NUOVO DIZIONARIO DI SERVIZIO SOCIALE, a cura di Annamaria Campanini, Carocci Faber editore, 2013, p. 830. INDICE e autori

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INDICE

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In 836 pagine la storia e le diramazioni di una professione in continua evoluzione. A 8anni dalla prima edizione, 56 nuovi lemmi che rispecchiano l’evoluzione della società. Guerra: «Opera culturale» di Redattore Sociale

Se l’evoluzione del linguaggio rispecchia l’evoluzione della società, figuriamoci quello specifico del servizio sociale. «È una vera e propria opera culturale», commenta Maria Cecilia Guerra, viceministro del Lavoro e delle Politiche sociali, intervenuta alla presentazione del “Nuovo dizionario di Servizio Sociale”, Carocci editore. «Basta vedere l’evoluzione della figura di “assistente sociale”, la cui voce riporta “un’immagine pubblica ancora offuscata da stereotipi negativi”, a volte ben visibili nei film, in cui si va dall’idea del mero esecutore burocratico, cinico, con scarsa qualificazione, a quella di controllo sociale, altrettanto negativa».

A otto anni dalla prima edizione, è stato così rielaborato e arricchito da essere un’opera nuova, con i suoi 191 vocaboli, di cui 56 completamente nuovi e molti altri ampliati e rivisti, alla luce delle novità in campo sociale e nella teoria della disciplina. Si va da “abbandono” a “welfare state”, passando da “cittadinanza attiva”, “bullismo”, alle tante declinazioni di “servizio sociale”, “sussidiarietà”, “utente-cliente”.

«Pensiamo all’evoluzione dell’idea di assistenza sociale, passata dal puro paternalismo al concetto di inclusione – continua il viceministro -. Si andava dalla distinzione del “povero meritevole remissivo” a quella dei “mendicanti oziosi colpevoli”, e purtroppo in parte questa idea della colpa dell’emarginazione è rimasta, e con la nuova legge di stabilità si cerca di superare questa visione», spiega Guerra, mentre si affacciano nuove persone bisognose di progetti individualizzati e di nuove tipologie di servizi, «Il 93-94 per cento dell’assistenza è costituito da trasferimenti monetari, mentre andrebbe sviluppata al meglio la rete dei servizi, per dare alle persone l’occasione di riprendersi in mano la propria vita».

«Questa opera riflette il livello di elaborazione teorica della disciplina, nata nel dopoguerra su spinta anglosassone» spiega Annamaria Campanini, presidente dell’Aidoss (Associazione italiana docenti di servizio sociale) e curatrice della mastodontica opera in 832 pagine, che ha visto il contributo di 153 estensori delle voci, fra i massimi esperti in tutte le declinazioni del sociale, ed è arricchita da un elenco analitico di tutta la normativa della materia. «Non si tratta solo della spiegazione di ciascun vocabolo ma anche della sua evoluzione storica, le basi metodologiche e gli interventi sul campo; rispetto alla vecchia edizione, inoltre, ciascun autore ha potuto leggere e raccordarsi con le altre voci. Si tratta di una bussola per tutti i percorsi di formazione della professione, che non sono ancora del tutto omogenei».

«È un periodo cruciale per l’evoluzione dei servizi sociali, che devono tutelare la dignità umana con un lavoro sempre più difficile per i tagli alla spesa pubblica – interviene Suzy Braye, professoressa di social work all’University of Sussex -. Questa opera riesce a comprendere sia gli sviluppi internazionali che quelli nazionali dell’autonomia dei servizi sociali». «Quello che non troviamo nel dizionario né altrove sono le risorse, ed è un Paese miope, perché investire sul sociale è un investimento anche economico, mentre si è creduto che larga parte di esso fosse una dimensione del tutto privata – conclude Guerra -. Ora però anche se le risorse economiche non ci sono, quelle culturali si stanno sviluppando».

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