MARIO DRAGHI in Financial Times, 25 marzo 2020

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CORONAVIRUS, LA BATTAGLIA DI DRAGHI. INTERVENTI PUBBLICI DRASTICI – PARLAMENTONEWS


Roma. «Ci troviamo di fronte a una guerra contro il coronavirus e dobbiamo muoverci di conseguenza». E ancora: «Il costo dell’esitazione potrebbe essere irreversibile». Mario Draghi torna a parlare e, con una lunga analisi pubblicata sul Financial Times di oggi, racconta come va declinato il nuovo “whatever it takes” che tanto risultato produsse nel 2012. Un intervento che arriva proprio mentre in Italia riaffiora il dibattito su un suo ruolo in politica come capo del governo. Draghi dice che è ora il momento di decisi interventi pubblici finalizzati ad aumentare la liquidità, anche a costo di far aumentare – come è scontato – il debito pubblico. «I livelli di debito pubblico devono salire. L’alternativa sarebbero danni ancora peggiori all’economia, rappresentati dalla distruzione permanente delle attività produttive e quindi della base di bilancio», scrive Draghi proponendo un’inversione a U rispetto alla sua filosofia di riduzione del debito. «È già chiaro che la risposta» alla guerra contro il coronavirus «deve coinvolgere un significativo aumento del debito pubblico», scrive senza esitazione.«La perdita di reddito del settore privato dovrà essere eventualmente assorbita, in tutto o in parte, dai bilanci dei governi. Livelli di debito pubblico più alti diventeranno una caratteristica permanente delle nostre economie e saranno accompagnati da una cancellazione del debito privato». I riferimenti sono quelli di un’economia bellica e le «guerre sono state finanziate da aumenti del debito pubblico, durante la prima guerra mondiale. In Italia e in Germania fra il 6 e il 15% delle spese di guerra in termini reali sono state finanziate con le tasse». Uno dei concetti base è la velocità di azione, l’altro il ruolo dell’Europa. «La velocità del deterioramento dei bilanci privati, causata da uno shutdown che è inevitabile e opportuno – scrive ancora Draghi – deve incontrare un’eguale velocità nel dispiegare i bilanci dei governi, mobilitare le banche e, come europei, sostenerci l’un l’altro in quella che è evidentemente una causa comune».
Forse non è un caso che l’intervento dell’ex presidente della Bce arrivi alla vigilia della riunione dei capi di governo di un’Europa che appare ancora spaccata in due, tra falchi e colombe. Contrariamente alla percezione diffusa, Draghi su questo appare ottimista. Sotto diversi punti di vista «l’Europa è ben equipaggiata – sostiene – per affrontare questo shock straordinario. Ha una struttura finanziaria capace di far confluire fondi in ogni parte dell’economia. Ha un forte settore pubblico in grado di coordinare una risposta rapida. La velocità è essenziale per l’efficacia. L’ex presidente della Bce torna poi su quello che è uno dei sui punti cardini: il lavoro, che va difeso tutti insieme. «La priorità non deve essere solo offrire un reddito di base a chi perde il lavoro – spiega – Dobbiamo proteggere la gente dalla perdita del lavoro. Se non lo facciamo emergeremo dalla crisi con una permanente occupazione più bassa. La pandemia del coronavirus è una tragedia umana potenzialmente di proporzioni bibliche».
L. Ram.

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