTE SECONDA
LE STRUTTURE RESIDENZIALI: MODELLI INNOVATIVI

5. Il Borgo Assistito di Figino a Milano
– Posizione e collegamenti di Figino nel territorio milanese: la riqualificazione di un quartiere dormitorio.
– La vocazione del quartiere di Figino all’accoglienza della popolazione anziana.
– Il progetto: la creazione di un borgo sostenibile (Le tipologie di alloggio e le categorie di utenti. Il progetto della sostenibilità. Il design dei servizi per la costruzione dello spazio pubblico. La descrizione dei servizi del borgo).
– Il Borgo Assistito: un centro polifunzionale per la comunità di Figino.
– Il Gestore sociale: un’opportunità per la partecipazione alla vita attiva.

6. Il Borgo di Riccia. 
Un’innovativa formula di ospitalità turistica per la terza età e di valorizzazione immobiliare del patrimonio pubblico

APPENDICE
APPROFONDIMENTI NORMATIVI

A cura di M. Morena, Docente presso la Facoltà di Architettura e Ingegneria del Politecnico
di Milano

LA PROGRAMMAZIONE SOCIALE Principi, metodi e strumenti, di Giorgio Merlo, Carocci Faber – Il Servizio Sociale, 2014 – pp. 272,


LA PROGRAMMAZIONE SOCIALE
Principi, metodi e strumenti  
Giorgio Merlo
Carocci Faber – Il Servizio Sociale – pp. 272, € 25,00 

Il testo cerca di rispondere ad alcune domande relative alla programmazione delle politiche sociali: se, perché e quando occorre occuparsi di fenomeni socialmente rilevanti, chi se ne deve occupare e come, con quali risorse e strumenti. Quindi da un parte ordina i diversi concetti di base (politiche sociali, pianificazione, programmazione, regolazione, promozione) nei vari modelli di programmazione; dall’altra analizza e documenta i vari passaggi del processo programmatorio. Viene inoltre presentata una rassegna di strumenti concreti da utilizzare nel campo della programmazione. Il testo è corredato, on line, da un vasto apparato di box di approfondimento e da un’esaustiva sitografia.


Indice
Introduzione
Parte prima: Pensare la programmazione

1 Qualche concetto /Politica, pianificazione e programmazione/ Progettazione/ Regolazione/Promozione e sostegno/ Programmazione sociale/Perimetro di osservazione e programmazione/Ambiti territoriali di programmazione/Programmazione per tema e di ambito
2 Alcuni principi e temi generali /Programmazione e beni comuni/Diritti e beni comuni/Programmazione come riduzione delle differenze/Programmazione pubblica: perché e quando/Benessere, salute e programmazione/Principio di sussidiarietà
3 Un approccio strutturale /Capitali e infrastrutture sociali territoriali/Coesione sociale/Capitale sociale/Sicurezza dell’ambiente sociale/Infrastrutture sociali e sistema dei servizi/Dimensioni della spesa sociale
4 I modelli di programmazione /Il modello sinottico/I modelli incrementali/La scelta del modello/La programmazione plurale/La programmazione a più livelli/Le dimensioni ottimali della programmazione a più livelli
5 L’osservazione /Le funzioni/Il contesto dell’osservazione/Gli strumenti/L’osservazione qualitativa/L’osservazione quantitativa/ La coerenza tra osservazioni quantitative e qualitative/L’unità di osservazione e la granularità osservativa/L’utilizzo di situazione campione/Il processo di costruzione delle sintesi e la riduzione della complessità
6 La valutazione/Alcuni temi e problemi di fondo/Le funzioni/Il focus e gli approcci/Procedure, metodi e strumenti
7 Le leve della programmazione /Le norme/Le risorse finanziarie/La produzione pubblica di beni e servizi/Le azioni di sistema/Le risorse umane e strumentali
8 La costruzione di programmi integrati e di vasta area /Temi e problemi della programmazione integrata/Le ragioni/Le condizioni/I metodi/Temi e problemi della programmazione di vasta area/Dimensioni e funzioni/Il caso della Provincia di Torino

Parte seconda: La programmazione situata
9 Durata e ciclicità di un programma /Modello Stop and Go/Modello continuo
10 Il ciclo della programmazione /Tra teoria e pratica/Ideazione e atti di indirizzo/Input/Decisione/Costruzione e implementazione del programma/Approvazione
11 Strumenti per la programmazione
 /Strumenti partecipati orientati alla coerenza interna/Analisi swot/Analisi pest/Project management/Diagrammi di flusso/Diagramma di Gantt/Diagramma pert/L’identificazione di bacini d’utenza
Bibliografia e sitografia 

Regole 2014 e RSA: la revisione del sistema e le possibili conseguenze | di Gianbattista Guerrini – Fondazione Brescia Solidale, Società Italiana di Gerontologia e Geriatria, da LombardiaSociale


La DGR n. X/1185 del 20 dicembre 2013, che detta le regole di sistema 2014, porta a compimento un percorso di revisione della rete di offerta socio-sanitaria.

L’ Autore si sofferma su alcuni aspetti che riguardano il sistema della residenzialità per gli anziani, al quale la normativa dedica una particolare attenzione.

vai a  Regole 2014 e RSA: la revisione del sistema e le possibili conseguenze | LombardiaSociale.

C. Castegnaro (a cura di), I sistemi informativi per il sociale, 2010., Prospettive Sociali e Sanitarie: i quid


  • [copertina] C. Castegnaro (a cura di), I sistemi informativi per il sociale, 2010. I sistemi informativi aiutano a valutare? Posto che essi siano degli strumenti di raccolta, archiviazione ed elaborazione di informazioni, la domanda su una funzione che vada oltre un semplice “rispecchiamento” della realtà, pur preziosa, ci sembra legittima e necessaria. Quanto servono i sistemi informativi a migliorare le diverse reti d’offerta e di intervento sociale? Il Quid intende fare il punto su questa realtà, sull’eterogeneità che la caratterizza, sulle prospettive che le si aprono davanti. I diretti interessati, dirigenti e funzionari statali, regionali e locali, illustrano le esperienze e l’evoluzione delle iniziative più rilevanti. ISBN 9788896947074

Prospettive Sociali e Sanitarie: i quid.

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